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METALLICAwww.metallica.comLuogo: Stadio Meazza - San Siro, Milano
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Per Paul David Hewson (in arte Bono Vox) è un ibrido a mezza strada tra una stazione spaziale e un fiore di cactus; per i quasi 80.000 di San Siro è una fabbrica di sogni pronta a mettersi in funzione. Ufficialmente The Claw (l’artiglio, appunto) è una struttura fantascientifica che ghermisce il palcoscenico permettendo la visione dello show a 360°, da cui il nome del Tour 2009 degli U2.
La luce naturale scolpisce ancora l’interno dello stadio quando Larry Mullen Jr. fa il suo ingresso e inizia a picchiare sulle pelli accompagnato dal boato del pubblico, boato che diventa assordante quando in scena entra Bono, alle spalle di The Edge e Adam Clayton. Breathe sembra creata apposta per l’apertura di un concerto, grazie ad un crescendo in cui gli strumenti fanno il loro ingresso uno alla volta come nel più classico degli intro. Segue No Line On The Horizon e sul mega schermo a 360° le riprese live dei musicisti lasciano spazio ad una serie di scie luminose che si deformano e sovrappongono. Tutti in piedi, batterista compreso, per Get On Your Boots seguita dall’ormai celebre singolo Magnificent.
Bono è in ottima forma, niente stecche, voce pulita, giacca di pelle e auricolari; da solo riesce a riempire sia l’immenso palcoscenico circolare, sia la pedana esterna (che delimita il pit), sia i ponti mobili che uniscono i due spazi della scena.
The Edge imbraccia ora la sua storica Gibson Explorer: è il segnale che preannuncia Beautiful Day, l’ultimo pezzo di recente fattura prima di due brani storici. Le prime note di chitarra delineano inequivocabilmente l’inizio di I Still Haven’t Found What I’m Looking For che sul finire si traforma in Stand By Me (John Lennon) intonata a gran voce da tutto il pubblico. Nella serata delle celebrazioni in diretta mondiale per l’ultimo addio Michael Jackson, Bono ricorda a suo modo il re del pop dedicandogli Angels of Harlem infarcita con un estratto di Don't Stop 'Til You Get Enough (di Michel Jackson appunto) nel bel mezzo del brano.
A questo punto le ritmate pennate della chitarra acustica scandiscono il motivo di Party Girl: Bono si china verso il pubblico, porge una mano ad una ragazza e la fa salire sul palcoscenico incitando tutti ad intonare un “tante-euguri” da dedicare alla signorina; si chiama Eve, è la bella figlia del leader degli U2 e sta brindando con bollicine davanti ad 80.000 spettatori.
Seguono In A Little While e Unknown Caller quest’ultima accompagnata da una scenografia organizzata dai ragazzi di U2 Place: gli spettatori del secondo anello rosso alzano fogli bianchi e rossi a formare la scritta 3:33, Bono se ne accorge, toglie gli occhiali per vedere meglio e ringrazia gli spalti (3:33 e un riferimento alla bibbia, Geremia 3:33 "Invocami, e io ti risponderò”, numero ricorrente e particolarmente significativo nella discografia degli U2). L’empatia tra Bono e il suo pubblico diventata tangibile, esempio di quel particolare rapporto che il cantante ha instaurato con i fan fin dagli esordi.
Il momento toccante è spezzato dal crescendo di Unforgettable Fire, City of Blinding Lights e l’esplosiva Vertigo. Il mega schermo, che fino a qualche istante prima si è deformato ed illuminato dando vita a giochi di luci e scenografie mozzafiato, ora mostra i volti in primo piano dei quattro musicisti che si muovono a tempo con uno stile molto “Pop” e fanno da sfondo alla versione dance-techno di I’ll Go Crazy If I Don’t Go Crazy Tonight in cui Clayton domina la scena a scapito di una prestazione vocale piuttosto scarsa di Bono. In contrapposizione al precedente brano sperimentale ecco che arriva (anche se non dall’inizio) la super rodata Sunday Bloody Sunday con tanto di scritte a caratteri arabi sullo schermo. Quindi i quattro irlandesi danno in pasto al pubblico Pride (In The Name of Love), altro attesissimo classico, e il pubblico non esita a dimostrare la propria riconoscenza intonando all’unanimità il celeberrimo “Oh-oh-oh-oh” del ritornello; il coro di 80.000 voci investe Bono che, con aria stupita e quasi incredula, si toglie l’auricolare per meglio ascoltare e farsi attraversare da tutta l’energia. Viene spontaneo chiedersi se ancora il suo animo possa essere scosso da una simile reazione del pubblico, oppure se la sua sia solo una ben costruita messa in scena...vogliamo credere nella prima ipotesi, se non altro per l’atteggiamento schietto e disinibito che Bono ha sempre dimostrato di avere con i fan e per l’ambientazione d’eccezione che è San Siro.
Come preannunciato Walk On è dedicata al premio Nobel Aung San Suu Kyi (dal sito degli U2 era possibile scaricare delle maschere con il suo volto da utilizzare per la scenografia della canzone): sulla pedana circolare sfilano delle persone con il volto coperto dall’immagine della donna ed infine lo stesso vocalist accosta l’immagine al suo viso. Bono lascia il canonico discorso sulla pace ad un video proiettato sul mega schermo e si prepara ad intonare il penultimo brano della scaletta pre-bis Where The Streets Have No Name,
Dopo aver sfoggiato occhiali di bulgari ed un rosario appeso al collo, Bono non si fa sfuggire l’occasione di prendere la parola per il rituale monologo politico. Neanche a dirlo, l’oggetto del discorso è Brlusconi: «Saprete che io e il vostro primo ministro» esordisce Bono «abbiamo avuto alcune divergenze per via di certe promesse che ha fatto e non ha mai mantenuto» afferma riferendosi al tema della povertà nel terzo mondo. Con uno stile che il migliore dei diplomatici gli invidierebbe, Bono continua: «Ma non è ancora troppo tardi per chiudere il capitolo, tra poco ci sarà il G8 e Berlusconi avrà l’occasione per recuperare - e conclude - Gli dedico One». Così, chitarra alla mano, Bono si appresta a chiudere lo show con uno dei lenti più celebri della musica contemporanea.
Neanche il tempo di rendersi conto che lo spettacolo sta volgendo al termine e Gli U2 tornano sul palco per i bis. Bono, avvolto da un giubbotto spaziale punteggiato da led rossi che disegnano scie di luce attraverso il fumo, intona Ultra Violet (Light My Way). l’immancabile With Or Without You è la scena dell’ennesimo coro unanime del pubblico, mentre il brano prescelto per chiudere definitivamente la serata è Moment Of Surrender, con The Edge che si destreggia tra tastiera e chitarra e Bono che stupisce per la tenuta vocale, arrivando in fondo alla performance con un timbro fresco e integro che, lungi dal dare segni di cedimento, ha regalato proprio sull’ultimo brano uno tra i migliori momenti canori della serata.
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METALLICAwww.metallica.comLuogo: Mediolanum Forum, Assago (MI)
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Sono le 21 in punto e sul palazzetto calano le tenebre. Sarà per quella sensazione di stordimento che l’esibizione conclusasi da poco dei Lamb of God ha lasciato nei timpani, per i diversi posti ancora vuoti nel parterre, per il disorientamento dovuto all’enorme palco centrale, oppure per quelle bare metalliche che incombono pesanti sul palco e sulle teste del pubblico, ma l’atmosfera che si respira è strana, sinistra. Anche i fan più accaniti attendono il momento quasi in religioso silenzio.
Il silenzio viene interrotto, come da tradizione, dall’emozionante crescendo delle note di The Ecstasy of Gold del maestro Morricone ma quando le luci progressivamente tornano a illuminare il palco, questo è ancora vuoto, riempito solo dal battito cardiaco che caratterizza l’incipit di That Was Just Your Life. E’ con questo il suono che segna l’inizio del nuovo album, del World Magnetic Tour e della rinascita dei Metallica.
Un attacco emozionante, pieno di significati. Le bare, sospese e inquietanti fino a poco prima, ora offrono uno spettacolo di luci e laser colorati degni del set dell’ultimo Star Trek. Il palco, che sembrava una landa desolata, ora trabocca di vita ed energia e tra i fan delle prime file, vicinissimi al palco, e i quattro musicisti si instaura da subito una forte empatia. Gli ex-ragazzacci di San Francisco sono molto maturati: lo si percepisce non solo dai primi capelli o pizzetti bianchi, ma soprattutto dall’atteggiamento positivo con cui tengono la scena interegendo col pubblico, scherzando, mettendosi in posa per le centinaia di flash e divertendosi, loro per primi, come matti.
Dopo lo scarso successo degli ultimi album, le critiche, la freddezza dei fan, le crisi, le paure e i ricoveri in clinica, la band sembra rigenerata. L’enorme bagaglio di esperienza e la serenità e fiducia ritrovate grazie ai buoni risultati ottenuti dall’ultimo Death Magnetic permettono loro di ripresentarsi a testa alta con un tour promozionale e un live set come non si vedeva da tempo.
A differenza degli ultimi tour a supporto di St. Anger e prima ancora di Re-Load, tra l’altro gli unici album non rappresentati oggi in scaletta, stavolta sono ben sei i nuovi pezzi proposti con orgoglio, passione e senza paura di deludere i fan vecchi e nuovi. Tra questi Broken, Beat And Scarred, My Apocalypse, The Day That Never Comes e la già citata That Was Just Your Life spiccano per intensità, precisione e impatto sonoro, sintesi perfetta tra le sonorità più moderne e il thrash metal di Master of Puppets e …And Justice for All. I nuovi pezzi non sono di facile ascolto, ma i fraseggi elaborati e interminabili, i ritmi forsennati e i suoni a volte troppo impastati non spaventano il grosso del pubblico che partecipa con grande entusiasmo. Gli animi, e non solo quelli, si infiammano definitivamente sulle note di un’intensissima One quando, proprio nel momento di massima tensione musicale, da entrambi i lati del palco si alzano, al ritmo della doppia cassa di Lars, delle colonne di fuoco alte più di due metri e il palco, per qualche istante, diventa un campo di battaglia: uno spettacolo e un calore sprigionato impressionanti. I nuovi singoli e i vecchi cavalli di battaglia si amalgamano a meraviglia. Tra questi ultimi non possono mancare le arcinote Sad But True e Enter Sandman, le ballate Turn the Page, The Memory Remains e l’emozionante Nothing Else Matters, unici momenti concessi per tirare un po’il fiato, l’immensa Master Of Puppets e le vecchie e tiratissime Trapped Under Ice e Seek and Destroy con cui si conclude l’esibizione. Non mancano poi delle vere e proprie chicche come Disposable Heroes, la cover dei Misfits Die, Die My Darling e la tanto feroce quanto inaspettata Fight Fire With Fire, con tanto di ritorno delle fiamme sul palco.
Uno show completo, che in due ore e un quarto praticamente ininterrotte ripercorre le tappe più significative della carriera dei Metallica e ci presenta una band in grandissima forma. Se il carisma, la potenza, la padronanza tecnica e la capacità di tenere il palco dei quattro musicisti non avevano certo bisogno di conferme, sorprendono invece la resistenza fisica, la tenuta della voce di James Hetfield, l’inesauribile energia abbinata a grandissima precisione di Lars Ulrich, padrone incontrastato della pedana rotante su cui poggia la batteria, la nonchalance con cui Kirk Hammett sforna assoli infuocati e l’impatto devastante del basso di un instancabile Robert Trujillo, che in poco tempo si è guadagnato col sudore l’affetto dei fans. Nessuno è protagonista, anzi lo sono tutti e quattro contemporaneamente. Grazie anche all’allestimento del palco, ognuno ha il suo spazio e a turno tutti, anche il batterista, hanno l’occasione di rivolgersi e guardare negli occhi i fedelissimi fan, quelli che più volte nel corso dello show James chiama affettuosamente “Metallica family”.
I “quattro cavalieri dell’Apocalisse” sono tornati. Ancora una volta hanno saputo reinventarsi e rinascere dalle proprie ceneri e questo World Megnatic Tour è il modo migliore per spazzare via ogni perplessità sul loro operato in questi ultimi anni. Sebbene il tema ricorrente di Death Magnetic sia la morte, non c’è dubbio che i Metallica, qualunque cosa potrà accadere, non si arrenderanno tanto facilmente: il testo di Broken, Beat And Scarred lancia un messaggio molto chiaro “Rise, fall, down, rise again. What don't kill you make you more strong. […] Broken, beat and scarred. But we die hard!”
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METALLICAwww.metallica.comLuogo: Mediolanum Forum, Assago (MI)
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Recensire un concerto della più influente e famosa heavy-metal band, probabilmente, di tutti i tempi, è un onore nonché un piacere…posso dire con orgoglio “io c’ero”. Sono passati ormai 13 anni da quel 28 settembre 1996, tournè dell’album Load, dall’ultima apparizione milanese dei Quattro Cavalieri e l’assenza si è sentita eccome; osservando le quasi 15.000 persone assiepate nel caldo soffocante del Forum (ci perdoneranno gli sponsor che cambiano ormai ogni anno, se usiamo solo il nome principale…) mi sono chiesto cosa deve fare una band di questo livello per avere lo stadio di San Siro…per chi scrive è davvero deprimente vedere uno stadio del genere dato ultimamente a cantanti che non meriterebbero nemmeno un locale di serie B, ma questa è un’altra storia… Il palco sistemato in mezzo al palazzetto, come usano fare i Metallica da quasi 15 anni, per avere il contatto con i fans su ogni lato (adesso qualcuno lo chiama “360” e sembra che l’abbia inventato lui…mah…), è davvero una grande invenzione perché permette di vedere tutti i componenti della band suonare di fronte a sé…spettacolo!!!
Prima dei 4 di San Francisco, come band di “spalla” si esibiscono in ordine Mastodon e Lamb Of God, ma complice un suono impastato e poco fluido, delle loro esibizioni si ricorda solo la presenza scenica devastante del cantante dei Lamb e poco altro… Alle 21:05 le luci si spengono improvvisamente e nell’aria riecheggia l’intro per eccellenza della band californiana, abbandonato solo nella tournè di Load, la colonna sonora de Il Buono Il Brutto e Il Cattivo…emozionante con la folla a scandirne la melodia…e poi il battito di cuore che apre il nuovo lavoro Death Magnetic… La band apre con That Was Just Your Life e The End Of The Line…i pezzi che sono anche l’incipit del nuovo cd, dal vivo non deludono…anzi acquistano maggiore forza sparati a mitraglia dagli amplificatori…forse unica pecca dello show…I volumi sono esagerati per il Forum e qualche volta il suono stride per l’eccessiva potenza…
Ma è con la terza canzone che il concerto “esplode”…”this is an old stuff”…quasi non ci si crede a sentire Disposable Heroes (1986) suonata in maniera devastante…commovente quasi…l’energia è la stessa di 23 anni fa…pazzesco… Ecco poi l’unica traccia proveniente dagli anni “hard-rock-country” della band e cioè uno dei pezzi migliori di quel periodo, The Memory Remains…il pubblico apprezza e si sostituisce a Marianne Faithful nel coro…brividi…che continuano quando dalle casse escono spari ed esplosioni…tutti sanno che sono il preludio ad uno dei pezzi più belli della discografia dei Metallica e cioè One…tecnica velocità e melodia…come 20 anni fa…fantastica..con tanto di fiamme uscite dal mezzo del palco…spettacolari!!! La serata procede con altri due pezzi dell’ultima uscita, Broken Beat & Scarred e My Apocalypse…dal vivo le nuove song non sfigurano e il pubblico sembra averle già metabolizzate alla grande.
“Do you want heavy?? ‘Tallica give you heavy baby!!” e Sad But True è servita…la voce di Hetfield sembra migliorare con gli anni…si fanno sentire l’astinenza da alcol e la cura delle corde vocali quasi maniacale del singer… La prima cover del concerto è Turn The Page, splendida canzone di Bob Seger poi la band ci regala la più bella traccia di Death Magnetic e cioè All Nightmare Long…secondo chi vi scrive il nuovo classico della band…senza parole!! Dopo un breve ma intenso assolo di Kirk Hammett, si prosegue con il singolo uscito a settembre, The Day That Never Comes e dall’immensa Master Of Puppets, sempre emozionanti gli 8 e passa minuti del pezzo ma è col seguente che la band sorprende il pubblico…una delle canzoni forse più estreme mai composte, Fight Fire With Fire…anche qui il tempo sembra essersi fermato per i 4…perfetta…anche se i volumi forse la rovinano un pochino.
Dopo un altro intermezzo di Hammett, ispirato come ai vecchi tempi, è il momento dei due capolavori tratti dall’album più conosciuto della band e forse della storia del rock recente, il Black Album: Nothing Else Matters (per chi vi parla la miglior ballad rock della storia assieme a Stairway To Heaven) e Enter Sandman…l’energia del pubblico sembra quasi stupire i Four Horsemen, che chiedono come mai siano passati così tanti anni dall’ultima data milanese…misteri del mondo…
Una brevissima e consueta pausa consente a Hetfield e soci di rifiatare quel minimo per riproporsi per i bis: Die Die My Darling, Trapped Under Ice e quindi una superveloce Seek & Destroy chiudono lo show in mezzo a enormi palloni da spiaggia neri griffati Metallica, lanciati sulla folla…delirio…
Citazione positiva per le luci davvero ben fatte e negativa per il suono un po’ troppo “spinto” ma per il resto uno show davvero energico e devastante come solo i Four Horsemen sanno fare…rimane il rammarico per non aver visto un tale spettacolo in una cornice più consona alla loro grandezza…e cioè quel San Siro regalato in questi anni ad “artisti” che non lo meriterebbe affatto…ma l’Italia musicale è anche questa purtroppo. In conclusione una serata riuscitissima, per una band che ha ancora tanto da insegnare ai giovani e alla musica rock…potenti veloci e trascinanti come pochi al mondo and nothing else matters.
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