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Mercoledì, 03 Giugno 2009 00:00

I Lynyrd Skynyrd risvegliano una Milano sudista

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LYNYRD SKYNYRD

www.lynyrdskynyrd.com

Luogo: Pala Sharp, Milano
Data: 3 giugno 2009
Evento: God & Guns World Tour 2009
Voto: 9

Dopo 70 minuti di trascinante southern rock d’autore, eccole le frasi da cantare che tutti i presenti al Palasharp di Milano (pieno all’inverosimile) stavano aspettando… “Big Wheels Keeep On Turning, Carry Me Home To See My Ki”…l’incipit di Sweet Home Alabama riecheggia nel palazzetto che esplode e canta a squarciagola nonostante sappia che la serata volge al termine. Ascoltare dal vivo questa canzone, per chi vi parla, è stata una grandissima emozione e poco importa che i critici ritengano i Lynyrd Skynyrd attuali, niente più di una cover band di lusso e che dei membri originali sia rimasto solo il grandissimo chitarrista Gary Rossington (ultimamente la band ha perso anche il tastierista Billy Powell e il bassista Ean Evans).
I critici comunque non potranno negare che la band attuale ci sa fare alla grande e che il southern rock che esce dagli amplificatori trascina il pubblico. Grandissimo trascinatore il frontman Johnny Van Zant, fratello del compianto cantante storico della band Ronnie, deceduto nel famoso incidente aereo del 20 ottobre 1977 nel quale morirono anche il chitarrista Steve Gaines e la corista Cassie Gaines.

La band nonostante una sorta di maledizione che sembra non abbandonarla mai, è più viva che mai ed entra sul palco milanese con un intro a sorpresa rubato agli AC/DC (Thunderstruck) ma che subito lascia spazio alle note di Workin For MCA, I Ain’t The One e Saturday Night Special…complici i volumi non altissimi e probabilmente anche il caldo, la gente entra in “clima sudista” sulle note del quarto pezzo, What’s Your Name. La mitragliata di grandi classici del rock anni ’70 esalta le migliaia di persone presenti, un pubblico variegato che più non si può…dai bikers con giubbotti di pelle e tatuaggi ai giovani liceali con le toppe delle rockband sullo zaino, dagli impiegati in camicia ai padri con i figli giovanissimi…il rock unisce e non tradisce, diceva qualcuno…
Ma è con la commovente ballad Simple Man, che definitivamente ci si dimentica di essere a Milano e si entra nelle strade circondate da paludi dell’assolata Alabama…sentirla suonare dal vivo e cantare da tutti ma proprio da tutti è stato da brividi…

Il concerto prosegue senza un attimo di pausa e i classici si susseguono come un treno in corsa che ti travolge e ti entusiasma, That’s Smell, Whiskey Rock-A-Roller e un riuscitissimo medley composto da Down South Jukin, The Needle And The Spoon, Double Trouble e Tuesday's Gone. Il caldo soffocante del palazzetto milanese contribuisce ad alimentare l’atmosfera “sudista” della serata e Van Zant è quasi stupito della straordinaria partecipazione dell’audience italiana…che di certo non ha meritato questa assenza prolungata dalle nostre terre (12 anni…) e forse per le prossime tournè qualcosa cambierà speriamo…

Le due splendide cavalcate rock, Gimme Three Steps e Call Me The Breeze fanno saltare e cantare tutti ma il pubblico sa che sono solo il preludio al gran finale…quello che tutti aspettavano da anni…Van Zant afferra il suo microfono avvolto in una bandiera americana e confederata e lo sventola…eccola la canzone tanto attesa, una delle più belle canzoni rock di tutti i tempi…Sweet Home Alabama…e il pubblico cantandola quasi copre il gruppo…emozioni a raffica…ripensandoci vorrei rivivere quel momento più e più volte…emozioni che solo il rock ti può dare…ma non è finita… Dopo la pausa l’unico bis concesso…e che bis…un’altra perla del repertorio della band southern rock per eccellenza, l’inno dei bikers di tutto il mondo…Free Bird…con assolo finale di almeno 5 minuti che Gary Rossington, Rickey Medlocke e Mark Matejka suonano con tutte le forze rimaste…che energia ragazzi!!

In conclusione un grandissimo concerto per una band mitica, con un grandissimo passato e, secondo me, anche un grande futuro…le migliaia di persone accorse stasera sono una testimonianza di questo…certo non saranno mai come gli originali ma la sincerità, la dedizione, la grinta e l’amore per la musica sono gli stessi e il nome Lynyrd Skynyrd resta come un marchio D.O.C. a garanzia che sarà sempre rock sudista quello che uscirà dagli amplificatori e sarà sempre la bandiera confederata quella che sventolerà sopra le loro teste. “Cause I’m a Free Bird And This Bird You Cannot Change….

Letto 1755 volte Ultima modifica il Giovedì, 03 Gennaio 2013 13:30

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