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MAURO BRUNINI JAZZ QUINTETwww.maurobrunini.comLuogo: Art Blakey Jazz Club, Busto Arsizio (VA)
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Un appuntamento jazzistico importante per chi ami vivere questo genere di musica a 360°; un ensemble di cinque elementi unito ad una mostra fotografica; insomma, un’esperienza completa. all’Art Blakey Jazz club di Busto.
Sul palco è già schierato il quintetto capitanato da Mauro Bruni mentre tutto attorno, sulle pareti del locale, decine di altri musicisti sfilano immortalati negli scatti di Fiorenzo Pellegatta. Vibrano le prime note del tema di Johnny Comes Lately (Billy Strayhorn), sax e tromba si susseguono nell’assolo per poi intavolare un colorito dialogo con la batteria. Nessuno stacco nel passaggio ad A Nice Friend, composizione originale di Brunini che vede tutti i musicisti prendere la scena per il rituale assolo di introduzione: il compositore è alla tromba, Tullio Ricci al sax tenore, Michele Franzini al pianoforte, Roberto Mattei al contrabbasso e Nicola Stranieri alla batteria.
Dopo la presentazione degli interpreti e dei brani suonati fino a questo punto, è la volta di Daahoud (Clifford Brown) e della ballata di Freddie Hubbard Brigitte. Seguono quindi Moontrane di Woody Shaw, in cui è la batteria a rendersi protagonista dopo un vivace scambio con sax e tromba, e la latineggiante Stablemates di Benny Golson, mentre sulle pareti della stanza splendide istantanee di Stefano Bagnoli, Fabrizio Ottaviucci, Marco Zanoli, Fabrizio Bosso (solo per citarne alcuni) in atteggiamento meditativo sembrano vivere la musica suonata dal quintetto. Caratteristica degli scatti di Pellegatta, infatti, è saper cogliere l’espressione che dà adito all’introspezione dell’artista, ritratto non necessariamente nell’atto della mera esecuzione e neppure nel più esplosivo momento interpretativo, per quanto vi siano sicuramente importanti esemplari anche di questo genere nel suo archivio fotografico. Quello che fa la differenza, tuttavia, sono quelle immagini che catturano il musicista in atteggiamento contemplativo, quasi rapito da un’esperienza mistica. Mille parole faticano a rendere l’idea, vedere per credere!
Prima della pausa è il momento del blues Birdlike, ancora Freddie Hubbard, cui è dedicata anche la ripresa: sulle note di Tribute to Hubbard di Michele Franzini i musicisti tornano sulla scena a pieno regime. Second Line si inserisce come diretta conseguenza della precedente sia a livello sonoro che autoriale, mentre si cambia registro sulla successiva ballata You Go To My Head cui è affidata la chiusura ufficiale della performance.
A questo punto non può mancare il bis, la frizzante e articolata composizione di Brunini Fats & Curios: tromba e sassofono all’unisono corrono sul tema principale, mentre i fasci di luce degli scatti più sperimentali di Pellegatta, che ricordano a tratti la vivacità espressiva di Pollock, sembrano agitarsi a ritmo di jazz.
