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Martedì, 19 Maggio 2009 00:00

Il quartetto All Star illumina il Melo

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QUARTETTO ALL STAR

 

Luogo: Il Melo, Gallarate (VA)
Data: 19 maggio 2009
Evento: Jazz Appeal
Voto: 8

Una rassegna riuscita quale è stata Jazz Appeal edizione 2008-2009 non poteva che avere un epilogo in grande stile: musicisti di altissimo livello ed ospiti a sorpresa sono passati davanti agli occhi di un pubblico quasi in adorazione, cullato da un'organizzazione che non ha mai lasciato a desiderare, specialmente nella persona del sig. Bellloni, le cui attente scelte hanno sicuramente fatto la differenza.


Diamo uno sguardo al cartellone prima che la musica inizi: Massimo d’Avola al sax tenore, Andrea Pozza al pianoforte, "Big” Luciano Milanese al contrabbasso e Stefano Bagonoli alla batteria; un quartetto all stars i cui soli nomi suonano come una garanzia.
Una battuta umoristica del presentatore accompagna l'entrata in scena di Bagnoli che immediatamente raccoglie e controbatte prima di accomodarsi alle pelli col fare di un turista in villegiatura, in realtà consapevole che di lì a poco avrebbe fatto vibrare a suo piacimento l'animo e le viscere dei presenti. Seguono Milanese, Pozza e D'Avola; non sono di molte parole i musicisti, l'unica voce che si udirà per la prossima ora sarà quella raffinata dei loro strumenti. Stefano "brushman" Bagnoli ha già in mano le sue spazzole, D'Avola scandisce il tempo ed ecco Speak Low, composizione originale di Kurt Weil seguita dal lento Let's Cool One di Thelonious Monk, in cui Milanese con lo charme di jazzman vissuto fa trasparire tutta la sua esperienza da un assolo ricco di passaggi che lasciano un velo di ammirazione sul volto dello stesso D'Avola. In Autumn Serenade all'apertura del sax segue la vellutata variazione di Pozza, mentre Bagnoli passa dalle spazzole alle bacchette (che, lasciate cadere dal batterista, toccano il suolo rispettando la metrica!) secondo uno schema che si ripresenta regolarmente e imprime ai brani un andamento del tutto personale e sempre coinvolgente. L'incalzare del ritmo indica che è arrivato il momento di Just In Time. Un gioco di sguardi tra i componenti dell'ensamble lascia presagire che la base ritmica stia tramando qualcosa alle spalle di del solista ed infatti alcuni istanti dopo tutti gli strumenti contemporanemente tacciono e l'intera scena è dominato note del saxofono (passaggio non corcordato preventivamente beanchè in passato fosse abitudine di D'Avola eseguire il brano il quel modo). Conclude la prima parte del concerto una composizione di D'Avola, Black Machine, in cui trova spazio un intenso assolo di batteria.

Al ritorno dalla una pausa piuttosto prolungata D'Avola non perde l'occasione per dimostrare la propria riconoscenza ed apprezzamento ad organizzazione e musicisti, un atteggiamento positivo e rimarchevole da cui le nuove leve avrebbero molto da imparare. Si ricomincia con Extemporaneous di Steve Grossman, amico e "compagno d'avventure" del sassofonista che ricorda piacevolmente alcune esperienze vissute assieme. Porta la firma di D'Avola la successiva Sonia che rispetta negli assoli la successione sax-pianoforte-contrabbasso e vede nel finale l'impiego delle mani nude dell'eclettico batterista. Il saxofono suona un tema in solitaria, il contrabbasso ne duplica ne note, il ritmo è spensierato, il brano Star Eyes: la performance è (apparentemente) chiusa da un finale frenetico dopo un movimentato botta e risposta tra D'Avola e Pozza.

Lungi dall'essere conclusa, la serata volge ora verso il gran finale. I più attenti avevano già notato tra il pubblico la presenza di Stefano Colnaghi e Giovanni Falzone che sono ora chiamati ad affiancare il solista sul palco. I tre partono all'unisono, ma qualcuno devia verso un tema diverso: «Scusate» irrompe D'Avola «era la stessa tonalità, stesso tempo...mi sono confuso!». Più che un errore definirei l'imperfezione come uno spiraglio da cui sbirciare la grandezza di ciò che sta dietro ad una performance come questa. «Vabbè, facciamo questa allora» continua Falzone. Il tempo di un respiro e Just Friends ha inizio. D'Avola lascia la scena e si aggira tra i tavoli passando da esecutore a fruitore mentre l'eccentrico trombettista si lascia andare ad un assolo che coinvolge e "sconvolge" il pubblico; quindi è il turno di Colnnaghi che anticipa con eleganza l’irruento rientro in scena di D’Avola.
Il pezzo designato per il secondo “bis” è un tiratissimo Cherokee, mentre il finale è affidato a Bye Bye Blackbird in cui la performance sopra le righe di Falzone, condita da urla e sgambettate durante un assolo concitatato, infuoca il pubblico prima che lasci la sala con un’aria decisamente divertita ed appagata.

Letto 1455 volte Ultima modifica il Giovedì, 03 Gennaio 2013 13:30
Martina Bernareggi

Durante gli anni dell'università inizia a lavorare presso una testata locale continuando l'attività giornalistica in ambito musicale e  sportivo come freelance.
Iscritta all'ordine dal 2007 crea il progetto AMA music per dar voce alle realtà locali o parlare dei grandi nomi con il gusto e l'approfondimento che difficilmente si trovano nel web.

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