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Venerdì, 01 Febbraio 2013 15:44

Primary Domain // Miracle Workers

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Il manifesto del nuovo garage

Primary Domain, uscito al termine del 1989, rappresenta l’opera più compiuta dei Miracle Workers.

La band di Portland riesce a combinare le sonorità prettamente sixties/early seventies di 100 Micrograms con un pesante post-punk di grande effetto, creando un opera che non presenta la minima sbavatura, né lascia filtrare concessioni alla commercialità (tanto e vero che non saranno tratti singoli e le vendite resteranno orribilmente basse). Il pericolo era evidentemente di trovare qui delle copie carbone di You Knock Me Out o Lies Lies, ma fortunatamente non avviene niente di tutto ciò. Il primo lato è una delle più riuscite misture di hard rock e garage mai ascoltate; il riff incalzante di Most Righteous Way, vagamente precursore di atmosfere grunge, l’uso eccezionale dell’armonica a bocca (69 Ways), il grezzo rhythm’n’blues di Long Gone On Her Night Train, cesellano una sequenza che lascia senza fiato.

Ma proprio all’imbrunire della prima facciata, ecco veleggiare tra le acque placide d’un mare scevro da tempesta una ragazza dallo sguardo languido, ci raggiunge, ci guarda negli occhi ed il nostro Gerry ne resta folgorato; dopo tanta rabbiosa energia intravede finalmente un mondo migliore dietro i miti occhi scuri della giovane. L’eccellente armonia di Your Brown Eyes alza il livello artistico della proposta della band, che si dimostra anche fine tessitrice di avvolgenti trame melodiche, la voce dilatata dall’eco ci trasportata direttamente in un inatteso eden di pace e soavità.

La seconda parte amplifica e consolida le tematiche della prima, aprendosi con l incubo di Mary Jane, comprendente il riuscito duetto piano-chitarra lungo l’intero brano, che si dilata lungo otto minuti acidi e dissonanti, sino alla repentina coda rafforzata dai cori. L’ipnotica Tick tock riapre scenari psichedelici, avvicinandosi al Waters di Julia Dream, o al Gabriel di Trespass, con visioni di angeli ed un alone di misticismo. Il disco si conclude però con due nuove dimostrazioni di potenza, la velocissima She Came To Stay, messaggio punk in quattro quarti raddoppiato che non mancherà di rallegrare chi si era esaltato con la feroce Already Gone. Il sipario su Primary cala con l’esuberante Earlier today, la cui “primaria” peculiarità è quella di essere un rock classico e pulito, a dimostrazione che i Miracle non si fossilizzano necessariamente su sonorità rozze ma riescono anche a raffinarsi senza scadere nel risaputo. Con questo disco i lavoratori del miracolo chiudono un decennio valoroso, affermandosi come portabandiera del garage-punk, al pari dei newyorkesi Fuzztones, che avevano emesso un’opera altrettanto valida pochi anni prima (Lysergic Emanations) o gli stessi Chesterfield Kings. Peccato che il genere andrà sbiadendo nei primi anni novanta (Roll out the red carpet rappresenterà un passo indietro), sfociando in molti casi nel nascente movimento grunge, ma questa è già un’altra storia.

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Letto 1786 volte Ultima modifica il Venerdì, 01 Febbraio 2013 15:57
Alfonso Gariboldi

Poesie, racconti, recensioni: la caleidoscopica  proposta di Alfonso Gariboldi per AMA music si traduce in una acuta retrospetiva che indaga vizi e virtù degli album che hanno fatto la storia della musica. Ogni sua recensione è arricchita da un collegamento storico, un aneddoto, una riflessione sagace che contribuisce a delineare lo stile irreprensibile e irriverente della rivista.

Per ulteriori informazioni circa l'attività letteraria di Alfonso rimandiamo al suo sito personale www.alfonsogariboldi.it

Sito web: www.alfonsogariboldi.it

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