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PAOLO FRESU DEVIL QUARTET
www.paolofresu.itLuogo: Villa Simonetta, Milano
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Così è scritto: l’inferno è nato per mano di un angelo, un angelo trasformatosi in diavolo. E’ quindi lecito pensare che la naturale evoluzione dell’Angel’s Quartet, storica formazione capitanata da Paolo Fresu, sia il Devil Quartet: «dopo gli angeli non potevano mancare i diavoli» afferma il trombettista di Berchidda, riferendosi ai suoi tre compagni “infernali”, Stefano Bagnoli, Bebo Fera e Paolino Dalla Porta.
Il quartetto viene presentato dallo stesso Fresu come un gruppo molto circolare in cui non c’è un vero e proprio ruolo. Di fatto, le personalità sul palcoscenico non sembrano adatte ad interpretare una parte marginale ed è per questo che il dialogo tra di loro si fa così interessante. Nell’introdurre concerto e progetto, Fresu risponde ad una domanda sul ruolo che ha per lui l’ascolto e lo studio dei grandi jazzisti del passato: «Vengo dalla scuola di Davis e Backer» afferma «la tradizione è per me un pilastro imprescindibile. Loro mi hanno insegnato la filosofia delle note, anche di quelle sbagliate, suonate al momento giusto”.
Ed è proprio la filosofia delle note a prendere corpo, alcuni istanti dopo il discorso introduttivo, con Another Road To Timbuctù: un’esplosione di suoni, effetti e sensazioni, un continuo dialogo tra le distorsioni lisergiche della chitarra di Bebo Ferra e il flicorno di Fresu, mentre il contrabbasso si diverte a seguire e imitare le note degli assoli. Atmosfera totalmente diversa si crea sull’apertura di Mimì, onirica composizione di Paolino Dalla Porta: gli effetti del flicorno e l’archetto sulle corde del contrabbasso si fondono preparando l’avvio morbido del brano, le spazzole di Bagnoli completano l’esperienza sognante che si estingue nell’assolo pizzicato di contrabbasso fino quasi a spegnersi. Il tutto prepara il terreno per l’esplosione sonora al momento del rientro degli altri strumentisti, scroscio di applausi sulle squillanti note del flicorno cui è anche affidata la chiusura del brano in respirazione circolare.
Game 7, ancora Paolino Dalla Porta, inizia col ritmo tribale delle spazzole sulle pelli senza cordiera e continua con l’ingresso all’unisono di tutti altri strumenti. Un lungo assolo di chitarra con distorsioni roccheggianti porta il brano verso il medley con il successivo Elogio del discount, brano velocissimo che diverte sia i musicisti che un pubblico in estasi. Cambio di registro con la successiva Giovedì, sinuosa ballata di Bebo Ferra resa ancora più sensuale dalla tromba sordinata di Fresu; completano in quadro l’archetto di Dalla Porta e il fruscio finale delle spazzole di Bagnoli agitate accanto al microfono.
Un picchiettio insolito cattura a questo punto l’attenzione del pubblico, il suono delle dita che percuotono flicorno, corde del contrabbasso e chitarra dichiarano l’inconfondibile inizio di Moto perpetuo. Brano composto da Fresu per il documentario Percorsi di Pace del regista Ferdinando Vicentini Orgnani è caratterizzato da uno spettacolare gioco di effetti sul suono del flicorno e rimandi ad atmosfere mediorientali.
Il concerto si chiude con una sorta di rituale che tocca a tutti i «papà-jazz». Fresu, dopo aver passato parecchi anni a suonare le ninna-nanne dedicate ai figli degli altri musicisti, vuole ora la sua parte, essendo sul palco il papà più recente, e introduce, scherzando con la sua solita (auto)ironia sull’originalità dei titoli, le due ballate Ninna nanna per Andrea, eseguita alla tromba sordinata, e Inno alla vita, esempi eclatanti della metodicità di cui Paolo Fresu è capace.
