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SENZA MUSICA LA VITA SAREBBE UN ERRORE Friedrich Nietzsche

Domenica Gennaio 24, 2021
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Martina Bernareggi

Martina Bernareggi

Durante gli anni dell'università inizia a lavorare presso una testata locale continuando l'attività giornalistica in ambito musicale e  sportivo come freelance.
Iscritta all'ordine dal 2007 crea il progetto AMA music per dar voce alle realtà locali o parlare dei grandi nomi con il gusto e l'approfondimento che difficilmente si trovano nel web.

Domenica, 03 Gennaio 2021 17:01

Cesare G. Romana. Un faro, un amico

«Grazie degli auguri sempre graditi. Io non sto benissimo mentre i mici stanno molto bene».

 

Nei primi giorni di novembre cade il suo compleanno. Ci scambiamo ogni anno qualche battuta in questa e, ormai, poche altre occasioni. I mici sono la sua priorità: più del suo stato di salute gli interessa che stiano bene gli amici felini, una compagnia a lui molto gradita; più di quella degli esseri umani.

 

Quando ho conosciuto Cesare – era il dicembre del 2007 – era prossimo al pensionamento, «un Eden» l’avrebbe definito qualche mese più tardi quando lo ricontattai per un parere, seguendo una sua indicazione di cui conservo ancora lo scritto originale:: «Sono io a dirle […] - sinceramente, fuor di prammatica - che se mai le fosse utile un parere o un consiglio non deve esimersi dal sollecitarmelo: sarò felice di esserle utile. Cordialità e molti auguri».

 

Da quel momento, fino a pochi giorni fa, non mi ha mai fatto mancare né mi ha fatto attendere una sua risposta: ogni qualvolta per i motivi più disparati ho avuto bisogno di un suo consiglio o, semplicemente, di una sua battuta in risposta ad un mio sms, l’ho avuto nel giro di pochi minuti.

 

Cesare era capace, con i suoi racconti, di trasportarmi in epoche e situazioni eccezionali, mitiche, estremamente distanti dalla realtà in cui vivevo, con una lucidità ed una narrazione impeccabili ed incredibilmente coinvolgenti. Avete presente quando il protagonista di «Midnight in Paris» (Woody Allen) si trova ad ascoltare affascinato le storie di vita di Ernest Hemingway narrate dallo stesso scrittore? Ecco, con la stessa forza e lo stesso entusiasmo ero rapita mentre Cesare ricordava appassionato una serata al Premio Tenco o un bicchiere in compagnia di Francesco Guccini; amava ripetermi di uno scambio di battute nell’ufficio di Indro Montanelli, sottolineandone sempre la grandezza; o, ancora, aveva a cuore le avventure dei suoi primi anni dopo il liceo, periodo in cui ha voluto ad ogni costo - mettendo a repentaglio la sua stessa esistenza – intraprendere il mestiere che avrebbe svolto con devozione per il resto della sua vita; ricordava con nostalgia, ma molto divertito, le nottate trascorse assieme agli operai che facevano “il lavoro sporco” della tipografia, tra un’imprecazione e l’altra, formando le sequenze con i caratteri mobili in piombo: i lavori più importanti ed affascinanti, secondo lui, erano quelli umili; e delle occupazioni più umili ha sempre avuto grandissimo rispetto. 

 

Anarchico, generoso, integerrimo ed estremamente coerente, preferiva la compagnia di chi frequentava i bassifondi a quella dei salotti bene. Le sue avventure di vita vissuta erano ambientate tra i caruggi di Genova, la Borsa di Arlecchino, i trani («a gogò», avrebbe cantato Giorgio Gaber) e tutti gli ambienti in cui gli incontri si facevano autentici.

 

Non amava mettersi in mostra e se lo faceva era solo per qualche suo articolo che gli era proprio impossibile far passare inosservato. (Forse quello di cui andava più fiero riguardava Edith Piaf: era stato pubblicato su Il Giornale all’epoca della direzione di Maurizio Belpietro, mi pare; campeggiava incorniciato all’ingresso di casa sua e ne parlava spesso). Infatti, ogni volta che c’era da prendersi un merito, a lui piaceva che il merito fosse di qualcun altro: di «Nicoletta» (Patty Pravo) che gli aveva fornito l’ottimo materiale di cui scrivere e che gli avrebbe fatto vincere un importante premio, o di Belpietro che gli aveva dato la libertà di scrivere quell’articolo su Edith Piaf, solo per citare un paio di casi.

 

Questo era il suo carattere. Cesare era schivo ed estremamente sicuro di sé; talmente sicuro da non aver bisogno di altri riscontri. 

 

La sua professione è stata tutto per lui. Mi diceva: «è bello che dove finiscono le mie dita debba in qualche modo incominciare una penna», senza ovviamente attribuirsi la paternità dei versi. Dalla canzone «Amico fragile» aveva anche preso ispirazione per il titolo di uno dei suoi libri su Fabrizio De Andrè, amico fraterno e artista stimatissimo. 

 

Tra i racconti di Cesare, i più intensi erano indubbiamente quelli in cui condivideva il ricordo di «Fabrizio»; in queste occasioni non riusciva a contenere la commozione. Ricordava i dettagli dei loro incontri, senza omettere - e senza mai giudicare - i pregi e i difetti di quello che considerava un genio. 

 

Grandissima la stima che nutriva verso «Dori» (Ghezzi); credo abbia avuto modo di dirglielo anche di recente, quando nel film «Fabrizio De André - Principe libero» ha voluto inserire il suo personaggio in un breve passaggio. La cosa gli aveva fatto un immenso piacere.

 

La sua compagna e compagnia era la musica classica. Quando mi raccontava il libretto di un’opera sapeva far rivivere i personaggi come fossero stati realmente parte della sua vita; e, in un certo senso, lo sono stati nell’ultimo decennio che ha trascorso tra l'ascolto di musica classica (criticava Fabio Fazio quando la chiamava «musica d’arte») e la lettura e rilettura dei romanzi che lo appassionavano.

 

Già, perché dopo una vita passata a «dover ascoltare canzonette», non voleva più sentirne nemmeno parlare (c’erano ovviamente alcune eccezioni). Tra i suoi racconti più esilaranti, ricordo quelli delle serate Sanremesi: con tutta l’ironia di cui sono capaci i grandi, mi parlava del Festival - soprattutto negli ultimi anni di attività - come di un supplizio, alleviato dai compagni d’avventura (Mario Luzzatto Fegiz, Marinella Venegoni, Gino Castaldo erano i più citati), per i quali riservava sempre belle parole.

 

Per chi non ha avuto la fortuna di ascoltare le parole di Cesare "dal vivo", ci sono queste Storie di Musica che, di comune accordo, abbiamo deciso di ripubblicare su AMAmusic. Anche in questo caso - a dimostrazione del fatto che la coerenza fosse indubbiamente un tratto inconfondibile del suo carattere - il merito di questa rubrica non era suo: «Grazie - mi disse - per aver dato alle mie storie l’opportunità di rivivere». Incorreggibile.

 

Se fossi stata una brava giornalista (o almeno avessi raccolto i suoi numerosi incoraggiamenti) avrei preso nota, giorno dopo giorno, di tutti i suoi racconti e avrei scritto un pezzo più accurato. 

Il mio scopo, ora, è solo rendergli omaggio e aiutare qualcuno a ricordarlo. Il mio pensiero va a suo fratello, cui sono vicina.

La fredda serata di Locarno si scalda sulle note di Pharrell Williams, che riesce a muovere e smuovere il pubblico della Piazza Grande con il ritmo intenso dei suoi brani.

Pura energia britannica, Ellie Goulding tiene in pugno la Piazza Grande di Locarno.

Apprezzatissimo, acclamatissimo e, come al solito, impeccabile, Marco Mengoni è adorato dal pubblico ticinese. Special guest nella serata che vede protagonista Ellie Goulding, ritaglia anche il tempo per una piacevole performance al kazoo.

Mercoledì, 13 Luglio 2016 13:41

Moon and Stars 2016

Per la dodicesima volta la Piazza Grande di Locarno si trasforma in un palcoscenico per i migliori interpreti internazionali del rock e pop. Dal 8 al 18 luglio il Festival Moon&Stars ospita le grandi stelle dell’olimpo musicale, in una cornice di 120'000 spettatori per tutti i dieci giorni.

 

Gli ospiti del Festival hanno la possibilità di vivere e assaporare da vicino i concerti, gli artisti, e di lasciarsi trasportare dalle emozioni.

 

Per gli artisti, il Festival Moon& Stars costituisce una delle tappe più amate nelle loro tournée. Sono affascinati sia dalla spettacolare Piazza Grande che dalla vicinanza del loro pubblico.
La Piazza Grande a Locarno si trova solo a 500 metri dalla stazione, e a 300 metri dall’imbarcadero del Lago Maggiore.

 

Lasciatevi incantare dal più bel Festival della Svizzera!

 

PROGRAMMA

 

VENERDI, 08. LUGLIO 2016, ORE 20.30
ELLIE GOULDING SPECIAL GUEST MARCO MENGONI

 

SABATO, 09. LUGLIO 2016, ORE 20.00
POOH / MODÀ



MERCOLEDI, 13. LUGLIO 2016, ORE 20.30 
PHARRELL WILLIAMS / SPECIAL GUEST BREITBILD


GIOVEDI, 14. LUGLIO 2016, ORE 20.00
EARTH, WIND & FIRE / TOM JONES


VENERDI, 15. LUGLIO 2016, ORE 20.30
LANA DEL REY / SPECIAL GUEST ALOE BLACC


SABATO, 16. LUGLIO 2016, ORE 20.00
CRO MTV UNPLUGGED / GENTLEMAN & KY-MANI MARLEY


DOMENICA, 17. LUGLIO 2016, ORE 19.45
77 BOMBAY STREET / PEGASUS / PATENT OCHSNER



Lunedì, 11 Gennaio 2016 08:22

Addio a David Bowie

Ci ha abituati ad uscite di scena eclatanti,  suicidi simbolici, morti inscenate, risurrezioni altrettanto sconvolgenti. Anche questa volta - mi dico – è la stessa cosa: “la sua arte vive e rinasce, oggi e per sempre”. Anche questa volta - mi dico – ma non è così.

 

La stella nera del suo ultimo album, impronunciabile, senza caratteri, senza colori, senza gioia, sembrava preannunciarlo. Le atmosfere tetre, il sapore acre degli arrangiamenti dissonanti, la sua voce (la solita) e i video intrisi di sofferenza si fondono nell’ennesimo capolavoro che Bowie ci ha regalato, festeggiando con l'uscita del videoclip Lazarus il giorno del suo sessantanovesimo compleanno, tre giorni prima della sua morte.

 

Anche questa volta ci ha stupiti - mi dico – ma sarà l’ultima.

E’ un viaggio trasversale, un attraversare strade e piazze, entrare in sale, fuori e dentro, nel tempo, nella memoria e nell’immaginazione. Si incontrano amiche e si vedono amiche incontrarsi dopo anni, anime solitarie, indipendenti, turbate, libere tanto da essere prigioniere, tanto donne da agire da uomini.

Venerdì, 17 Ottobre 2014 14:01

Kaiser Chiefs // Magazzini Generali di Milano

La Union Jack che sventola tra le fila dei fans accalcati sotto il palcoscenico celebra a buon diritto l'abbondante dose di "britannicità" che scorre orgogliosa nelle vene dei Kaiser Chiefs.

Giovedì, 09 Gennaio 2014 18:12

Davide Van De Sfroos...Terra Terra

Evidentemente Davide Bernasconi, pensando a questo spettacolo, non voleva trarre ispirazione dal teatro canzone, che dopo i suoi padri illustri ha vuto seguaci degni e messe in scena di tutto rispetto; è altrettanto chiaro che lo spunto non sia arrivato nemmeno quel teatro di narrazione reso nobile dai monologhi di alcuni grandi che hanno fatto dell'uso del dialetto (mi viene in mente in particolare quello veneto...) una cifra stilistica e uno stumento pratico usato per il riesame di valori universali.
E' tuttavia un dato di fatto che Terra e Acqua non sia stato ispirato nemmeno dal cantautore Van De Sfroos, ma piuttosto dai fantasmi nascosti nella mente del "bambino Davide" che a parere di chi scrive non avevamo bisogno di essere liberati più di quanto non lo fossero già stati, in modo eccelso, dalla musica e dai versi di Davide Van De Sfroos.

Lunedì, 23 Dicembre 2013 10:42

Nick Cave infiamma l'Alcatraz di Milano

"Can you feel my heartbeat" sussura il predicatore solenne, sporto verso il pubblico, sorretto dalle mani dei fan devoti che premono contro il suo petto. Si sentiva, eccome, quel battito. Si tastava, con le dita, tra le prime file e si percepiva, fisicamente, fino alle ultime, spinte fino alla parete opposta di un Alcatraz sold out. Nick Cave, si sa, è ieratico, domina la folla col solo gesto di una mano e la fa vibrare a suo piacimento. Ma Cave è anche uno della folla, non ha paura di mescolarsi al pubblico, di partecipare ai suoi sussulti, aizzandolo come un condottiero carismatico al grido noise scatenato dai suoi Bad Seeds. E quando il muro sonoro si infrange ecco affiorare il lato più introspettivo di Cave, capace di picchi si estremo lirismo, che seducono con la profondità di una voce suadente.
L'attacco di We No Who U R è già di per sè sconvolgente: il pubblico è in balìa di Cave e pronto ad essere trasportato attraverso Jubilee Street nel vivo di una performance che lascerà il segno. Il crescendo noise arriva al climax sulle note finali del brano, quando la tensione viene sciolta dalle parole del cantante che invita i fotografi a lasciare le loro postazioni con un ironico "Arrivederci fotografi".

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