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SENZA MUSICA LA VITA SAREBBE UN ERRORE Friedrich Nietzsche

Sabato Aprile 18, 2026
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NO SPEECH

www.nospeech.it

Luogo: Il Torchio, Inveruno (MI)
Data: 27 luglio 2010
Evento: Rockantina 2010
Voto: 7

Ostacolato a lungo a livello logistico dal temporale, con tanto di grandine, che s'era abbattuto in loco nel tardo pomeriggio, il concerto dei No Speech ha caratterizzato la seconda serata della manifestazione annuale "Rockcantina", che rinfresca di buona e talvolta ottima musica le estati del milanese. La vocalist, Alteria, prende subito in mano la situazione. Scusandosi del breve ritardo, introduce con grinta lo spettacolo con una sorpresa: un breve estratto di Relax dei Frankie goes to Hollywood. Cover band anni '80? Non scherziamo. Un minuto scarso più tardi, senza soluzione di continuità, il sound del gruppo vibra verso il rock, del quale impregnerà l'intero show: Open Your Eyes dei Guano Apes,Call Me dei Blondie e Welcome To The Jungle dei Guns ne sono un corposo antipasto.

Nel frattempo, Alteria ha già smesso il custome di scena trattenendo unicamente un body scoperto sulla schiena che ne modella la figura sinuosa e scattante. E sul palco corre, si dimena, trascina il pubblico il cui consenso cresce con il passare del tempo e dei pezzi. Il calibro aumenta: tocca dai Deep Purple, ai Led Zeppelin di Whole Lotta Love ed al primo assaggio di AC/DC (T.N.T.). Tony è via via più coinvolgente; raccoglie ragazze dal pubblico sul palco, dissemina turpiloquio con moderazione e attira l'audience fin sotto al palco, ululando incoraggiamenti. Breve intoppo: crampo al batterista. Risolto con versione acustica voce-chitarra di Zombie, durante la quale proprio nessuno si sottrae dall'unirsi al refrain. Secondo breve intoppo: falsa partenza di Rock'n'Roll (ancora Led) per black out improvviso. Niente paura: i quattro ne eseguono una versione ancora più cattiva, con il batterista Manuel che deve evidentemente essersi ripreso bene dal crampo, dato che al termine del brano cava un finale di batteria strepitoso e prolungato; dovunque oggi si trovi, John Bonham non potrebbe che applaudire.

I musicisti sono eccellenti: oltre al succitato drummer, il bassista Nando disegna trame che s'intersecano perfettamente con le potenti e precise linee di chitarra di Tony. Dal canto suo, la vocalist non perde un colpo e conduce il concerto con padronanza scenica invidiabile. Il finale è un crescendo di bombe hard'n'heavy e chiude in trionfo: si passa da Highway To Hell per entrare in territorio-Metallica con Enter Sandman e Master Of Puppets. L'apoteosi è negli ultimi dieci minuti dello show, governati dai Sistem of a Down. Nelle prime dieci file i giovani cominciano a pogare, si sbattono addosso l'un contro l'altro cercando di farsi del male fisico, alzano le mani all'unisono, strepitano: durante Toxicity ho visto un invasato dimenarsi paurosamente, dilatando la mandibola e mutando di colore sul viso. Al termine del brano ha assunto un'espressione impassibile, tipo confessionale. Credevo fosse il rigor-mortis, invece poi l'ho visto andarsene con degli amici sorseggiandosi una Guinness.

I No speech, nel frattempo, terminano nel tripudio e si prestano volentieri al contatto con la gente mentre le luci si spengono. Davvero un'esibizione impeccabile per questi quattro ragazzi simpatici e molto, molto talentuosi. Per saperne di più: www.nospeech.it. Io appena posso torno a vedermeli di corsa.

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Jazz d'incanto

JOE LOCKE, DADO MORONI e ROSARIO GIULIANI

www.joelocke.com

Luogo: Art Blakey Jazz Club, Busto Arsizio (VA)
Data: 28 giugno 2010
Evento: Rassegna Jazz
Voto: 9

L’Art Blake Jazz Club di Busto Arsizio è questo: ci vai una sera per assistere ad un concerto e bere una birra e può essere che ci trovi Joe Locke in carne ed ossa, magari in trio con Dado Moroni e Rosario Giuliani.
L’appuntamento è tra i più importanti del cartellone, oltre ad essere l’ultimo nel calendario la stagione.
Ed inizia magicamente, grazie all’atmosfera fiabesca che le prime note del vibrafono fanno calare come d’incanto sulla sala. Non ci vuole molto perché Locke catturi la platea: stivale pitonato, charm da rock star a metà tra Tom Waits e d Iggy Pop, il musicista newyorkese inizia a saltellare su e giù per il vibrafono sfoggiando al contempo un eccezionale virtuosismo e delle ottime doti attoriali.

Al brano di apertura a firma Locke, Sword of Whispers, una composizione che il vibrafonista dedica a Little Jimmy Scott, segue The Peacocks brano dall’incedere lontanamente esotico che vede Giuliani destreggiarsi al sax soprano.

I tre continuano in un gioco di richiami e contrappunti, domande e risposte, per arrivare a manifestazioni di virtuosismo concitato, in cui la fisicità diventa un fattore fondamentale sul palco: Locke rimbalza accanto alle lamelle percosse dai suoi quattro inarrestabili battenti ed il pianoforte di Moroni inizia ad inclinarsi e sobbalzare, come se le note suonate riuscissero ad animarlo.

E’ il momento di Alone, composizione di Dado Moroni onirica, quasi ipnotica, che ben si adatta ai suoni della serata, cui segue un ultimo swing prima della pausa.

Al rientro scopriamo che l’interplay del trio non è cambiato, anzi! My Angel, morbida composizione di Giuliani, è una carezza delicata prima che la sfida all’ultima nota ingaggiata da Locke e Moroni ricominci a pieno regime. Nel finale c’è spazio per un brano scritto da Locke dedicato alla sorella, Beatrice Rose, simile ad una nenia rubata ad un antico carillon, e per Brother Alfred, di Dado Moroni, ultima della serie registrata all’Oratorio S. Cecilia di Perugia.

Il pubblico è soddisfatto, nonostante il trio vibrafono-pianoforte-sax non sia esattamente una formazione facile da ascoltare. La grandiosa empatia ed il talento con cui i tre sono riusciti a coinvolgere la platea è per questo motivo ancora più apprezzabile: solo il vero bisogno di musica riesce a portare a risultati così autentici; ne è riprova il fatto che dopo due ore e mezza di concerto, Locke continuava a suonare, solo sul palco, davanti ad una sala vuota…

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ABRAM BURTON & ERIC MCPHERSON QUARTET

www.abrahamburton.com

Luogo: Art Blakey Jazz Club, Busto Arsizio (VA)
Data: 19 giugno 2010
Evento: Rassegna Jazz
Voto: 6

Partita finita, l’Italia ha pareggiato. Lo schermo (e il ricordo) del match si sollevano rapidamente al di sopra del palcoscenico, svelando i musicisti pronti a dare inizio alla grande musica di cui tutti li sappiamo capaci. Dezron Douglas è già entrato appieno nella parte: da lui scaturiscono le prime decise note di contrabbasso; subito dopo Abraham Burton lo incalza con poche battute ostinate di sassofono, prendendo la rincorsa per lo slancio dell’ensemble nel vivo del brano. Trattasi di A Night in Tunisia, composizione di Dizzy Gillespie, animata dalle sapienti dita del Abraham Burton & Eric Mcpherson Quartet e Franco Ambrosetti, special guest della serata. All’assolo di sax e tromba, segue quello del giovane pianista David Bryant, mentre la chiusura è affidata alla maestria di Eric Mcpherson, che sembra voler sottolineare come, con pelli e percussioni, possa farci tutto ciò che vuole.

Il feeling tra i componenti del quartetto è tangibile e non potrebbe essere altrimenti, se si pensa che Burton e Mcpherson sono letteralmente cresciuti assieme per le strade del Greenwich Village: amici fin dall’infanzia, hanno dato vita di recente a questo progetto che riunisce musicisti di primo piano sulla scena jazzistica internazionale.

Tuttavia, non vale lo stesso per Franco Ambrosetti che, dopo un inizio brillante, inciampa sulle composizioni originali di Burton e compagni. Il secondo brano, un omaggio alla città di Avellino con cui il quartetto americano si dichiara «innamorato dell’Italia», è un lento che sembra spiazzare Ambrosetti, apparentemente impacciato ed incapace di una reazione che gli permetta di entrare nel mood del brano. Va un poco meglio con la successiva ballata, anche se il connubio tra Abraham Burton & Eric Mcpherson Quartet e Franco Ambrosetti continua a non fare scintille.

Il quarto brano si apre con un funambolesco assolo di tromba che racchiude in sé i presupposti di una ritrovata sintonia tra le parti. Purtroppo il pezzo segna anche la chiusura del concerto, dato che i musicisti concederanno al pubblico solo il bis rituale prima del congedo.

Nel complesso la musica del Abraham Burton & Eric Mcpherson Quartet è riuscita come sempre ad emozionare, merito anche della passione e della partecipazione con cui i musicisti vivono ogni brano, una passione fisica, in particolar modo per quanto riguarda Dezron Douglas, autentico propulsore della formazione.

L’Art Blakey Jazz Club ha dimostrato ancora una volta di saper stupire tanto i propri soci quanto gli ospiti saltuari che, per caso o di proposito, si imbattono in una delle sue celebri serate all’insegna di eccellente musica jazz. L’appuntamento è quindi per il 28 giugno con il trio Loke-Giuliani-Moroni, nomi che difficilmente potranno tradire le aspettative.

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