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SENZA MUSICA LA VITA SAREBBE UN ERRORE Friedrich Nietzsche

Sabato Marzo 28, 2026
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Un'ondata di musica, concerti ed eventi travolgerà Toronto a cavallo tra giugno e luglio: il Jazz Fetival edizione 2012 porterà nei teatri, nlle piazze, nei locali, e persino nelle chiese della città le performance di musicisti provenienti da tutto il mondo.

Tra i nomi di spicco, Natalie Cole, Ziggy Marley, Roberta Gambarini, Roy Hargrove's RH Factor, George Benson, Joan Osborne e Esperanza Spalding.

Per informazioni e per il calendatio completo del festival:

www.torontojazz.com

INFO

Toronto Downtown Jazz
82 Bleecker Street
Toronto, Ontario
M4X 1L8
CANADA
Tel: 416-928-2033
Fax: 416-928-0533

 

 

Sabato, 26 Maggio 2012 07:40

Clusone Jazz Festival 2012

Clusone Jazz Festival 2012CLUSONE JAZZ 2012, 32^ edizione

programma

Venerdì 22 giugno
SOLZA (BG) – Castello Colleoni / Al Vecchio Tagliere
ore 21.15
Ingresso libero

MASSA-BON duo
Simone Massaron, chitarra – Piero Bittolo Bon, sax alto e baritono

Sabato 23 giugno
FINALE LIGURE – FINALBORGO (SV) – Chiostri di Santa Caterina
ore 21.15
Ingresso libero

MATTIA CIGALINI trio BAD ROMANCE
Mattia Cigalini, sax alto – Michele Tacchi, basso elettrico – Giorgio di Tullio, batteria

Sabato 7 luglio
COSTA VOLPINO (BG) – in fase di definizione
Ore 21.15
Ingresso libero

ARTCHIPEL ORCHESTRA
Direzione: Ferdinando Faraò

Sabato 14 luglio
MALEGNO (BS) – Museo Le Fudine
ore 21.15
Ingresso libero

ERMANNO MARIA SIGNORELLI solo DA CAPO
Ermanno Maria Signorelli, chitarra

Giovedì 19 luglio
CALOLZIOCORTE (LC) – Santuario del Lavello
ore 21.15
Ingresso libero

FABIO BRIGNOLI trio
Fabrio Brignoli, tromba, flicorno – Fidel Fogaroli, rohdes piano – Stefano Bertoli, batteria

Venerdì 20 luglio
CLUSONE (BG) – MAT Museo Arte Tempo – Sala Legrenzi e Parco Nastro Azzurro
ore 21.15
Ingresso € 10,00

HAPPY BIRTHDAY AUAND
Incontro con Marco Valente, coordina Nicola Gaeta.
Proiezione del video AUAND MEETS N.Y.C. prodotto a New York per celebrare il decennale della casa discografica Auand Records

a seguire

Concerto GABRIO BALDACCI E FRANCESCO BEARZATTI duo (inedito)
Concerto FRANCESCO BEARZATTI Duke Ellington sound of love solo
Francesco Bearzatti, sax tenore, clarinetto – Gabriele Baldacci, chitarra

Sabato 21 luglio
CLUSONE – Ecoforum
ore 18.00
Aperitivo in jazz
Ingresso libero

BORIS SAVOLDELLI solo
Boris Savoldelli, voce, elettronica

Sabato 21 luglio
CLUSONE – Teatro Mons. Tomasini
Ore 21.15
Doppio concerto
Ingresso € 20,00

UMBERTO PETRIN EE PHEEROAN AKLAFF REDSHIFT duo (inedito)
Umberto Petrin, pianoforte – Pheeroan AkLaff, batteria

a seguire

SIMONE GUIDUCCI “DJANGO SHOCK” septet
Simone Guiducci, chitarra – Achille Succi, clarinetto basso, sax alto – Beppe Caruso, trombone – Fulvio Sigurtà, tromba – Emanuele Parrini, violino – Danilo Gallo, basso – Riccardo Biancoli, batteria

Domenica 22 luglio
CLUSONE – Corte S. Anna
ore 11.00
Ingresso libero

INCONTRO CON L’AUTORE
NICOLA GAETA Una preghiera tra due bicchieri di gin

Domenica 22 luglio
ROVETTA – Casa Museo Fantoni
ore 18.00
Ingresso libero

SATTA – BELLATALLA – SPERA Re-union trio
Sandro Satta, sax alto – Roberto Bellatalla, contrabbasso – Fabrizio Spera, batteria

Domenica 22 luglio
CLUSONE – Teatro Mons. Tomasini
ore 21.15
Doppio concerto
Ingresso € 20,00

BASSDRUMBONE Ray Anderson, trombone – Mark Helias, contrabbasso – Gerry Hemingway, batteria

A seguire

WALTER BELTRAMI Postural Vertigo 5tet Walter Beltrami, chitarra – Francesco Bearzatti, sax tenore e clarinetto – Giovanni Falzone, tromba – Jim Black, batteria – Stomu Takeishi, basso elettrico

Giovedì 26 Dalmine – Piazza Matteotti ore 21.15 Ingresso libero POST JAZZ MISTRESS Global Warming Osvaldo di Dio, chitarra – Vincenzo Virgillito, contrabbasso – Antonio Fusco, batteria

Venerdì 27 luglio
Onore – Piazza Pozzo
ore 21.15
Ingresso libero

GIRO VAGO TRIO
Massimiliano Milesi, sax tenore – Roberto Frassini Moneta, contrabbasso – Filippo Sala, batteria

Sabato 28 luglio
CLUSONE – Al Roccolo di Giannino (Monte San Lucio)
ore 17.00
Ingresso libero

PAOLO BOTTI EE DANIELE D’AGARO duo Paolo Botti, viola, banjo, dobro – Daniele D’Agaro, sax tenore, clarino

Domenica 29 luglio
PASSO DELLA PRESOLANA – località Donico
ore 11.00
Ingresso libero

ORCHESTRA ENEA SALMEGGIA Alturalmente note di mezza estate
Guest: Veronika Kralova, Alberto Mandarini, Gianluigi Trovesi
Direzione d’orchestra: Gabriele Comeglio
In collaborazione con il Festival Internazionale della Cultura di Bergamo

Venerdì, 25 Maggio 2012 23:19

Storia di musica n. 15 - Rino Gaetano

Scritto da

 

Il cantabarista

 

Rino Gaetano - Storia di musica

Leggi la storia in PDF

Si definiva un Petrolini del rock, la cui grammatica era il nonsenso. Perfetto per il ruolo: con quella faccia un po’ così, incerta tra il magone e l’allegria, la voce indecisa tra il canto e lo strillo, l’intelligenza beffarda, ma con rivoli segreti d’amore per il mondo. Fu, insomma, un coagulo di contraddizioni, il Dna di Rino Gaetano. Tutte feconde: come l’esser nato a Crotone, dove gli splendori della Magna Grecia guardano perplessi i casermoni della civiltà industriale, e le montagne aspre della Sila sgorgano dalla dolcezza del mare, sotto lo stesso cielo «sempre più blu».

A Crotone Rino visse un’infanzia povera, ma ricca di sogni e soprattutto di giochi. Tra i castelli di sabbia sulla spiaggia e gli studi precoci su Pitagora, dal quale aveva imparato che «la filosofia è la sola salvezza dell’anima». Certo, in questo affastellarsi di opposti, darsi un’identità non è facile: a lui gliela diede il candore. E fu il suo salvacondotto verso il cuore del pubblico, che oggi riscopre Gaetano massicciamente, com’è fisiologico in un’èra che di candore non abbonda.

A dieci anni, trasferitisi a Roma, i suoi lo mandarono al seminario di Narni: tonaca nera, otto ore in classe e cinque volte al giorno in chiesa, col divieto di cantare nel coro per quanto stonava. Il professore era don Simeoni, burbero, che se un alunno tralignava lo chiamava alla cattedra e gli misurava un ceffone. Rino tralignava spesso, era il suo modo di esistere. In classe insegnavano Tomaso d’Aquino e lui sottobanco studiava Pitagora, la sera, in camerata, s'ingegnava a musicare il 5 maggio e l’Odissea, traduzione del Pindemonte. O a rifare Dante, a modo suo: «Altrove si udivan strilli d’ogni sorte/ roba che a sentirla a prima si muore/ questo succedeva nella piana di Orte», scriveva, prendendo a gabbo il prof: «Nacque crebbe mangiò studiò dai frati/ poi tutto nerovestito salì al potere/ dove io conobbilo e me la dette a bere».

Tornò a Roma a quindici anni, azzardò studi da geometra, poi da ragioniere ma alla fine preferì il teatro: la Volpe in Pinocchio, Estragone in Beckett, e poi Ionesco, Majakovskij. Recitando En attendant Godot imparò che c’è un antidoto, alla solitudine e all’impotenza: «Troviamo sempre qualcosa che ci dia l’impressione di esistere», e vi costruì la sua saggezza.

Come tanti si fece le ossa al Folkstudio, la cave di Trastevere dove fece amicizia con Venditti e De Gregori, due liceali timidi come lui, che tuttavia «rimorchiava» di più. Le sue prime canzoni piacquero sì e no, «mi accusano di prendere in giro tutti - diceva -, è che amo i paradossi». Lo si capiva dai titoli: Tu, forse non essenzialmente tu, E la vecchia salta con l’asta, I tuoi occhi sono pieni di sale. E dai testi: «Mi alzo al mattino con una nuova illusione/ e prendo il 109 per la rivoluzione». Intanto pensava a un lavoro teatrale, con monologhi come: «Chi fa una scelta politica deve essere in grado di baciarla. Ho avuto modo di conoscere un missionario che ha sposato la propria causa. Ma non l’ha mai baciata».

Era il suo modo di canzonare i colleghi «impegnati», che allora furoreggiavano. E di canzonature straripò il suo primo album, Ingresso libero. Tra politici, magnati, coatti «che non sanno quello che fanno» mentre «i parlamentari ladri sicuramente lo sanno», vip messi alla gogna col sarcasmo, ma anche con la purezza senza se e senza ma dei clown. Quando le basi del disco furono pronte, non si sentì capace di cantarci su, e propose: «Ho un amico che beve, può sostituirmi». Alla fine riuscì, ma al mondo pensoso dei cantautori s'affiancò senza omologarvisi, come una variabile circospetta e pazzerella . Un po’ Pasquino, un po’ Don Chisciotte, un po’ Forrest Gump.

Senza questa innocenza sarebbe stato semplicemente uno dei tanti: meno geniale, meno poeta. Lo salvò il candore, che lo differenziava da tutti e non consentiva incasellature: «Scuola romana? No, appartengo alla scuola del Pinturicchio», rispondeva con uno sbatter di palpebre, alle domande stereotipe dei cronisti. E aggiungeva: «Vabbè, vado a cena con Venditti. Ma parliamo di calcio». A De Gregori, poi, dedicò alcuni versi, d’una perfidia da bambino: «Giovane e bello, divo e poeta/ con un principio d’intossicazione aziendale/ fatturato lordo e la classifica che sale/ il resto lo trova naïf».

Il primo album ebbe un parco successo, lui arrotondava suonando nei ristoranti, con Venditti a fargli da autista sul Maggiolone pagato con Roma capoccia. E intanto rifiutò un impiego in banca, perché giacca e cravatta gli davano il prurito. Passava le sere al bar del Barone, in via Nomentana, trangugiando lattine di birra «perché tutti, qui, giocano a dama, e io la detesto». O raccontandosi barzellette da solo, per tirarsi su. Con gli amici parlava uno slang surreale, d’invenzione collettiva, così criptico che una sera Amelia, la sua ragazza, esplose: «Non vi reggo più», e se ne andò. Lui ne trasse spunto per Nuntereggae più, uno dei suoi capolavori. Subito censurata, troppi gli intoccabili sbertucciati.

Amava le zingarate, che erano, poi, canzoni tradotte in fatti. Come far litigare una coppia di gay, inviando a uno di essi una dichiarazione d’amore scritta su carta igienica. Anche le rare interviste si risolvevano in gag, che per lui significava mettere alla verità il mascara del grottesco: «Ti prende questo pallino di correr dietro alle idee - confidò a un cronista - e così il tuo hobby diventa anche un lavoro. Come un cardiochirurgo che ha sempre sognato di lavorare sui cuori: bel guaio, se si ritrovasse a curare la posta del cuore su Novella 2000». Oppure: «I miei poeti? Ci metto Pavese, Palazzeschi e Iannacci. Pur di non averlo come medico». E infine: «La canzone non cambia il mondo, Berlinguer chiama sempre più gente di De André». Quanto a lui, si definiva un «cantabarista»: «E’ nei bar che impari a scrivere, il bar è un microcosmo dove si parla per flash, ma di tutto, politica, calcio, vita».

Fu, la sua esustenza, una gioconda bohème, con una sola paura, il successo. Quando lo sentì avvicinarsi, fece di tutto per tramutarlo in gioco, convinto che il gioco, nella vita, sia l’unica cosa seria. Andò a "Senza rete", per cantare Spendi spandi effendi, brandendo una pompa di benzina, a Domenica in si presentò portando al guinzaglio una bicicletta. Finché finì a Sanremo. Appena arrivato dichiarò: «Ho capito cosa è successo a Tenco: è morto di noia». Cantò Gianna, una che «aveva un coccodrillo e un dottore, difendeva il suo salario dall’inflazione, non credeva a canzoni o Ufo» ma amava il tartufo, e di notte si rigenerava «in un mondo diverso/ ma fatto di sesso». Cantò col cilindro che gli aveva regalato Renato Zero, la chitarra che gli aveva donato Morandi e dicevano fosse stata di Lennon, il frac sopra la maglietta a righe, i jeans e le scarpe da tennis. Arrivò terzo, dopo i Matia Bazar e Anna Oxa, e il successo lo ghermì: gli autografi, la tivù, i rotocalchi. L’anatroccolo, trasformato in cigno, soffrì quel piumaggio sontuoso, quella regalità mai cercata. «Ognuno di noi ha un pudore da difendere», protestò, e comprò una villa a Mentana per coltivarvi peperoncini e ravanelli. Ma intristiva, beveva troppo, si era fatto magrissimo. Le sue zingarate assunsero un che di plumbeo, e scrivere non era più vita, era solo fatica.

Il gioco era finito, insomma. Arriva il momento in cui don Chisciotte s’accorge che «nei nidi di ieri, oggi non c’è più passeri», ridiventa Alonso Chisciano e riscatta, morendo, la propria innocenza beffata. Quella notte del 2 giugno 1981 la Volvo di Rino finì contro mano. Per schivare un furgone s’appiattì contro un camion, come Buscaglione vent’anni addietro. Lo estrassero dall’auto che agonizzava. Ma al Policlinico non c’era posto, né al San Giovanni, al San Camillo, al Cto della Garbatella, al San Filippo Neri, al Gemelli. Come nella Ballata di Renzo, scritta undici anni prima: stessi ospedali, stessi dinieghi. Al funerale, nella chiesa sul Lungotevere Prati, c’erano Venditti, sconvolto, De Gregori, Endrigo, Cocciante, Pappalardo, Lando Fiorini. Il burbero don Simeoni parlò dal pulpito, e l’omelia si sciolse in singhiozzi. Giorni prima, Rino gli aveva chiesto di sposarlo con Amelia, «basta che non si presenti vestito da prete». Sulla tomba, al Verano, scrissero: «Sognare la realtà, vivere un sogno, cantare per non vivere niente». Era una frase d’una sua commedia, scritta sei anni prima, mai andata in scena.

Jazz, foto da sentire - Fiorenzo PellegattaIl 16 giugno alle ore 21.00 presso la Galleria Fotografica Immagina a Busto Arsizio, la musica live dell' Evergreen Jazz Trio (CARLO UBOLDI pianoforte; MARCO CAPUTO batteria; ANTONIO CERVELLINO contrabbasso), accompagnerà le immagini della mostra JAZZ, FOTO DA SENTIRE di Fiorenzo Pellegatta

L'esperienza sinestesica sarà resa ancora più intensa grazie alle diverse tecniche utilizzate da dal fotografo: tra i numerosi scatti, spiccano i "mossi", degli studi sull'immagine, ma anche sul suono, fotografie che cercano di immortalare l'istante dell'esibizione catturandone anche l'esperienza uditiva. 

Certo, le descrizioni non sono sufficienti: il modo migliore per capire di cosa si tratta è visitare la mostra.

SCARICA L'INVITO, l'ingresso è gratuito

 

Galleria Immagina,
via Petrella, 18
Busto Arsizio

Martedì, 22 Maggio 2012 02:05

Dieci giorni suonati // Pavia

Dieci giorni suonati // Pavia FestivalGiunto alla terza edizione, il festival 10 giorni suonati di Pavia stupisce per il calibro dei nomi in cartellone: Lenny Kravitz, Ben Harper, Paul Weller, Joe Satriani, Lynyrd Skynyrd, Garbage, Incubus, Steve Vai sono solo un assaggio. 

La rassegna musicale apre i batenti il 13 giugno con Lynyrd Skynyrd + Molly Hatchet + Betta Blues Societ e il 26 dello stesso mese sarà la volta degli Incubus.

Il 10, l'11 e il 12 luglio si esibiranno rispettivamente risperrimamnte Wolfmother, Garbage e Paul Weller; nel cuore della settimana successiva pulserà la musica di Ben Harper (18 luglio) e Lenny Kravitz + Trombone Shorty  (19 luglio).

Il festival chiude con tre serate speciali: la prima (22 luglio) sarà dominata dalle chitarre elettriche dei G3: Joe Satriani, Steve Vai, Steve Morse; seguiranno James Morrison + Maverick Sabre + Musicanti di Grema (23 luglio) e Mika (24)

Per ulteriori informazioni:

www.diecigiornisuonati.it

Venerdì 25 maggio - ore 21
Corte Cultura - Palazzo Marliani Cicogna
Piazza Vittorio Emanuele II,  Busto Arsizio (Va)

Musica & Vino - DADO MORONI TRIO.

Dado Moroni: piano
Riccardo Fioravanti: contrabbasso
Stefano Bagnoli: batteria

In caso di pioggia l'evento si svolgerà presso il Teatro Fratello Sole - Via M. D'Azeglio, 1 - Busto Arsizio (Va).

JAZZaltro sta registrando un successo davvero enorme e la formula di unire non solo musica ma altre suggestioni e forme artistiche varie, creando commistioni e, a volte, suggerendo provocazioni, è stata recepita con molto interesse e curiosità.

Il ciclo di Busto Arsizio da questo punto di vista è esemplare. Il primo concerto ha il tema Musica & Vino con tre colossi del jazz nazionali capitanati da Dado Moroni, il pianista di jazz italiano probabilmente più conosciuto al mondo, con una grande conoscenza e passione per il mondo enologico.

L'idea di creare una suggestione con le caratteristiche di una tipologia di vino e le varie sfaccettature della musica è una sfida piuttosto inedita ma intrigante.

Il pubblico sarà invitato ad assaggiare il vino ed il trio proporrà dei brani che, in qualche misura, tenteranno di abbinare delle precise caratteristiche. Pensate ad alcune parole che si usano per definire le caratteristiche del vino quali, "armonia", "effervescenza", "dolcezza", "brio" e noterete che gli stessi aggettivi si possono usare anche per definire le sensazioni generate da un preciso ritmo, una melodia...

I vini saranno offerti dalla cantina GRANDI VIGNE del supermercato IPER, la Grande I di Solbiate Olona (Va).

Paolo Alderighi concerto Art Blakey Jaz ClubL'organizzazione dell'Art Blakey Jazz Club, sempre attenta ai fenomeni musicali che gravitano attorno all'area jazz del varesotto, non poteva lasciarsi scappare l'occasione di avere come ospiti due dei migliori musicisti sulla scena jazz internazionale; è così che Paolo Alderighi (piano) e Eiji Hanaoka (clarinetto e sassofono) sono stati intercettati sulla loro strada verso la Rocca di Angera (dove terranno un concerto il 26 maggio) e chiamati ad esibirsi all'Art Blakey mercoledì 23 maggio.

Paolo Alderighi, giovane pianista conosciuto a livello internazionale, aveva già avuto occasione di esibirsi presso l'Art Blakey nel 2007 con lo Swing Quartet (A.Ferra o. P.AIderiohi. R.Piccolo. G. Cazzola); Eiji Hanaoka è uno dei più affermati musicisti giapponesi nel campo del jazz tradizionale e dello swing. L’orchestra da lui formata oltre 10 anni fa (E.H. International All Stars) esibisce in ogni parte del mondo.

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