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SENZA MUSICA LA VITA SAREBBE UN ERRORE Friedrich Nietzsche

Giovedì Dicembre 08, 2022
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Alfonso Gariboldi

Alfonso Gariboldi

Poesie, racconti, recensioni: la caleidoscopica  proposta di Alfonso Gariboldi per AMA music si traduce in una acuta retrospetiva che indaga vizi e virtù degli album che hanno fatto la storia della musica. Ogni sua recensione è arricchita da un collegamento storico, un aneddoto, una riflessione sagace che contribuisce a delineare lo stile irreprensibile e irriverente della rivista.

Per ulteriori informazioni circa l'attività letteraria di Alfonso rimandiamo al suo sito personale www.alfonsogariboldi.it

URL del sito web: http://www.alfonsogariboldi.it
Giovedì, 07 Febbraio 2013 15:47

Abacab // Genesis

Il 1981 è certamente stato il breakthrough year per Phil Collins. Il suo primo album da solista, Face Value, era stato nei primi mesi dell'anno un successo mondiale, bissato poi in autunno dal nuovo prodotto targato Genesis, denominato Abacab.

Giovedì, 07 Febbraio 2013 15:45

A Kind Of Magic // Queen

Mi sono dibattuto sul fatto se avesse ancora senso recensire le opere degli ultimi Queen, tanto popolari e conosciute le stesse sono diventate a cavallo della scomparsa del leader. Ma se escludiamo Innuendo, che inevitabilmente rappresenta un discorso a parte sia a livello tecnico che emozionale, nella seconda parte della storia della band c’è un album che più di altre è degno d’attenzione e di riflessione.

Giovedì, 07 Febbraio 2013 15:42

Alberto Fortis // Alberto Fortis

Pianista, batterista, compositore, poeta, cantante. Questo il biglietto da visita di un giovane Alberto Fortis allorchè appena ventitreenne incide l’album omonimo che vedrà poi la luce nel 1979.

Alberto Fortis prende forma da una matrice prettamente cantautoriale, ove si consideri che la maggior parte dei brani ricalca lo schema classico delle canzoni da “one-man show”, sequenze di strofe intervallate dal riff di base, più eventualmente piccole variazioni sul tema (per lo più strumentali) espresse una volta o due al massimo. Ne sono esempi In soffitta, La sedia di lillà, Il duomo di notte, A voi Romani, La pazienza. Da questa base si diramano tuttavia composizioni di maggior respiro, tra cui Sono contento di voi o rock atletici come Milano e Vincenzo e Nuda e senza seno. Dettò ciò, potrei anche terminare qui la recensione, dato che tutto quello che vi serviva sapere ve l’ho detto. Senonchè un sottile ma infrangibile filo azzurro lega ognuna di queste tracce. E’ un filo certificatore di qualità assoluta, che non viene meno in nessun momento del vinile. Sia che esso decolli dall’irresistibile verve polemico/sarcastica di A voi Romani, che soltanto i più beceri ed ottusi possono interpretare come semplice attacco campanilistico; sia che esso si dipani alto sopra la povere storia di solitudine ed abbandono della Sedia di Lillà, brano d’un lirismo e di una tensione interpretativa da veterano, sia che atterri felicemente nella ending L’amicizia, inno al più inossidabile dei sentimenti che "vorremmo fosse lei l’amore".

Due sono le peculiarità fondamentali che danno tono e lustro all’opera prima del cantautore ossolese: il coraggio e la poesia. Il coraggio, potremmo dire la temerarietà, che porta il giovanotto a fare delle prime due canzoni del disco due dichiarazioni di guerra: dopo la già citata A voi Romani, la dura invettiva di Milano e Vincenzo è allo stesso tempo una lode sperticata alla sua città d’adozione ed un violento sfogo contro il discografico (romano..) che tarpava le ali all’artista, il tutto reso sotto forma di uno ska irresistibile con piano e tastiera in grande risalto. La poesia s’esprime in gradazioni differenti. Quella senza speranza della suddetta Sedia di Lillà, dove vivissima è la disperazione di chi ha subito un doppio tradimento, dalla vita e dall’uomo e non vuole più lottare (“l’ombra non voleva stare sulla sedia di Lillà”); la prolungata suite strumentale che accompagna il triste epilogo di quest’esistenza rifiutata trasporta l’ascoltatore lungo i viali dell’oblio e della pace tanto anelata e infine raggiunta dal protagonista. La poesia tetra e desolata della filastrocca di morte de In soffitta o quella dell’intricata battaglia morale del personaggio destinato a soccombere ne La pazienza, pezzi dipinti in tonalità melodiche tanto semplici (la scala discendente di basso di Patrick Djivas ne In soffitta è l’abc dello strumento) quanto struggenti.

L’astrattismo dei testi di Fortis ha una nuova, significativa espressione nell’eterea Il duomo di notte, ritratto di un giovane frustrato nelle proprie ambizioni e aspettative dalle deludenti quotidianità di una vita mediocre, ove non bastino entusiasmo a forza a sorreggere i propri sogni e ci si debba rituffare in un ambiente limitativo e canzonatorio. Il tappeto sonoro, pacato e malinconico, è la cornice ideale a farci immaginare il protagonista che si sente piccolo ed insignificante di fronte all’imponenza e la suggestione del tempio notturno. Astrattismo che diventa lucida follia, nell’irripetibile Nuda e senza seno, ove l’eroe è l’ilare psicopatico della porta accanto, il jack the ripper che potrebbe nascondersi in ognuno di noi e non rinuncia a piccole stilettate di misoginia. Se Fortis è un pazzo, è però un pazzo che non disdegna di concedersi riflessioni mature e lungimiranti, quando nella quieta Sono contento di voi valuta che “alla fine le battaglie, i premi e le viltà saranno dei ricordi”. E se possiamo facilmente concordare che non si tratta proprio di un’esternazione nuova di zecca, va altresì ribadito che non è davvero consueto reperire elucubrazioni del genere tra i testi di bizzarri musicisti poco più che ventenni.
Uno dei migliori dischi d’esordio che io abbia mai avuto la fortuna di ascoltare.

Giovedì, 07 Febbraio 2013 15:39

Brother Where You Bound // Supertramp

Nel momento in cui avevano finalmente (e meritatamente…) varcato la soglia del grande successo, alla fine dell’1983 i Supertramp subiscono una perdita potenzialmente devastante, vale a dire l’abbandono del chitarrista/tastierista Roger Hodgson, una delle due anime creative della band. Ma come vedremo più avanti, per Brother Where You Bound, edito dai quattro superstiti nel 1985, è appropriata la definizione di disco dimostrativo, più che di transizione.

Giovedì, 07 Febbraio 2013 15:36

Thirty Three & 1/3 // George Harrison

Ex non è solo un avverbio. E’ anche una disgrazia epica, se te lo applicano a 27 anni, ossia quando sei ancora ragazzino per lo show business della musica, ma soprattutto se accanto ti aggiungono la parola: Beatle. George aveva risposto da par suo, uscendosene col pluripremiato All Things Must Pass.

Martedì, 05 Febbraio 2013 11:10

God Shuffled His Feet // Crash Test Dummies

Nel secondo album dei Crash Test Dummies, Brad Roberts prende decisamente il comando delle operazioni firmando tutti i brani ed interpretandoli da voce solista, supportato dall’ottima backing vocalist Ellen Reid. Il suono di questa nuova fatica si distanzia piuttosto nettamente dall’opera prima The Ghost That Haunt Me e sono almeno un paio le motivazioni che spingono a preferire God Shuffled His Feet: la prima, che salta subito all’ orecchio, è che è stata fatta piazza pulita da tutti i lustrini e gli insistiti arrangiamenti “irish”che pervadevano il disco di due anni prima.

Martedì, 05 Febbraio 2013 11:03

Real Life // Simple Minds

Nono album da studio del gruppo scozzese, Real Life vede i nostri ridotti sostanzialmente a duo, composto da Kerr e Burchill con il fido Mel Gaynor alla batteria. Questo disco è il classico esempio di insieme di canzoni discrete, ben suonate ed arrangiate, ma, curiosamente, lascia una generale sensazione di incompletezza.

Venerdì, 01 Febbraio 2013 15:53

The green album // Weezer

La prima cosa da dire è che io credo di conoscere l’inglese, ed il motivo per cui commento un disco denominato “verde” con la frase “il mondo in rosa” sarà chiaro più tardi, se avrete la bontà di leggere fino in fondo. La seconda cosa da dire è che una cosa piuttosto sensata sarebbe quella di non comprare questo CD.

Venerdì, 01 Febbraio 2013 15:47

A Momentary Lapse Of Reason // Pink Floyd

La falsa (ri)partenza

Si pensa erroneamente che l’ultimo disco dei Pink Floyd sia datato 1994, mentre la storia del gruppo ha in realtà termine con The Wall, risalente a quindici anni prima. L’estromissione di Wright, la riduzione di Gilmour e Mason allo status di poco più che session man, celebrava il dominio di Waters ma decretava intanto la fine della band.

Venerdì, 01 Febbraio 2013 15:44

Primary Domain // Miracle Workers

Il manifesto del nuovo garage

Primary Domain, uscito al termine del 1989, rappresenta l’opera più compiuta dei Miracle Workers.

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