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Sabato, 31 Gennaio 2009 00:00

Inside Emerald Quartet: riverberi e riflessioni jazz

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CLAUDIO FASOLI EMERALD QUARTET

www.claudiofasoli.com

 

Luogo: Camera del Lavoro, Milano
Data: 31 gennaio 2007
Evento: Presentazione dell'album Venice Inside
Voto: 8

Venice Inside, ultimo lavoro di Claudio Fasoli, che l'auditorium della Camera del Lavoro di Milano ospita il concerto dell'Emerald Quartet, attuale formazione del sassofonista veneziano.


Fasoli si immerge nelle acque di Venezia per cogliere le suggestioni trasmesse dalla città e ritrovare la propria infanzia: un tuffo nel passato, un ritorno alle origini tradotto in sensuali note jazz. Per usare un'immagine evocata dallo stesso compositore, Venezia è una città che poggia sulla luce: i riverberi dell'acqua portano ai nostri occhi una dimensione cromatica differente rispetto al resto del mondo. Sembra che questa dimensione unica e peculiare sia stata catturata e rielaborata da Fasoli che ci restituisce quelle emozioni "visive" con una musica caleidoscopica ed evocativa.

Come dimostrano i brani scelti per la presentazione dell'album, la titolazione di Venice Inside ha un ruolo ben preciso nel viaggio all'interno della città d'acqua, essendo addirittura legata alla toponomastica urbana. Il concerto (come anche Venice Inside) si apre infatti con Rioterà contrazione di rio terà, ovvero "canale interrato", elemento tipico della viabilità veneziana. Segue Kimpale, tatto dall'album del 2007 Adagio: composizione languida e meditativa vuole suggerire con ancora più enfasi lo stretto legame tra l'infanzia del sassofonista e il suo "borgo natio" (ricordiamo che la foto utilizzata come copertina di questo album ritrae Fasoli da bambino in una cornice veneziana). Con Giudecca il riferimento geografico diventa esplicito, mentre il sassofono tenore riscalda la platea, complice l’ottima acustica dell’auditorium che valorizza l’esecuzione di ogni strumentista.

Tra i due sassofoni che durante il concerto si alternano tra le dita di Fasoli è ora il soprano a rendersi protagonista di un sinuoso dialogo con contrabbasso ed archetto: le note arabeggianti in apertura di Arogarb sono un immediato rimando storico alla Serenissima, luogo di scambi tra oriente ed occidente, che hanno lasciato un segno indelebile nell'anima della città. Sembra strizzare l'occhio ai paesi arabi anche il titolo, lettura al contrario (o come si suol dire, "da destra verso sinistra") della parola Bragora. La musica non si interrompe e nella transizione verso Aponal (il significato, come quello di Bragora, è da ricercare tra le fermate dei vaporetti di Venezia) restano solo le note di Yuri Goloubev a sostenere il cambio di strumento di Fasoli. Il brano quindi si lascia andare ad una scintillante e frenetica improvvisazione che ricorda lo sfavillio della luce sulla superficie increspata del mare e spazza via ogni possibile dubbio circa il feeling tra i componenti del quartetto, un'intesa che difficilmente può lasciare indifferente l'ascoltatore. Lo stesso Claudio Fasoli ricorda l'impatto che ebbe su di lui il trio: imbattutosi in un'esibizione di Mario Zara (pianoforte), Yuri Goloubev (contrabbasso) e Marco Zanoli (percussioni), rimase immediatamente colpito e coinvolto dalla loro speciale "disponibilità" e sensibilità, dall'energia che scaturiva dalla loro performance, fonte per lui di infiniti stimoli. Spontaneità nel gesto tecnico, anche il più audace, e armonia all'interno della formazione sono elementi che riescono a coinvolgere anche i non addetti ai lavori, oltre che impressionare i veterani del mestiere, e l'Emerald Quartet riesce a sintetizzarli splendidamente. Come suggerito dal nome bizzarro di Aponal, anche la scelta dei titoli sembra legata ad un'esperienza infantile in quanto momento ludico, un gioco di suoni e significati che ciascun compositore gestisce in base al proprio gusto e carattere. Ma il riferimento ad una ricerca delle origini non si ferma qui e si insinua anche nella scelta strumentale. Con l'Emerald Quartet, infatti, Fasoli torna al quartetto classico dopo un lungo percorso di sperimentazione con formazioni anomale, caratteristica che lo aveva contraddistinto durante la sua pregressa carriera. Negli anni '80 il sassofonista veneziano prova ad esibirsi con due contrabbassi, oppure senza contrabbasso, o ancora senza batteria: sperimenta tutte le combinazioni possibili per esplorare nuove strade. Come egli stesso ha giustamente sottolineato, l'approccio compositivo varia in base alla formazione per cui stai scrivendo musica, se manca uno strumento le scelte sono necessariamente insolite ed ardite. Bisogna accettare una vera e propria sfida e percorrere strettoie compositive che Claudio Fasoli, forse abituato alle anguste calli veneziane, ha sempre affrontato con disinvoltura indirizzandosi verso soluzioni alternative. E questa negli anni è stata la sua marca distintiva, i suoi brani sono caratterizzati e riconoscibili, al di fuori di quella tendenza all'omologazione che oggi rischia di diventare la regola.

La nuova sfida annunciata dal sassofonista è una sorta di rivoluzione dall'interno, dettata dalla volontà di innovare partendo dalla tradizione. Svela che il prossimo lavoro potrebbe essere una nuova opera dedicata alla tipicità veneziana, in lingua inglese questa volta, e forse le due opere "lagunari" potrebbero entrare a far parte di una trilogia che Fasoli paragona, sorridendo, ad una sorta di Divina Commedia. Il nostro pensiero va immediatamente ai musicisti lo accompagneranno durante questo viaggio dantesco, al trio Zanoli-Goloubev-Zara che sarà sicuramente il miglior traghettatore.

Letto 2228 volte Ultima modifica il Giovedì, 03 Gennaio 2013 13:30
Martina Bernareggi

Durante gli anni dell'università inizia a lavorare presso una testata locale continuando l'attività giornalistica in ambito musicale e  sportivo come freelance.
Iscritta all'ordine dal 2007 crea il progetto AMA music per dar voce alle realtà locali o parlare dei grandi nomi con il gusto e l'approfondimento che difficilmente si trovano nel web.

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