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SENZA MUSICA LA VITA SAREBBE UN ERRORE Friedrich Nietzsche

Sabato Marzo 28, 2026
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teatro Immediato pescaraTeatro Immediato. Via Gobetti, 29. Pescara.

Sabato 7 gennaio 2012. ore 21.

www.teatroimmediato.it

 

 

 

 

 

Ilaria Cappelluti. voce recitante.
Carmine Ianieri. sassofoni.
Marco Di Battista. pianoforte.
Edmondo Di Giovannantonio. contrabbasso.
Bruno Marcozzi. batteria.

 

Sabato 7 gennaio 2012, alle 21, Note Immediate presenta Storie di jazz in custodia di Sax, interpretato da Ilaria Cappelluti, voce recitante, e dal Carmine Ianieri Quartet, composto da Carmine Ianieri ai sassofoni, Marco Di Battista al pianoforte, Edmondo Di Giovannantonio al contrabbasso e Bruno Marcozzi alla batteria. Lo spettacolo si svolge al Teatro Immediato - in via Gobetti, 29 – e il costo del biglietto di ingresso è di 10€.

Storie di Jazz in custodia di sax nasce da un'idea di Carmine Ianieri, e conduce gli spettatori alla scoperta delle evoluzioni della musica jazz, dei suoi strumenti e dei suoi personaggi più importanti. Il percorso è formato da parole e musica, in una esposizione che unisce le motivazioni storiche ed estetiche e l'esecuzione dei brani più importanti del periodo preso in esame.


Storie di jazz in custodia di Sax è il terzo appuntamento di Note Immediate, rassegna che si articola in quattro appurntamenti tra jazz e racconto presentati dal Teatro Immediato. Quattro incontri tra arti diverse: musica del vivo e suggestione del racconto, la musica unita alla narrazione, pretesto ed supporto per una esplorazione di linguaggi dalle espressioni differenti, fusi in modo armonico dal comune denominatore di unicità, bellezza ed emozione.


Teatro Immediato.

Pescara. Via Piero Gobetti, 29.
Informazioni e prenotazioni. 085.4222808; 333.6530249
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
web: www.teatroimmediato.it

 

Note Immediate. Programma.

30 ottobre 2011.
Gershwin: un dilettante di genio.
Con Marco Patricelli, Marco Di Battista, Giorgio Pelagatti.

19 novembre 2011.
Le rotte della musica.
da un'idea di Fabio Ciminiera.

7 gennaio 2012.
Storie di jazz in custodia di Sax.
da un’idea di Carmine Ianieri. voce recitante: Ilaria Cappelluti.

17 marzo 2012
Tracce di cera – la storia del disco nel jazz.
da un'idea di Marco Di Battista.

 

Aperitivo in concerto 2011-2012, teatro manzoni, milanoLa muisca di Aperitivo in concerto ci terrà compagnia fino al 25 marzo con una scaletta ricca di novità.


PROGRAMMA 2012



Domenica 15 gennaio 2012 – ore 11
PHAROAH & THE UNDERGROUND
São Paulo & Chicago Underground
featuring PHAROAH SANDERS

PRIMA EUROPEA

Pharoah Sanders, sassofoni soprano e tenore
Rob Mazurek, cornetta, live electronics
Guilherme Granado, tastiere, live electronics, vibrafono, marimba
Mauricio Takara, percussioni, cavaquinho, live electronics
Matthew Lux, basso elettrico
Chad Taylor, batteria

Il sassofonista Pharoah Sanders, fra i principali eredi di John Coltrane, torna dopo molti anni a Milano in una formazione assolutamente originale e che include membri di gruppi particolarmente creativi e innovativi come Chicago Underground (il trombettista e cornettista Rob Mazurek, il batterista Chad Taylor) e São Paulo Underground: jazz modale, influenze afrobrasiliane, be bop, neo bop ed elettronica si incontrano per dare vita ad un quadro sonoro affascinante, contro il quale si staglia l'inconfondibile suono e l'ardente lirismo di Sanders. Un evento poetico quanto inconsueto sino ad oggi realizzatosi una volta sola, in Brasile.

www.pharoahsanders.net
www.robmazurek.com


Domenica 22 gennaio 2012 – ore 11
MICHAEL BLAKE & KINGDOM OF CHAMPA

PRIMA EUROPEA

Billy Martin, batteria e percussioni
Hamid Drake, batteria e percussioni
Bryan Carrott, vibrafono
Tony Scherr, contrabbasso e basso elettrico
Rufus Cappadocia, violoncello
David Tronzo, chitarra elettrica
Steven Bernstein, tromba
Marcus Rojas, tuba
Nicole Mitchell, flauti
Michael Blake, sassofono tenore

Il tenorista Michael Blake, ben noto anche per le sue collaborazioni con Ben Allison, Enrico Rava e i Lounge Lizards, presenta un'appassionante lettura di un viaggio, musicale e culturale, da lui compiuto in Vietnam dopo la fine delle guerra con gli Stati Uniti. Le affascinanti e incantatorie melodie di una tradizione antichissima vengono reinventate e reinterpretate da un gruppo musicale che comprende artisti di eccezionale rilievo come il batterista Hamid Drake, il vibrafonista Bryan Carrott, la flautista Nicole Mitchell, il trombettista Steven Bernstein, il chitarrista David Tronzo e altri ancora.

www.michaelblake.net

Domenica 29 gennaio 2012 – ore 11
JAMES BLOOD ULMER, DAVID MURRAY&
THE BLUES ORCHESTRA
Blood Singin' and Stompin' The Blues

PRIMA ITALIANA

David Murray, sassofono tenore
James Blood Ulmer, chitarra elettrica solista
Jaleel Shaw, sassofono tenore
James Stewart, sassofono tenore
Lakecia Benjiman, sassofono contralto
Jay Rodriguez, sassofono contralto
Alex Harding, sassofono baritono
Dion Tucker, trombone
Terri Greene, trombone
Craig Harris, trombone
Ravi Best, tromba
Shareef Clayton, tromba
Omar Kabir, tromba
Mingus Murray, chitarra elettrica
Steve Colson, pianoforte
Jaribu Shahid, contrabbasso
Chris Beck, batteria

Ritorna a Milano uno dei protagonisti della musica improvvisata dei nostri giorni, il sassofonista David Murray, questa volta a capo di un'eccezionale big band formata dai più importanti musicisti di New York. Di notevole rilievo anche l'ospite della formazione, il chitarrista James Blood Ulmer, discepolo di Ornette Coleman, fra i massimi interpreti blues viventi. E proprio al blues, alle sue tradizioni e alla sua duratura attualità, è dedicato l'evento, che affronterà sia classici della musica tradizionale afroamericana che alcune intense pagine realizzate da Murray e dallo stessso Ulmer.

www.jamesbloodulmer.com
www.myspace.com/davidmurraymusic
www.myspace.com/jamesbloodulmer
Domenica 5 febbraio 2012 – ore 11/b>
WILLIAM PARKER ORCHESTRA
special Guest KIDD JORDAN
The Essence of Ellington

PRIMA DATA ITALIANA

William Parker, contrabbasso, direzione, arrangiamenti
Ernie Odoom, voce
Roy Campbell, tromba, flicorno
Matt Lavelle, tromba
Darryl Foster, sassofoni soprano e tenore
Rob Brown, sassofono contralto
Darius Jones, sassofono contralto
Sabir Mateen, clarinetto, sassofono tenore
Kidd Jordan, sassofono tenore
Dave Sewelson, sassofono baritono
Willie Applewhite, trombone
Steve Swell, trombone
Dave Burrell, pianoforte
Hamid Drake, batteria

Ritorna a Milano il grande innovatore e contrabbassista William Parker a capo di una big band di altissimo livello, per un tributo a uno dei più grandi compositori del Novecento, Duke Ellington. Composizioni ellingtoniane che hanno fatto la storia della musica verranno rilette da uno stuolo di eccellenti musicisti, come il tenorista Kidd Jordan (uno dei patriarchi della musica di New Orleans), i trombettisti Lewis Barnes e Roy Campbell, il pianista Dave Burrell, il batterista Hamid Drake.

www.williamparker.net
Domenica 19 febbraio 2012 - ore 11
THE COOKERS

PRIMA DATA ITALIANA

Eddie Henderson, tromba
David Weiss, tromba
Craig Handy, sassofono contralto
Billy Harper, sassofono tenore
George Cables, pianoforte
Cecil McBee, contrabbasso
Billy Hart, batteria

Gruppo di all star che comprende alcuni dei più celebrati strumentisti del jazz dei nostri giorni, come il tenorista Billy Harper, il pianista George Cables, il contrabbassista Cecil McBee, il batterista Billy Hart, il trombettista Eddie Henderson, The Cookers rappresenta l'epitome dello hard bop e della sua fenomenale e mai superata modernità. Un'occasione per apprezzare il virtuosismo e la ricchezza creativa di un ensemble oggi insuperabile.

www.jazzlegacyproductions.com
Domenica 26 febbraio 2012 – ore 11
BILL CARROTHERS TRIO
Joy Spring

PRIMA DATA ITALIANA

Bill Carrothers, pianoforte
Drew Gress, contrabbasso
Bill Stewart, batteria

Bill Carrothers è oggi uno fra i pianisti più interessanti e creativi sulla scena internazionale. Accompagnato da uno straordinario contrabbassista come Drew Gress e da uno fra i più acclamati batteristi di oggi, l'eccezionale Bill Stewart, Carrothers rende omaggio ad un protagonista assoluto del jazz, il trombettista e compositore Clifford Brown, di cui verranno rilette alcune fra le sue pagine più note e appassionanti.

www.carrothers.com
Domenica 4 marzo 2012 – ore 11
LOUIS MOHOLO UNIT "SPECIAL EDITION"
Dedicated To The Blue Notes

PRIMA ASSOLUTA

Louis Moholo-Moholo, batteria, voce
Francine Luce, voce
Jason Yarde, sassofoni
Ntshuks Bonga, sassofoni
Alan Tomlinson, trombone
Henry Lowther, tromba
Alexander Hawkins, pianoforte
John Edwards, contrabbasso

Il gruppo dei Blue Notes, capitanato dal compianto trombettista Mongezi Feza, portò alla ribalta, negli anni Sessanta, il jazz sudafricano e i suoi migliori rappresentanti, come lo stesso Feza, come il sassofonista Dudu Pukwana, il contrabbassista Johnny Dyani, il pianista e band leader Chris McGregor, il batterista Louis Moholo, tutti trapiantatisi successivamente in Inghilterra, dove arricchirono straordinariamente la scena musicale locale. A distanza di quasi un cinquantennio, proprio Louis Moholo, l'unico sopravvissuto di quella straordinaria stagione creativa, rende un sentito omaggio a degli artisti che seppero creare un linguaggio originalissimo e trascinante, fondendo la tradizione sudafricana con l'arte musicale afroamericana. Moholo dirige un gruppo di grandi solisti della scena britannica, come il trombettista Henry Lowther, i sassofonisti Jason Yarde e Ntshuks Bonga, il pianista Alexander Hawkins, la cantante Francine Luce.

Domenica 11 marzo 2012 – ore 11
GIGI with MATERIAL
featuring BILL LASWELL

UNICA DATA ITALIANA

Ejigayehu "Gigi" Shibabaw, voce
Bill Laswell, basso elettrico
Abegas Shiota, tastiere
Dominic Kanza, chitarra elettrica
Hamid Drake, batteria
Ayib Dieng, percussioni
Steven Bernstein, tromba, tromba a coulisse
Peter Apfelbaum, sassofono tenore

Notevolissimo strumentista, creatore, compositore e produttore, il bassista Bill Laswell da molti anni s'è affermato sulla scena internazionale per la sua capacità di far convivere, in un unico, dirompente quadro musicale, le più varie estrazioni, tradizioni ed influenze. Capace di lavorare in ogni linguaggio musicale, dal jazz all'hip hop all'ambient, Laswell fa ritorno a Milano a capo del proprio gruppo, Material, che ospita improvvisatori di rango come il batterista Hamid Drake, il trombettista Steven Bernstein, il sassofonista Peter Apfelbaum e, soprattutto, l'eccezionale cantante etiope Gigi (Ejigayehu Shibabaw), vera e propria star della nuova musica popolare africana.

www.myspace.com/billlaswell
www.silent-watcher.net/billlaswell

Domenica 18 marzo 2012 – ore 11

ASIAN AMERICAN ORCHESTRA
India & Africa: A Tribute To John Coltrane!

PRIMA EUROPEA

Anthony Brown, batteria, percussioni, direzione
Henry Hung, tromba
Geechi Taylor, tromba
Mark Izu, contrabbasso, armonica cinese
Jim Norton, sassofoni, clarinetti
Asaru Koga, sassofoni, shakuhachi
Marcia Miget, sassofoni, flauto
Melecio Magdaluyo, sassofoni, flauto
Dave Martell, trombone basso
Cathleen Torres, corno francese
Wayne Wallace, trombone
Steve Oda, sarod
Frank Martin, pianoforte
Dana Pandey, tablas
Kenneth Nash, percussioni

Si presenta per la prima volta in Europa la pluripremiata (al suo attivo anche un Grammy) Asian American Orchestra. Guidata dal batterista Anthony Brown, l'Asian-American Orchestra, nata a San Francisco nel 1997, raccoglie musicisti americani e afroamericani di origine asiatica ed ha al suo attivo apprezzate collaborazioni con artisti quali il pianista Jon Jang e il compianto genio del sassofono soprano, Steve Lacy (con il quale l'Orchestra ha inciso uno straordinario tributo a Thelonious Monk). Formazione di eccellente livello strumentale, una fra le migliori e più stimolanti realtà creative americane, l'Asian-American Orchestra presenta un affascinante tributo alla musica di John Coltrane, con particolare attenzione alle influenze indiane, orientali e africane presenti nella sua musica (non a caso l'orchestra si presenta con un organico allargato, che comprende anche strumenti come lo shakuhachi, il sarod, le tabla).

Domenica 25 marzo 2012 – ore 11
ABRAHAM INC.
featuring DAVID KRAKAUER, FRED WESLEY & SOCALLED
Funk Meets Klezmer!

UNICA DATA ITALIANA

David Krakauer, clarinetto, voce
Michael Sarin, percussioni
Jerome Harris, basso elettrico
Sheryl Bailey, chitarra
Allen Watsky, chitarra elettrica
Socalled, sampler, fisarmonica, pianoforte, voce
C-Rayz Walz, rap
Fred Wesley, trombone
Brandon Wright, sassofono tenore
Freddie Hendrix, tromba

Lo strepitoso clarinettista David Krakauer, virtuoso apprezzato in tutto il mondo, unisce la sua arte a quella del trombonista Fred Wesley (una delle colonne dell'orchestra del Padre del Soul, James Brown) e del noto DJ SoCalled, per creare un'irresistibile ed esplosiva commistione fra funk e tradizione ebraica. Una miscela scatenata di ritmi su cui s'innervano le estatiche melodie ebraiche ed in cui anima e corpo si lasciano andare alla gioia della danza e della festa comunitaria. Accompagna Krakauer e i suoi compagni un gruppo di grande levatura, che comprende il rapper C-Rayz Walz, il bassista Jerome Harris (a lungo con Sonny Rollins) e il batterista Michael Sarin (già con Dave Douglas, Thomas Chapin, Ben Allison, Myra Melford).

www.davidkrakauer.com
www.funkyfredwesley.com
www.socalledmusic.com



Abbonamento n. 15 concerti €150
in vendita alla cassa del Teatro – 02 7636901
dal 20 giugno al 23 ottobre 2011
posti fissi e numerati

Prevendita
dal 24 ottobre 2011
Biglietto €12 + €1 prevendita
Ridotto giovani € 8 + prevendita
alla cassa del Teatro – 02 7636901
Numero Verde 800-914350
circuito Ticketone + Call Center 892.101
link www.aperitivoinconcerto.com

Info:
TEATRO MANZONI
Via Manzoni, 42
Milano – 02 7636901
www.aperitivoinconcerto.com
www.teatromanzoni.it

per ulteriori informazioni:
Viviana Allocchio
Iniziative Speciali Gruppo Fininvest
Teatro Manzoni
Via Manzoni, 42
20121 MILANO
tel.: 02 763690681/682
fax: 02 763690646
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Mercoledì, 04 Gennaio 2012 09:10

Storia di musica n. 5 - Jimmy Page

Scritto da

"Page Satàn, page Satàn aleppe"

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Una scrittrice, Ellen Sander, ne attestò «lo sguardo febbrile e miserabile, che rende le quindicenni perverse», altri lo descrissero capace di resistere, senza un'ora di sonno, per giorni e settimane. Secondo gli agiografi fu Satana, nientemeno, a scatenare nel suo corpo malato una vitalità fuori norma e un talento iperbolico. E precocissimo: a sedici anni Jimmy Page, poi chitarrista e genio dei Led Zeppelin, già stregava le platee nei teatrini del Middlesex, dov'era nato da James, impiegato della Raf, e Patricia, segretaria d'un medico.

Era il '44, nel cielo britannico infuriavano gli Zeppelin e Jimmy, detto Pagey, s'inoltrò in un'infanzia senza amici, ché «la solitudine, se ai più fa paura, a me dà sicurezza». Gli regalarono una chitarra spagnola e Buddy Holly, James Burton, Bert Jansch furono i suoi primi modelli, Jeff Beck e Eric Clapton i primi sodali. Frequentò soprattutto il blues, che ammaliava Londra con Alexis Korner, John Mayall, Cyril Davies. Di Robert Johnson, icona di tutti i bluesmen del Delta, amò soprattutto un verso, «Salve Satana, è l'ora di andare». Poi, da una biografia ottocentesca, apprese che Nicolò Paganini, il sommo violinista, «aveva ottenuto dal demonio il proprio genio, in cambio di un'anima già abbastanza dannata». Da Goethe scoprì che Mefistofele aveva sedotto Faust impugnando violino e archetto, e come un Paganini rinato imparò a suonare la chitarra con l'arco, traendo dal Mi acuto stridori e lamenti d'un inferno virtuale, dal Mi basso borborigmi e cachinni d'un Ade venturo.

Le bubbole che ogni tanto si scrivono, o dicono, sui nessi tra rock e satanismo, lo intrigarono e lo lusingarono. Suonò in vari gruppi, fu musicista di studio - "pistolero mercenario", si definì, civettuolo - per i Them di Van Morrison, gli Who, i Kinks, Johnny Halliday. Per comprarsi una chitarra elettrica, e coronare il suo sogno al crocicchio tra Les Paul, Django Reinhardt e Jimi Hendrix, fece lo strillone e il lavavetri, l'autostop lo portò in Scandinavia e di là un viaggio in India lo condusse tra poeti del mantra e incantatori di serpenti. Tornò stremato nel fisico, ma con molte idee in più. A diciott'anni entrò nei Crusader e svenne al primo concerto, malato com'era di bronchi e d'inedia. Ristabilitosi alla meglio, suonò con Sonny Boy Williamson, un maciste di muscoli e blues, e del grande maestro lo incantò il sarcasmo saturnino, la costante ubriachezza, le imprese mirabili che gli si attribuivano: come l'avere incendiato un albergo di Birmingham, arrostendo un coniglio in una caffettiera.

L'ingresso negli Yardbirds svelò un Page «ispirato, gentile, servizievole - fu detto - almeno finché l'ego non si mise di mezzo». Un barcone ormeggiato sul Tamigi fu la sua casa, e là vuole la leggenda che Lucifero andasse a trovarlo, in una notte doverosamente tempestosa, porgendogli un contratto in caratteri runici e una penna intinta nel sangue. Fu poco dopo che nacquero i New Yardbirds, poi divenuti i Led Zeppelin. Jimmy reclutò il bassista John Paul Jones, timido e colto, e Robert Plant, un marcantonio in camicie di pizzo e boccoli biondi, innamorato di saghe celtiche e chanson de geste. Poi arrivò John "Bonzo" Bonham, che aveva costruito la sua prima batteria con un bidone di sali da bagno, una lattina di caffè e alcune pentole, foderandola di carta stagnola per farla crepitare come uno Sten. Una filastrocca del tempo di guerra - «Vola, Zeppelin, brucia l'Inghilterra» - suggerì il nuovo nome del gruppo, le utopie escatologiche di Plant sposarono, per la legge degli opposti, gli estri sulfurei di Page e il successo non tardò. Tour trionfali, festini bislacchi e morbosi, droga, alcol, tumulti scandirono la neonata celebrità. L'America adottò i nuovi divi, William S. Burroughs coniò per loro la definizione di heavy metal e Page la rispedì al mittente, protestando: «Non siamo dei fracassoni, ci attraggono la luce e l'ombra, il dramma e la versatilità». Attratto da tanto talento Elvis Presley li ricevette coprendoli di monili preziosi, e volle intonare con loro Treat Me Like a Fool. In Vietnam, i marines incalzavano i vietcong al ritmo di Whole Lotta Love, il primo hit del quartetto: «Ti darò il mio amore, baby/ vuoi tutto quanto il mio amore?».

Fu all'alba degli anni Settanta che Jimmy lesse, per caso, un libro di Alesteir Crowley, il papa dei satanisti. Alpinista, mago, grande affabulatore costui si diceva capace di cancellare la propria immagine dagli specchi, di resuscitare plotoni di demoni perché lo assistessero nei suoi duelli, di dialogare con la testa d'un uomo decapitato, che di notte rotolava per le sue stanze. Predicò il culto di Toth e di Horus, «per ricreare lo Spirito ucciso dai preti», asserì che «l'amore è degradazione e dannazione», viaggiò tallonato da creditori e polizia. W.B. Yeats lo cacciò personalmente da un'associazione esoterica, la Sicilia lo bandì dopo che lui vi aveva creato l'"abbazia rustica di Thelema", e morì nel '47, a Brighton, sopraffatto dall'asma e dallo sfacelo dei bronchi.

Page acquistò Boleskine House, vicino al lago di Lochness, dove Crowley aveva abitato, e la tramutò in tempio: la riempì con i libri del guru, i suoi tarocchi, le tuniche da druido che Alesteir aveva indossato per officiare i suoi riti. Un satanista famoso, Charlie Pierce, fu incaricato di arredare la villa, la disseminò di simboli apocalittici e leggiadrie floreali, occultò il montavivande in un antico confessionale. Quanto a Pagey, fece suo il motto di Crowley, «fà quello che vuoi, è il solo modo di essere», e vi sovrappose le parole che William S. Burroughs, il meno candido tra i poeti della beat generation, aveva dedicato proprio ai Led Zeppelin: «Far musica vuol dire rifornirsi alle fonti dell'energia magica, e può essere pericolosissimo». Dal tutto, poi, ricavò una sintesi folgorante: «Vivo rischiando, la prudenza mi è impossibile, l'esistenza è una danza sul ciglio del baratro».

Non gli difettò la coerenza: ingaggiò John Bindon, gangster e omicida, lo insignì del titolo di Primo Assassino e gli affidò il servizio d'ordine dei Led Zeppelin. Dell'ondata punk, che invadeva l'Europa con la sua rozza irruenza, disprezzò tutto tranne un gruppo, i Damned, il cui nome evocava panorami infernali e il cui "carisma negativo" lo sedusse. Si cimentò in sortilegi irrorati dal sangue di pipistrello, e forse lo inorgoglì la torva nomea che il suo satanismo gli andava creando. Né mancarono i pretesti: un guardiano di Boleskine House finì suicida, un altro impazzì e tentò di sterminare la propria famiglia, Bonzo morì nell'80, dopo una notte irrorata da quaranta bicchieri di vodka. Morirono ancora un fotografo amico di Page, l'ex Yardbird Keith Relf, un altro amico e il figlioletto, cinque anni, di Robert Plant. Tutto questo fu addebitato alla magia nera, che Page praticava e poi smentiva, senza persuadere nessuno.

Le sue amanti lo descrivono, invece, tenero e cavalleresco, più simile ad un principe azzurro che ad un vicario di Satana. Charlotte, una modella francese, lo amò fino a dargli una figlia, Miss Pamela, scafata regina delle groupies americane, attestò: «Mi fa sentire una principessa, è soffice e pudico come una gemma di rosa». Lori Maddox, che gli si diede a quattordici anni, raccontò: «Ci vedevamo e piangevamo a dirotto, tanto eravamo felici. Poi l'eroina lo ha rincretinito». E forse fu a causa dell'eroina, e d'un delirio protrattosi per almeno un decennio, che alla fine Pagey crollò, non riuscendo più ad assegnare un metodo alla propria follia: «Fornisce un esempio perfetto di magia impazzita - accusò il regista Kenneth Anger -: non riuscendo più a comprenderla, gli è impossibile sopportarla». Lui, melanconicamente, confermò: «Ho impiegato anni cercando un angelo con un'ala spezzata, ho inseguito il canto d'un cigno che muore, che è il suono più bello mai esistito. Ora m'aspetta un monastero, o un manicomio: per impazzirvi in pace».

Quando Bonzo morì, per due anni Page affondò nel silenzio. Ne riemerse suonando Chopin a un concerto benefico, Clapton e Beck, presenti, lo trovarono «scheletrico, rinfrancato, buffonesco». Annunciò d'avere ripudiato l'eroina, ma fu arrestato due volte per fatti di coca. Nell'84 escluse di voler rifondare i Led Zeppelin Plant ribatté definendolo «il Wagner della Telecaster, il Mahler della Les Paul», e l'anno dopo si ritrovarono, sul palco del Live Aid, per offrire a un miliardo di telespettatori un dagherrotipo  di quello che erano stati. Un tour e un buon disco tentarono invano di restituire a quel dagherrotipo i colori della realtà: mancava la convulsiva passione d'un tempo, l'empito mistico, l'ossessione faustiana.

Oggi si parla sempre meno di Pagey, che il 9 gennaio compirà sessantotto anni. Paul McCartney lo definisce «una reliquia, che ricorda un tale di nome Jimmy Page», gli agiografi raccontano, con qualche rammarico, d'un uomo ricco, solo e in pace col mondo. Forse è stato lui, a stancarsi di Satana. O forse ha ragione Georges Bernanos: il diavolo è un amico volubile, «mai che rimanga con te fino in fondo».

Mercoledì, 21 Dicembre 2011 11:27

Storia di musica n. 4 - Nino D'Angelo

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Nino D'Angelo - Storia di musica n. 3Che suo figlio Gaetano potesse diventare, un giorno, Nino D'Angelo non era negli estri profetici di Totonno 'o Baffotto, calzolaio per servirla. In San Pietro a Patierno l'orizzonte era quello stretto dei bassi, consentiva sogni avari: una stradina, 'O Pizzo Casale, dove il cielo di Napoli s'affacciava parco e le botteghe degli scarpari s'inseguivano a contatto di gomito. Poi l'aeroporto e, di là, il prato dove gli studenti, fuggiti da scuola, consumavano amori da tirocinanti. Qui abitavano i D'Angelo: Gennaro 'o Pazzo, il nonno, e Maria sua sposa, spazzina al Maschio Angioino. Eppoi Totonno con la moglie, Emilia 'a Casoria, e i sei figli badati da zia Marialuce, detta 'a mugliera d''o preveto per un antico amore con un seminarista. Nino è uno scugnizzo industrioso, discolo al giusto grado e col buonsenso degli umili, alias della sua gente. La statura non proprio imponente gli attira il soprannome di Semmenziella, poi di Miezumetro, quando, a quattro anni, comincia a cantare a 'o conciertino dell'Addolorata, poi nei ristoranti e ai matrimoni, e diventa «chillo cantante sicco sicco cu'o vestito verde", unico abito buono di cui i fratelli dispongano, scambiandoselo secondo urgenze. È il nonno a insegnargli l'arte aspra del sopravvivere: Gennaro ha la sagacia dei naviganti, uscito da un ictus chiede la pensione d'invalidità, gliela negano, lui si finge pazzo e va in manicomio. Ama il Napoli, Gimondi e i comunisti, che sono «quelli che si sentono uguali a noi», spiega. Tra i nipoti predilige Giuseppe 'o Muorto, che di tutti è il più smunto. Ogni tanto gli allunga un centolire, che non si sappia: ma agli altri lo sanno, e 'o Muorto finisce, ogni volta, derubato. I fratelli, del resto, si rubano a vicenda i cerchioni dell'auto, poi li rendono previo compenso perché l'arte del sopravvivere, nei bassi, è anche questo.

È Gennaro 'o Pazzo a imparare a Nino le canzoni in voga a Piedigrotta, o tra i posteggiatori del lungomare. Quanto a Totonno, regala al figlio una fisarmonica, ma avverte: «Fatti un mestiere, di musica non si campa». E Nino, obbediente, accarezza un domani da calciatore. Gioca nella Sandrina, una squadra rionale, è scattante e veloce ma la stazza non è da campione. Non ha nemmeno un pallone con cui allenarsi: lo chiede alla Befana, ma la vecchietta, con gli anni, ha perso i riflessi, gli porta, ogni anno, una pistola giocattolo, e hai voglia a scriverle chiedendo un pallone, o una batteria, poi un'auto. Gli regalano, per consolarlo, una bici di nome Graziella, e pedalando scopre che di là da San Pietro a Patierno, fuor dal Quartiere d''e Scarpare, abita, inatteso, il mondo. Ben oltre «quel cielo periferico - scriverà nella sua autobiografia - dove gli aerei svegliavano i sogni delle persone che avevano visto la guerra». E ben oltre quel selciato lunatico, dove «l'emarginazione e la disoccupazione camminavano strette nei cappotti consumati di facce abituate al niente, in quella strada senza marciapiede dove l'odore del ragù domenicale arrivava fino agli altari delle messe».

A scuola Nino non brilla, l'insofferenza per i libri è una virtù di famiglia. Di francese impara soltanto pardon e je t'aime, in musica gli danno due, ma la maestra lo sente cantare e ne è incantata: «Così piccire', sei già meglio di Rondinella, guaglio'», sospira. E all'esame di francese - lui fa scena muta -, gli offre un appiglio insperato: «Cantami la Marsigliese», propone. Nino salta all'inpiedi sulla sedia, esegue ed è promosso. Di studiare, del resto, ha poche occasioni: uno zio apre un negozio di scarpe, di quelli dove i clienti pagano solo a Natale, quando arriva la tredicesima. Il negozio tiene aperto di notte, Semmenziella intrattiene gli acquirenti cantando, s'addormenta mentre quelli si provano le scarpe, nelle pause corre in una chiesa vicina, abbandonata, a fumare. Tra i commessi c'è Antonio, sposato, gran barzellettiere: un giorno lo trovano stecchito nell'auto, incolpano la camorra, poi scoprono, come in una sceneggiata, che a pagare i sicari è stata la moglie. E Nino impara che non c'è sceneggiata più talentosa, e più verace della vita.

E la vita, per come lavedelui, è a tempo di musica. Nel teatrino della parrocchia don Raffaello, 'o preveto, organizza serate canore, Nino partecipa con Voce 'e notte e da allora non c'è festa, o sponsale, o cresima dove non lo reclamino. Càpita un impresario e sentenzia: «Con quel fisico puoi cantare soltanto storie di guai». E lui, ligio, obbedisce: ai pranzi nuziali racconta di spose in lutto, mariti ammazzati, malemmi sciupafamiglie, vedi un via vai di mani che s'abbassano sotto i tavoli e gli scongiuri subissano gli applausi. Intanto 'o Semmenziella frequenta, con i risultati consueti, l'istituto tecnico. Ma dura poco: a Totonno, che adesso fa il barista al buffet della stazione, gli prende un infarto e il figlio lo sostituisce. Poi vende gelati sulle pensiline, all'in piedi sul carrettino intona uapparia, e i gelati vanno via più veloci dei treni. Passa Alberto Lupo, lo sente, gli regala ventimila lire, un cappotto e l'indirizzo d'un impresario. «Ti farà fare un disco - dice, con la sua voce impostata -, credo che farai strada». L'impresario vuole mezzo milione, Nino lo racimola da parenti ed amici, l'altro intasca, lo convoca per l'indomani ma muore nella notte. «Neanche 'a Maronna addulurata, ormai, può guarirmi dalla jella», si rassegna Nino. E dice addio al mezzo milione e alla musica. Fino a che, in un circolo di Casavatore, conosce tal Toni Coppola, detto Cuppulella, cantante. Che gli presenta don Vincenzo Gallo, fabbricante d'ombrelli e paroliere per sfizio. Si riparla di fare un disco: i soldi li presta una strozzina, don Vincenzo ci mette il testo, Nino la musica ed esce A storia mia. Nel testo un ragazzo scippa i passanti per curare la madre morente: «Storia vera - s'inventa Nino, facendo il giro dei negozi -, è capitata a un mio fratello, e con i soldi del disco spero di tirarlo fuor di galera». È il suo primo successo.

Ora 'o Semmenziella è quasi una star. Nelle radio spopola, il suo cachet sale, da diecimila che era, a trentamila lire, Annamaria, la figlia di Gallo, gli offre trepidando il suo cuore. Lei ha quindici anni e lavora in una fabbrica di jeans, un incendio incenerisce il laboratorio, muoiono in tre ma lei si salva. E diventa la signora d'Angelo. La luna di miele, a Roma, costa duecentomila lire e pone le premesse per la nascita del piccolo Toni. L'evento ispira a Nino 'A parturente, che scala le classifiche e lo scugnizzo di Pizzo Casale è subito un divo. Lo accolgono, al primo tour, alberghi a quattro stelle «e perfino il bagno in camera», rileva, stranito. E non solo: le ragazze gli strappano i vestiti di dosso, Mario Abate va in camerino e lo chiama collega, all'ingresso dei teatri la folla sventola le bandiere del Napoli.
Nascono, sul modello di Merola, le prime sceneggiate firmate da D'Angelo. Con personaggi fissi - isso, issa e 'o malamente - e titoli che cambiano. Ecco Monaca e mamma, poi 'A discoteca: un fratello vuole avvelenare il protagonista per soffiargli l'eredità, la platea s'immedesima: «Nino nun t''e piglià - urlano -, frateto te vo' accirere". E a Pino Prestieri, che interpreta il ruolo del cattivo, i baristi rifiutano il caffè. Convinto che porta bbuono, lo scugnizzo adotta i capelli a caschetto che hanno reso famose la Carrà e la Caselli, il regista Ninì Grassia lo ingaggia per un film con Regina Bianchi, Celebrità, Mario Merola lo vuole al suo fianco in Tradimento e in Giuramenti, e un nuovo film, 'Nu jeans e 'na maglietta, sancisce nel mondo la fresca popolarità. Ora anche i grandi s'inchinano all'astro nascente: Maradona lo vuole incontrare e nasce un'assidua amicizia, Miles Davis ascolta un suo brano, alla radio d'un taxi, e vorrebbe suonarlo. Ma Nino cade dalle nuvole:«È un po' che non leggo il Corriere dello Sport», si scusa, convinto che Davis sia un calciatore.

Nei suoi testi palpita una Napoli allegra e desolata, sconfitta e beffarda: quella di sempre. Lo applaudono in Germania e in Belgio, poi a New York, Chicago, Toronto. Solo il mondo della cultura, e le satrapie dello star system, lo snobbano: lo chiamano «l'intellettuale del trash», un cronista ciancia, nientemeno, di «fenomeno che bisogna reprimere». Nino debutta a Sanremo e l'accoglie il gelo, i ras della canzonetta non perdonano il piccolo parvenu che riempie le piazze. Quando qualcuno gli sbriciola a pistolettate i vetri di casa, lui si trasferisce a Roma. Muoiono i suoi genitori e la depressione lo inchioda per tre interminabili anni. Ma dentro quel corpo da scricciolo cova una volontà da titan: 'o Semmenziella si taglia il caschetto, legge Raffaele Viviani e ne trae uno straordinario spettacolo, ascolta Peter Gabriel e la sua musica si fa vibrazione del mondo: tepori mediterranei, ritmi e colori del Magreb, andamenti di danza rubati alla fuga dei secoli.

Lo scugnizzo che credeva Miles Davis un calciatore è ora un musicista completo. La metamorfosi lascia attoniti detrattori e fan. Una regista, Roberta Torre, chiede a Nino le musiche per Tano da morire, film sulla camorra in forma di musical. Lui va a lambire i ritmi scoscesi del Bronx, trasloca sotto il sole di Napoli l'urgenza nera del rap, e anche gli intellettuali devono far di cappello: Goffredo Fofi sdogana il nome di D'Angelo nei sinedrii della cultura ufficiale, il David, eppoi un Nastro d'argento premiano il Morricone dei bassi, l'ateneo di Salerno gli spalanca l'aula magna e Bassolino la ribalta gloriosa del Mercadante. Anche a San Pietro a Patierno il tempo ha arato e raccolto: i ciabattini d'allora sono diventati ricchi, i poveri sono sciamati nelle roulottes del post-terremoto. Lui ci torna, ogni tanto: si guarda attorno, cerca «la povertà di chi ha sempre aspettato domani per vivere meglio», e non la trova più.

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Anne Ducros & Giuseppe Emmanuele Trio

ANNE DUCROS & GIUSEPPE EMMANUELE TRIO

www.anneducros.com

Luogo: Melo, Gallarate (MI)
Data: 13 Novembre 2011
Evento: Jazz'Appeal
Voto: 8


 Anne Ducros - voce | Giuseppe Emmanuele - pianoforte | Yuri Goloubev - contrabbasso | Marco Castiglioni - batteria


«La differenza tra un terrorista e una cantante di jazz bionda? Col terrorista si può negoziare» ironizza, ben consapevole del proprio temperamento, la parigina Anne Ducros; e i suoi scudieri, il trio capitanato dal Giuseppe Emmanuele, sembrano tutt’altro che infastiditi (fatta forse eccezione per Yuri Goloubev) da questa dittatura platinata, splendido sunto di fascino, umorismo, intraprendenza e mestiere.

Alvaro Belloni, cui si deve l’organizzazione della serata, ruba alla musica solo il tempo di un augurio di buone feste. Ecco quindi che all’intro di piano solo si affianca con discrezione il contrabbasso di Goloubev, subito seguito da Marco Castiglioni alla batteria: al suo ingresso il brano cambia tempo e prende il volo e il rituale giro di assoli sintonizza il pubblico sulle frequenze dell’ensemble prima che la vocalist salga sul palco.

Le prime note di Who Can I Turn To, così limpide e pertinenti, non lasciano dubbi: la cantante avvolta in pantaloni di pelle nera ha intenzione di stupire e lo fa fin dal primo brano dimostrando, oltretutto, una spiccata propensione all’improvvisazione e una totale padronanza dello scat.

Il successivo brano a firma Nat King Cole, The Very Thought Of You, è una ballata struggente ricamata su tutta l’estensione vocale della Ducros; stacco netto, ritmo incalzante e inserti latin per il pezzo che segue, inframezzato dall’assolo senza cordiera di Castiglioni. La vocalist ha ormai in pugno musicisti e spettatori, scherza con le prime file, gioca col sul suo italiano «scadente» (in realtà non lo è affatto) e chiede al barman, da brava francese, un bicchiere di vino rosso. Sceglie poi di aumentare il tempo di Just In Time (il momento, evidentemente, lo esige) e il brano decolla: stupendo il duetto scat-contrabbasso che termina solo quando, dagli occhi di lei, partono due scintille che attizzano pianoforte e batteria per il gran finale. Su Body and Soul il ritmo rallenta e Anne Ducros chiude a cappella per passare, accompagnata solo dal pianoforte, a Softly Softly as in a Morning Sunrise.

Dopo una breve pausa per «prendere da bere il più possibile e far entrare un po' di denaro nelle casse del club», consiglia la cantante, il concerto riparte sulle note di contrabbasso di Close Your Eyes, subito seguita dal lento Stairway To The Stars. L’introduzione di Footprints è di nuovo affidata a Goloubev, che lascerà la sua impronta sul brano con un assolo pressoché disarmante: senza trascurare nemmeno un millimetro della tastiera, il contrabbassista fa sfoggio di una tecnica davvero invidiabile.

Anne Ducros riprende in mano le redini dello spettacolo con The Shadow Of your Smile e, decisa ad iniziare accompagnata solo da Giuseppe Emmanuele, stronca l’iniziativa di Goloubev ammutolendolo con un cenno della mano. Nei suoi piani, l'ingresso di contrabbasso e batteria serve ad aumentare l’effetto d’insieme sulla seconda strofa; la scelta si rivelerà perfettamente azzeccata.

«Jazz e lingua francese: un matrimonio infelice» sentenzia con spirito la Ducros nell'introdurre l'ultimo brano in scaletta e accenna una strofa nella sua lingua madre facendo il verso ad Edith Piaff, «un po’ come il tedesco e la bossa nova» e intona per gioco qualche verso in lingua pseudo-teutonica su ritmo latino; quando poi fa sul serio, ecco Jaques Brel: Ne Me Quitte Pas.

Impossibile per la formazione sottrarsi al bis. La composizione prescelta è How Insensitive di Carlos Jobim e, mentre l’archetto fa vibrare le ultime note di contrabbasso, anche la serata scivola verso la fine, lasciando una traccia indimenticabile sul palco del Melo di Gallarate.

MARTEDI’ 13 DICEMBRE

Per la fine di questo 2011, la rassegna Jazz’Appeal di concerti jazz dal vivo presso l’Università del Melo, regala a tutti i suoi appassionati un appuntamento unico con un’ospite d’eccezione, martedì 13 dicembre alle ore 21.00 in Sala Planet, via Magenta 3 a Gallarate (VA). Non è sufficiente, infatti, affermare che Anne Ducros è la cantante Jazz che tutta Europa non osava più sperare, occorre insistere su un'evidenza: Anne Ducros è “la cosa più bella arrivata al jazz vocale internazionale da molto tempo”, questa l’impegnativa definizione di un autorevole critico del settore. Ad accompagnare la cantante francese in questa serata memorabile ci sarà il trio composto da Giuseppe Emmanuele al pianoforte, Yuri Goloubev al contrabbasso e Marco Castiglioni alla batteria.

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Domenica, 11 Dicembre 2011 10:52

Tommaso Starace Quartet a Busto Arsizio

Tommaso Starace quartet - Art Blackey Jazz Club L'Art Blackey Jazz Club di Busto Arsizio presenta

Tommaso Starace Quartet in concerto

La serata sarà dedicata a Michel Petrucciani, pianista jazz francese tra i più apprezzati in America e nel mondo per la straordinaria tecnica, eleganza di esecuzione e la grande carica positiva che riusciva a comunicare attraverso le sue composizioni.

Con:
Tommaso Starace: sassofono
Michele Di Toro: pianoforte
Attilio Zanchi: contrabbasso
Tommy Bradascio: batteria

 

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