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SENZA MUSICA LA VITA SAREBBE UN ERRORE Friedrich Nietzsche

Martedì Novembre 29, 2022
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Martina Bernareggi

Martina Bernareggi

Durante gli anni dell'università inizia a lavorare presso una testata locale continuando l'attività giornalistica in ambito musicale e  sportivo come freelance.
Iscritta all'ordine dal 2007 crea il progetto AMA music per dar voce alle realtà locali o parlare dei grandi nomi con il gusto e l'approfondimento che difficilmente si trovano nel web.

Lunedì, 15 Dicembre 2008 00:00

Baton Rouge, ecco a voi Hobo Ramblin'

E' prossima l'uscita ufficiale dell'opera prima dei Baton Rouge, <i>Hobo Ramblin'</i>. La delta blues band anticipa quattro titoli della track list, già disponibili in anteprima sul loro sito (www.myspace.com/batonrougedeltabluesband): le cover di <i>Drop Down Mama</i> e <i>Done Somebody Wrong</i> con Davide Speranza rispettivamente al mandolino ed alle percussioni e due dei brani scritti da Mario Bartilucci (vocalist): <i>Guidin' Hand</i>, con Elena Zoia ai cori, e l'eponimo <i>Hobo Ramblin'</i>

Venerdì, 19 Dicembre 2008 00:00

Un nuovo album per gli U2

A cinque anni dal successo di <i>How to Dismantle an Atomic Bomb</i> gli U2 tornano sulla scena internazionale con il loro quattordicesimo album, <i>No Line On The Horizon</i>. La registrazione del nuovo lavoro ha avuto inizio l'anno scorso a Fez (Marocco) per poi proseguire a  Dublino, negli studi della band; un salto oltreoceano per qualche rifinitura presso il Platinum Sound Recording Studio di New York e la finalizzazione all'Olympic Studio di Londra. Il tutto sotto l’occhio vigile di Brian Eno che ha prodotto l’album con la collaborazione di Steve Lillywhite. <br><br> <i>No Line On The Horizon</i> sarà disponibile in 5 formati, per accontentare tutti, dal fan sfegatato al curioso, dal collezionista al neofita: il Cd standard con libretto, un doppio vinile con libretto ad edizione limitata, e tre versioni ad edizione limitata con materiale bonus.

Mercoledì, 31 Dicembre 2008 00:00

Addio a Freddy Hubbard

Con lui se ne va pezzo di storia, quella storia che Hubbard, assieme a colleghi del calibro di John Coltrane, Art Blakey, Sonny Rollins, Ornette Coleman, Eric Dolphy, Herbie Hancock, ha contribuito a scrivere. La sua consacrazione nell'olimpo del jazz avviene all'inizio degli anni '60, in piena stagione hard bop; la sua carriera prosegue attraverso il free jazz fino a sfiorare le prime propaggini fusion. All'età di 70 anni, in un ospedale della California, Fredie Hubbard dice addio ad una vita ricca di successi ma segnata dalla sofferenza, rivivendo per sempre nel suono della sua tromba grazie alle sue incisioni in capolavori come <i>Free Jazz</i> (Ornette Coleman), <i>Blues and the Abstract Truth</i> (Oliver Nelson), <i>Ascension</i>  (Coltrane), <i>Out To Lunch</i> (Eric Dolphy) e <i>Maiden Voyage</i> (Herbie Hancock)

Venerdì, 02 Gennaio 2009 00:00

Sharrock-Gallagher: c'è feeling

Sembra andare a genio a Liam Gallagher il nuovo batterista degli Oasis, Chris Sharrock, entrato nella formazione a sostituire il figlio d'arte Zak Starkey. Oltre al lato tecnico, il facinoroso cantante della band di Manchester apprezza del nuovo arrivato l'attitudine etilica: «Mi piace, tiene l'alcol e beve birra» avrebbe dichiarato Liam. Unica pecca, il batterista ha suonato in passato per Robbie Williams, acerrimo nemico dei fratelli Gallagher, ma questo non sembra importare a Liam che considera il nuovo arrivato l'unica cosa positiva legata all'ex Take That.

Lunedì, 01 Giugno 2009 00:00

Ron Asheton RIP

Assieme al fratello Scott e all'Iguana Iggy Pop aveva dato vita, sul finire degli anni sessanta, al sound protopunk degli Stooges. Oggi, all'età di 60 anni, Ron Asheton muore per cause naturali nella sua casa di Ann Arbor. Il suono distorto della sua chitarra, marca distintiva della band, lo ha portato al ventinovesimo posto della classifica dei più grandi chitarristi di tutti i tempi, stilata da Rolling Stone nel 2003.

Martedì, 06 Gennaio 2009 00:00

Ron Asheton RIP

Assieme al fratello Scott e all'Iguana Iggy Pop aveva dato vita, sul finire degli anni sessanta, al sound protopunk degli Stooges. Oggi, all'età di 60 anni, Ron Asheton muore per cause naturali nella sua casa di Ann Arbor. Il suono distorto della sua chitarra, marca distintiva della band, lo ha portato al ventinovesimo posto della classifica dei più grandi chitarristi di tutti i tempi, stilata da Rolling Stone nel 2003.

Una nostalgia del tango, una Milonga portera: l’atmosfera che si diffonde nella gremita pizza di Olgiate Olona ha l’incedere deciso e passionale di un immaginario danzatore di chacarera. «Non basterebbero venti serate come questa per regalarvi un assaggio della varietà esistente nella musica tradizionale argentina» afferma Miguel Angel Acosta, sempre molto attento a far comprendere al pubblico i messaggi che le loro canzoni intendono veicolare. Tuttavia, nonostante il limite temporale dell’esibizione, possiamo tranquillamente affermare che questi quattro musicos hanno fatto tutto il possibile rendere questo assaggio decisamente intenso e gustoso, un'esperienza viva e persistente ben oltre il termine del concerto.


La trilogia di apertura è seguita da Alfonsina y el mar, brano dedicato all’omonima poetessa morta suicida in modo drammatico e al contempo poetico: alla melodia iniziale segue la parte di improvvisazione in cui il giovane e bravissimo violinista, Lautaro Acosta, riesce ad imprimere tutta la tensione drammatica richiesta dalla tematica trattata.

Dal mare si passa alla Pianura venezonala con El Diablo Suelto, facendo tappa per un solo di chitarra peruviano «per non fare torto a nessuno», come afferma l’ironico e carismatico Miguel Acosta.

Il viaggio in terra argentina continua con una sosta a Santiago del Estero, città settentrionale caratterizzata da un grigiore cui gli abitanti reagiscono con note allegre ed abiti dai colori sgargianti. Per l’occasione Carlos “El Tero" Buschini dismette i panni del bassista per vestire il ruolo di un più tradizionale “bombista”: il bombo leguero, sorta di tamburo ricavato dal tronco di un albero e pelli di capra, è strumento tipico del folklore argentino che deve il proprio nome alla sua capacità di trasmissione sonora (fino ad una lega di distanza).

E’ il momento di El Choclo, un tango punteggiato da note di violino pizzicato che scoppiettano come chicchi di mais in una padella rovente. Seguono quindi una coppia di classici che soprattutto il pubblico più attempato dimostra di conoscere molto bene: Flor de Lino e Palombita Blanca sono eseguiti in modo impeccabile, la compattezza del suono e l’interplay tra i componenti del gruppo aumentano l’intensità dell’interpretazione, un godimento quasi palpabile per gli ascoltatori definitivamente sedotti dalla musica del Cuarteto Nuevo Encuentro.

Il bombo, strumento ancestrale ormai reso familiare al pubblico, è protagonista del successivo brano El Gato, una danza normalmente eseguita in coppia. Onomatopeica è la successiva chacarera, seguita dal più sociale 9 luglio, brano dedicato all'indipendenza del popolo argentino. C’è spazio ancora per una milonga ed una composizione originale del chitarrista, Che Tango, incentrata sulla tematica del linguaggio e delle peculiarità fonetiche argentine, sostenuta dal bandoneón di David Peccetto.

Il pubblico rapito dall’esibizione chiede a gran voce il bis. Ne saranno concessi tre prima che il Cuarteto lasci tornare alla quotidianità padana un paese che per due ore ha vibrato di passione argentina.

Jazz d'incanto

JOE LOCKE, DADO MORONI e ROSARIO GIULIANI

www.joelocke.com

Luogo: Art Blakey Jazz Club, Busto Arsizio (VA)
Data: 28 giugno 2010
Evento: Rassegna Jazz
Voto: 9

L’Art Blake Jazz Club di Busto Arsizio è questo: ci vai una sera per assistere ad un concerto e bere una birra e può essere che ci trovi Joe Locke in carne ed ossa, magari in trio con Dado Moroni e Rosario Giuliani.
L’appuntamento è tra i più importanti del cartellone, oltre ad essere l’ultimo nel calendario la stagione.
Ed inizia magicamente, grazie all’atmosfera fiabesca che le prime note del vibrafono fanno calare come d’incanto sulla sala. Non ci vuole molto perché Locke catturi la platea: stivale pitonato, charm da rock star a metà tra Tom Waits e d Iggy Pop, il musicista newyorkese inizia a saltellare su e giù per il vibrafono sfoggiando al contempo un eccezionale virtuosismo e delle ottime doti attoriali.

Al brano di apertura a firma Locke, Sword of Whispers, una composizione che il vibrafonista dedica a Little Jimmy Scott, segue The Peacocks brano dall’incedere lontanamente esotico che vede Giuliani destreggiarsi al sax soprano.

I tre continuano in un gioco di richiami e contrappunti, domande e risposte, per arrivare a manifestazioni di virtuosismo concitato, in cui la fisicità diventa un fattore fondamentale sul palco: Locke rimbalza accanto alle lamelle percosse dai suoi quattro inarrestabili battenti ed il pianoforte di Moroni inizia ad inclinarsi e sobbalzare, come se le note suonate riuscissero ad animarlo.

E’ il momento di Alone, composizione di Dado Moroni onirica, quasi ipnotica, che ben si adatta ai suoni della serata, cui segue un ultimo swing prima della pausa.

Al rientro scopriamo che l’interplay del trio non è cambiato, anzi! My Angel, morbida composizione di Giuliani, è una carezza delicata prima che la sfida all’ultima nota ingaggiata da Locke e Moroni ricominci a pieno regime. Nel finale c’è spazio per un brano scritto da Locke dedicato alla sorella, Beatrice Rose, simile ad una nenia rubata ad un antico carillon, e per Brother Alfred, di Dado Moroni, ultima della serie registrata all’Oratorio S. Cecilia di Perugia.

Il pubblico è soddisfatto, nonostante il trio vibrafono-pianoforte-sax non sia esattamente una formazione facile da ascoltare. La grandiosa empatia ed il talento con cui i tre sono riusciti a coinvolgere la platea è per questo motivo ancora più apprezzabile: solo il vero bisogno di musica riesce a portare a risultati così autentici; ne è riprova il fatto che dopo due ore e mezza di concerto, Locke continuava a suonare, solo sul palco, davanti ad una sala vuota…

ABRAM BURTON & ERIC MCPHERSON QUARTET

www.abrahamburton.com

Luogo: Art Blakey Jazz Club, Busto Arsizio (VA)
Data: 19 giugno 2010
Evento: Rassegna Jazz
Voto: 6

Partita finita, l’Italia ha pareggiato. Lo schermo (e il ricordo) del match si sollevano rapidamente al di sopra del palcoscenico, svelando i musicisti pronti a dare inizio alla grande musica di cui tutti li sappiamo capaci. Dezron Douglas è già entrato appieno nella parte: da lui scaturiscono le prime decise note di contrabbasso; subito dopo Abraham Burton lo incalza con poche battute ostinate di sassofono, prendendo la rincorsa per lo slancio dell’ensemble nel vivo del brano. Trattasi di A Night in Tunisia, composizione di Dizzy Gillespie, animata dalle sapienti dita del Abraham Burton & Eric Mcpherson Quartet e Franco Ambrosetti, special guest della serata. All’assolo di sax e tromba, segue quello del giovane pianista David Bryant, mentre la chiusura è affidata alla maestria di Eric Mcpherson, che sembra voler sottolineare come, con pelli e percussioni, possa farci tutto ciò che vuole.

Il feeling tra i componenti del quartetto è tangibile e non potrebbe essere altrimenti, se si pensa che Burton e Mcpherson sono letteralmente cresciuti assieme per le strade del Greenwich Village: amici fin dall’infanzia, hanno dato vita di recente a questo progetto che riunisce musicisti di primo piano sulla scena jazzistica internazionale.

Tuttavia, non vale lo stesso per Franco Ambrosetti che, dopo un inizio brillante, inciampa sulle composizioni originali di Burton e compagni. Il secondo brano, un omaggio alla città di Avellino con cui il quartetto americano si dichiara «innamorato dell’Italia», è un lento che sembra spiazzare Ambrosetti, apparentemente impacciato ed incapace di una reazione che gli permetta di entrare nel mood del brano. Va un poco meglio con la successiva ballata, anche se il connubio tra Abraham Burton & Eric Mcpherson Quartet e Franco Ambrosetti continua a non fare scintille.

Il quarto brano si apre con un funambolesco assolo di tromba che racchiude in sé i presupposti di una ritrovata sintonia tra le parti. Purtroppo il pezzo segna anche la chiusura del concerto, dato che i musicisti concederanno al pubblico solo il bis rituale prima del congedo.

Nel complesso la musica del Abraham Burton & Eric Mcpherson Quartet è riuscita come sempre ad emozionare, merito anche della passione e della partecipazione con cui i musicisti vivono ogni brano, una passione fisica, in particolar modo per quanto riguarda Dezron Douglas, autentico propulsore della formazione.

L’Art Blakey Jazz Club ha dimostrato ancora una volta di saper stupire tanto i propri soci quanto gli ospiti saltuari che, per caso o di proposito, si imbattono in una delle sue celebri serate all’insegna di eccellente musica jazz. L’appuntamento è quindi per il 28 giugno con il trio Loke-Giuliani-Moroni, nomi che difficilmente potranno tradire le aspettative.

Domenica, 30 Maggio 2010 00:00

Milano è una selva oscura

LE MALECORDE con LAURA PARIANI

www.malecorde.it

Luogo: Palketto Stage, Busto Arsizio (VA)
Data: 30 maggio 2010
Evento: Bibliobook - Incontri d'autore
Voto: 8

E' riduttivo parlare di presentazione, di reading, di spettacolo multidisciplinare; la densità evocativa che ha pervaso il palcoscenico del Palketto Stage lunedì 30 maggio sarà anche nata da uno sforzo intellettuale, ma, quando la platea viene coinvolta in quel modo, è perchè la mente riesce a volare altrove.

Laura Pariani vuole dare un assaggio del suo Milano è una selva oscura, libro entrato nella cinquina dei finalisti del Premio Campiello 2010, e vuole anche che il boccone sia succulento, vuole la suggestione come ingrediente imprescindibile. E' così che la storia del suo protagnista, il Dante, passa attraverso le pagine lette dalla stessa autrice, intercalate da alcuni altissimi momenti musicali ad opera de Le Malecorde cui fanno da sfondo una serie immagini in movimento, 13 video ideati da Laura Pariani, Greta Rosso e Nicola Fantini.

La lettura ha quindi inizio: sulle parole di Milano è una selva oscura i musicisti entrano in scena con discrezione, uno alla volta, e prendono posto accanto ai loro strumenti per il primo contrappunto al testo di Laura Pariani. La Milano del 1969 più che uno sfondo per le vicessitudini di Dante, ex libraio divenuto barbone, e dei personaggi che lo accompagnano nella solutudine della selva in cui si muove, è un personaggio a tutti gli effetti, vivo e presente, con un cuore che pulsa.

Per la seconda lettura la parola è affidata allo stesso Dante, sotto forma di burattino con le sembianze del poeta fiorentino. Sono una trentina in tutto i personaggi evocati in questo modo, una trentina di marionette realizzate sulla base di disegni di Laura Pariani, diventati protagonisti dei video in proiezione durante la serata.

Ineccepibili Le Malecorde continuano con un adattamento musicale della poesia dialettale di Carlo Porta, passando dai classici della scena milanese anni '70 per planare con disinvoltura su un arrangiamento violino e chitrra di Wonderful World. Alcune perle come La ballata del Cerruti di Giorgio Gaber e l'Armando di Enzo Jannacci lasciano un senso di soddisfazione quasi fisica tra il pubblico, che non può in alcun modo opporsi all'effetto trascinate della musica. Il momento culmina con una reazione entusiastica sulle note finali di Ho visto un re, durante la quale la stessa autrice del romanzo, apparentemente imperturbabile anche nel fluire partecipato delle sue parole, si lascia trascinare euforicamente dalla grandiosa intrpretazione de Le Malecorde.

Gioco riuscito, connubio emozionante. Non resta ora che immergersi nella lettura del libro Milano è una selva oscura, certi che le aspettative non potranno essere in alcun modo tradite.

Sito ufficiale di Laura Pariani: www.omegna.net/pariani

Le Malecorde sono:

Giovanni Battaglino: voce, chitarra acustica, basso Matteo Bagnasco: voce, chitarra classica, basso Valeria Benigni: voce Simone Rossetti Bazzaro: violino Paolo Mottura: basso, chitarra acustica e classica Lucia Battaglino: voce, flauto, percussioni Emilio Berné: batteria



Sito ufficiale de Le Malecorde: www.malecorde.it

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