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Giovedì, 07 Febbraio 2013 15:45

A Kind Of Magic // Queen

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A Kind Of Magic // Queen A Kind Of Magic // Queen

Mi sono dibattuto sul fatto se avesse ancora senso recensire le opere degli ultimi Queen, tanto popolari e conosciute le stesse sono diventate a cavallo della scomparsa del leader. Ma se escludiamo Innuendo, che inevitabilmente rappresenta un discorso a parte sia a livello tecnico che emozionale, nella seconda parte della storia della band c’è un album che più di altre è degno d’attenzione e di riflessione.

A Kind Of Magic, uscito nel 1986, è il disco che meglio definisce la Fase 2 dei Queen, che consiste in un binomio semplicissimo: hard rock con elettronica applicata. Certo, sono state necessarie opere di transizione (l’eccessivo ma eccessivamente bistrattato Hot Space dell’82), piccoli passi verso la forma migliore (The Works, 1984), ma già al primo ascolto di A Kind Of Magic è evidente che i nostri hanno finalmente imboccato il sentiero giusto.

Trascinato da un singolo esplosivo edito pochi mesi prima (One Vision), l’opera non registra un solo momento di cedimento. L’opener dell’album è un potente rock ascritto all’intera band, in realtà sostanziale creazione di Taylor con input decisivi di Freddie, che da questo momento aprirà ogni concerto. Brano strettamente legato al successivo è A Kind Of Magic, sempre dalla penna di Roger; pezzi accomunati da una sintonia riguardevole a livello di testi, che esprimono vitalità e unione, positività verso il futuro. La ritmica ed il crescendo accattivanti ne faranno facilmente il secondo grande hit tratto dal disco. Il resto del primo lato è appannaggio di John Deacon. One Year Of Love è sua e rappresenta una delle più suggestive love songs della band, caratterizzata (novità assoluta) da un assolo di sax nella parte mediana. Produzione atipica nel queen-sound, coinvolgente nella sua atmosfera-fifty, è valorizzato dalla strepitosa interpretazione di Freddie che raggiunge vette di neve perenne senza ricorrere al falsetto... proprio Mercury e Deacon firmano i due brani successivi. Pain Is So Close To Pleasure offre il gustoso contrasto tra una ritmica incalzante e la dolcezza della melodia, così come anche il testo gioca sugli alti e bassi che, ad intervalli anche brevissimi, contraddistinguono l’umano procedere. Tutt’altro clima per la struggente Friends Will Be Friends, caratterizzata da un attraente riff di Brian, ove si sposano alla perfezione le liriche che esaltano il valore terapeutico dell’amicizia, cura fondamentale per i graffi della nostra esistenza, e l’ardente anima rock/soul di Freddie, per creare un inno degno successore di Champions dieci anni dopo.

Qualità da vendere anche nella seconda parte dell’album. Apre Brian con la celebrata Who Wants To Live Forever, nuova riflessione sulla precarietà del nostro essere, e la difficoltà di creare rapporti umani che perdurino nel tempo; (da Let Us Cling Together in poi sarà per il chitarrista una tematica piuttosto ricorrente). La prima parte della canzone, interpretata dallo stesso May, è dubbiosa e disillusa, ma a far da contraltare al clima mesto del brano arriva un travolgente finale dominato da Freddie che attesta, in un efficace crescendo strumentale, come vivere con amore sincero renda “immortali”. Per tutto il disco d’altronde, il leader mette a tacere la sua vena “angosciata” a vantaggio di una sicurezza straripante. Segue l’usuale metallo made in May, ossia Gimme The Prize, con la curiosa parte strumentale pre-assolo, esigenze di colonna sonora, nonché il gioco elettronico di Taylor, Don’t Lose Your Head, arrangiamento spaziale su base rock, pezzo tra i più significativi esponenti della Fase 2; ai puristi che storcono il naso si può ribattere che dopo dieci anni di glam rock duro e puro una ventata d’aria fresca negli arrangiamenti non poteva che far bene, basta non eccedere...
A chiudere l’opera ecco la track migliore, trattasi di 100% Freddie. Rock mozzafiato, con veloci cambi di tempo, Princes Of The Universe vede Bulsara senza dubbio al massimo della forma. Arrogante, orgoglioso, autocelebrativo, rappresenta un punto cardine del Mercury-pensiero e chiude in modo degnissimo l’album surclassando le amarezze e le negatività dell’altra metà del suo ego.

A Kind Of Magic è un disco vigoroso ed entusiasta, pieno di speranza e di comunicatività. Trattando temi più profondamente personali rispetto a The Works; i Queen riescono a colpire e coinvolgere maggiormente critica e pubblico. Oltre che dalle charts lo si rileverà dalle tournèes che ne deriveranno, in assoluto tra le più seguite della band, che saranno documentata nel Live Magic e nell’epico Live At Wembley

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Alfonso Gariboldi

Poesie, racconti, recensioni: la caleidoscopica  proposta di Alfonso Gariboldi per AMA music si traduce in una acuta retrospetiva che indaga vizi e virtù degli album che hanno fatto la storia della musica. Ogni sua recensione è arricchita da un collegamento storico, un aneddoto, una riflessione sagace che contribuisce a delineare lo stile irreprensibile e irriverente della rivista.

Per ulteriori informazioni circa l'attività letteraria di Alfonso rimandiamo al suo sito personale www.alfonsogariboldi.it

Sito web: www.alfonsogariboldi.it

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