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Martedì, 07 Luglio 2009 00:00

L'artiglio deli U2 cattura San Siro

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METALLICA

www.metallica.com

Luogo: Stadio Meazza - San Siro, Milano
Data: 7 luglio 2009
Evento: 360° Tour
Voto: 7

Per Paul David Hewson (in arte Bono Vox) è un ibrido a mezza strada tra una stazione spaziale e un fiore di cactus; per i quasi 80.000 di San Siro è una fabbrica di sogni pronta a mettersi in funzione. Ufficialmente The Claw (l’artiglio, appunto) è una struttura fantascientifica che ghermisce il palcoscenico permettendo la visione dello show a 360°, da cui il nome del Tour 2009 degli U2.
La luce naturale scolpisce ancora l’interno dello stadio quando Larry Mullen Jr. fa il suo ingresso e inizia a picchiare sulle pelli accompagnato dal boato del pubblico, boato che diventa assordante quando in scena entra Bono, alle spalle di The Edge e Adam Clayton. Breathe sembra creata apposta per l’apertura di un concerto, grazie ad un crescendo in cui gli strumenti fanno il loro ingresso uno alla volta come nel più classico degli intro. Segue No Line On The Horizon e sul mega schermo a 360° le riprese live dei musicisti lasciano spazio ad una serie di scie luminose che si deformano e sovrappongono. Tutti in piedi, batterista compreso, per Get On Your Boots seguita dall’ormai celebre singolo Magnificent.

Bono è in ottima forma, niente stecche, voce pulita, giacca di pelle e auricolari; da solo riesce a riempire sia l’immenso palcoscenico circolare, sia la pedana esterna (che delimita il pit), sia i ponti mobili che uniscono i due spazi della scena.
The Edge imbraccia ora la sua storica Gibson Explorer: è il segnale che preannuncia Beautiful Day, l’ultimo pezzo di recente fattura prima di due brani storici. Le prime note di chitarra delineano inequivocabilmente l’inizio di I Still Haven’t Found What I’m Looking For che sul finire si traforma in Stand By Me (John Lennon) intonata a gran voce da tutto il pubblico. Nella serata delle celebrazioni in diretta mondiale per l’ultimo addio Michael Jackson, Bono ricorda a suo modo il re del pop dedicandogli Angels of Harlem infarcita con un estratto di Don't Stop 'Til You Get Enough (di Michel Jackson appunto) nel bel mezzo del brano.

A questo punto le ritmate pennate della chitarra acustica scandiscono il motivo di Party Girl: Bono si china verso il pubblico, porge una mano ad una ragazza e la fa salire sul palcoscenico incitando tutti ad intonare un “tante-euguri” da dedicare alla signorina; si chiama Eve, è la bella figlia del leader degli U2 e sta brindando con bollicine davanti ad 80.000 spettatori.
Seguono In A Little While e Unknown Caller quest’ultima accompagnata da una scenografia organizzata dai ragazzi di U2 Place: gli spettatori del secondo anello rosso alzano fogli bianchi e rossi a formare la scritta 3:33, Bono se ne accorge, toglie gli occhiali per vedere meglio e ringrazia gli spalti (3:33 e un riferimento alla bibbia, Geremia 3:33 "Invocami, e io ti risponderò”, numero ricorrente e particolarmente significativo nella discografia degli U2). L’empatia tra Bono e il suo pubblico diventata tangibile, esempio di quel particolare rapporto che il cantante ha instaurato con i fan fin dagli esordi.
Il momento toccante è spezzato dal crescendo di Unforgettable Fire, City of Blinding Lights e l’esplosiva Vertigo. Il mega schermo, che fino a qualche istante prima si è deformato ed illuminato dando vita a giochi di luci e scenografie mozzafiato, ora mostra i volti in primo piano dei quattro musicisti che si muovono a tempo con uno stile molto “Pop” e fanno da sfondo alla versione dance-techno di I’ll Go Crazy If I Don’t Go Crazy Tonight in cui Clayton domina la scena a scapito di una prestazione vocale piuttosto scarsa di Bono. In contrapposizione al precedente brano sperimentale ecco che arriva (anche se non dall’inizio) la super rodata Sunday Bloody Sunday con tanto di scritte a caratteri arabi sullo schermo. Quindi i quattro irlandesi danno in pasto al pubblico Pride (In The Name of Love), altro attesissimo classico, e il pubblico non esita a dimostrare la propria riconoscenza intonando all’unanimità il celeberrimo “Oh-oh-oh-oh” del ritornello; il coro di 80.000 voci investe Bono che, con aria stupita e quasi incredula, si toglie l’auricolare per meglio ascoltare e farsi attraversare da tutta l’energia. Viene spontaneo chiedersi se ancora il suo animo possa essere scosso da una simile reazione del pubblico, oppure se la sua sia solo una ben costruita messa in scena...vogliamo credere nella prima ipotesi, se non altro per l’atteggiamento schietto e disinibito che Bono ha sempre dimostrato di avere con i fan e per l’ambientazione d’eccezione che è San Siro.

Come preannunciato Walk On è dedicata al premio Nobel Aung San Suu Kyi (dal sito degli U2 era possibile scaricare delle maschere con il suo volto da utilizzare per la scenografia della canzone): sulla pedana circolare sfilano delle persone con il volto coperto dall’immagine della donna ed infine lo stesso vocalist accosta l’immagine al suo viso. Bono lascia il canonico discorso sulla pace ad un video proiettato sul mega schermo e si prepara ad intonare il penultimo brano della scaletta pre-bis Where The Streets Have No Name,
Dopo aver sfoggiato occhiali di bulgari ed un rosario appeso al collo, Bono non si fa sfuggire l’occasione di prendere la parola per il rituale monologo politico. Neanche a dirlo, l’oggetto del discorso è Brlusconi: «Saprete che io e il vostro primo ministro» esordisce Bono «abbiamo avuto alcune divergenze per via di certe promesse che ha fatto e non ha mai mantenuto» afferma riferendosi al tema della povertà nel terzo mondo. Con uno stile che il migliore dei diplomatici gli invidierebbe, Bono continua: «Ma non è ancora troppo tardi per chiudere il capitolo, tra poco ci sarà il G8 e Berlusconi avrà l’occasione per recuperare - e conclude - Gli dedico One». Così, chitarra alla mano, Bono si appresta a chiudere lo show con uno dei lenti più celebri della musica contemporanea.

Neanche il tempo di rendersi conto che lo spettacolo sta volgendo al termine e Gli U2 tornano sul palco per i bis. Bono, avvolto da un giubbotto spaziale punteggiato da led rossi che disegnano scie di luce attraverso il fumo, intona Ultra Violet (Light My Way). l’immancabile With Or Without You è la scena dell’ennesimo coro unanime del pubblico, mentre il brano prescelto per chiudere definitivamente la serata è Moment Of Surrender, con The Edge che si destreggia tra tastiera e chitarra e Bono che stupisce per la tenuta vocale, arrivando in fondo alla performance con un timbro fresco e integro che, lungi dal dare segni di cedimento, ha regalato proprio sull’ultimo brano uno tra i migliori momenti canori della serata.

Letto 2025 volte Ultima modifica il Giovedì, 03 Gennaio 2013 13:30
Martina Bernareggi

Durante gli anni dell'università inizia a lavorare presso una testata locale continuando l'attività giornalistica in ambito musicale e  sportivo come freelance.
Iscritta all'ordine dal 2007 crea il progetto AMA music per dar voce alle realtà locali o parlare dei grandi nomi con il gusto e l'approfondimento che difficilmente si trovano nel web.

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