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SENZA MUSICA LA VITA SAREBBE UN ERRORE Friedrich Nietzsche

Martedì Novembre 29, 2022
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Martina Bernareggi

Martina Bernareggi

Durante gli anni dell'università inizia a lavorare presso una testata locale continuando l'attività giornalistica in ambito musicale e  sportivo come freelance.
Iscritta all'ordine dal 2007 crea il progetto AMA music per dar voce alle realtà locali o parlare dei grandi nomi con il gusto e l'approfondimento che difficilmente si trovano nel web.

Lunedì, 29 Novembre 2010 00:00

Tubi e serpi al Magenta Jazz Festival

ALIFFI- D'AURIA SEXTET
CON MICHEL GODARD

Luogo: Teatro Lirico, Magenta (MI)
Data: 26 novembre 2010
Evento:  Magenta Jazz Festival 2010
Voto: 7

Maurizio Aliffi: Chitarra.
Francesco D’Auria: Batteria e percussioni.
Marco Ricci: Contrabbasso.
Luca Gusella: Marimba.
Beppe Caruso: Trombone e Tuba.
Marco Brioschi: Tromba.
Roberto Martinelli: Clarinetto e Sax Contralto.
Michel Godard: Tuba e Serpentone.

Se vi stupisce vedere tubi pluviali ed atri oggetti impropri su un palcoscenico allestito per uno spettacolo jazz, probabilmente non avete mai assistito ad un concerto di Francesco d’Auria. Se poi trovate singolare che un componente della sua formazione maneggi un ottone colorato di nero a forma di biscione, forse non sapete nemmeno che, accanto al suo sestetto, il percussionista siciliano ha schierato lo special guest Michel Godard. Niente di più normale, infatti, che vedere il musicista parigino destreggiarsi tra questo affascinante serpentone ed una tuba azzurra, sfoderata, al solito, come strumento solista.

Sembra un riferimento esplicito al curioso strumento il primo pezzo, Mamba Nero, aperto e chiuso dai duettanti D’Auria e Godard e composta da Aliffi; il chitarrista è autore anche della successiva Pesci nell’acqua, brano blando ed ondeggiante, accarezzato dal fruscio delle spazzole sulle pelli e dall’archetto sulla marimba.
L’introduzione della successiva Saturnia è affidata al flicorno di Marco Brioschi, che passa subito dopo alla tromba sordinata per l’atmosfera sognante di Un amore (D’auria), creata anche grazie all’assolo di marimba di Luca Gusella.


I giochi di parole sembrano essere un debole dal leader percussionista, che non a caso intitola To Be il suo successivo brano originale. L’escamotage consiste nel percuotere una serie di tubi pluviali di lunghezza differente con dei battenti di gommapiuma pressata e il risultato è un suono ovattato, dolce ed avvolgente. Per I sogni di Piero, D’Auria mette finalmente le mani sull’hang che dall’inizio del concerto campeggia al centro della scena incuriosendo e stuzzicando la fantasia dei meno avvezzi. Il titolo stesso lascia intuire il suono onirico che quello strano aggeggio a forma di UFO è in grado di produrre, soprattutto se supportato dalle note rarefatte della chitarra e dalle successioni sinuose di Godard.


C’è ancora spazio per una composizione a firma Martinelli e per Upupa prima che D’Auria inizi ad agitare vorticosamente un tubo flessibile sopra la testa (una tecnica che affonda le sue radici in primitive pratiche di tele-comunicazione) per introdurre Sottomarini e pattini; il brano è il pretesto per un lungo assolo del percussionista che passa con disinvoltura dalle mazze da timpano alle canoniche bacchette.

A concerto terminato, la metà dei musicisti esce di scena, l'altra metà non intende le intenzioni e resta al suo posto: "abbiamo preparato i bis - sdrammatizza D’Auria al rientro sul palcoscenico - ma non gli applausi». Tri Bop segna la chiusura definitiva di un concerto che ha incantato e divertito il pubblico, mancando tuttavia di un po' di quella verve che generalmente fa la differenza durante un'esibizione live.

 


Martedì, 30 Novembre 2010 08:39

Via al Festival di Sanremo. E la musica?

di Alfonso Gariboldi

Come ogni anno: discussioni a non finire circa l'edizione numero 61 del Festival di Sanremo, che si terrà dal 15 al 19 febbraio prossimi. Faccio una premessa indispensabile: non sono mai stato a priori contro il Festival. Penso che la musica in tivù sia comunque un fatto positivo, anche se ad esempio ritengo eccessivo, quasi invadente, lo spazio dedicato ai sempre più agguerriti ragazzini cantori d’Italia nelle prime serate delle reti principali (alla faccia della privacy dei minori). Ma il Festival da troppi anni ormai mi dà l’idea di una struttura graziata dalle leggi della fisica: sopravvive procedendo per un’inerzia che non ha mai fine, che non riceve mai colpi di grazia. Ogni anno si cerca il balsamo rigeneratore, la cura miracolosa che lo riporti ai fasti del passato e, cosa ancora più importante, ne riporti i protagonisti in cima alle classifiche possibilmente oltre il limite dell’inverno. Perché, diciamoci la verità: chi a giugno d’ogni anno ricorda almeno cinque canzoni del Festival di novanta giorni prima? In realtà, il momento d’oro di Sanremo va da settembre in poi, quando iniziano a montare le polemiche prima sul conduttore, poi sulle vallette, poi sul numero delle serate e i contenuti “extra” delle stesse, poi sulle modalità con cui si sono stabiliti gli inclusi e gli esclusi…

E la musica? Che dovrebbe esserne il veicolo fondamentale?
Perché in questi ultimi anni, ma potrei dire quasi decenni, le canzoni che escono da Sanremo non occupano più l’immaginario collettivo così a lungo come in passato?
Nomi che sono sempre gli stessi? Formule contorte, big che non avrebbero le credenziali per esser definiti tali e altri che non le hanno più? Perché nella stessa giornata in cui scrivo (23 dicembre), su un frequentato forum musicale sul web ci sono messaggi di persone che scrivono che non lo guarderanno a priori?

Negli anni ottanta, faccio un esempio, da Sanremo sono usciti artisti che poi un accenno di carriera l’hanno anche fatta. Butto lì: Zucchero, Vasco Rossi, Ramazzotti. Questa funzione di lancio mi pare si sia persa un po’, nelle edizioni più recenti. I tempi che verranno potranno anche smentirmi clamorosamente, ma è innegabile che, lo scrivo con dispiacere, il Festival di Sanremo rappresenta ormai un fenomeno più mediatico che musicale, che brucia veloce le proprie tossine di polemiche e interessi e al fischio finale tutto si rimette in moto per una nuova edizione, senza una vera, indispensabile, ricerca stilistica, di rinnovamento "tecnico".

Si dice che dall’incrocio e dallo scambio fiorisca la qualità. E’ anche vero che da due Giapponesi e due Argentini che condividono lo stesso palcoscenico non sai proprio cosa aspettarti, finché ti rendi conto che era esattamente ciò che avresti sperato di ascoltare.

Giovedì, 18 Novembre 2010 10:37

XIII FESTIVAL JAZZ A MAGENTA

26-27-28 NOVEMBRE AL TEATRO LIRICO

Il Teatro Lirico ospita nell´ultimo weekend di novembre il Festival Jazz ‘Città di Magenta´ che quest´anno giunge alla 13ma edizione.

 

 

 

PROGRAMMA

Iniziative Collaterali al Festival

Venerdi 19 Novembre : Nuova Sala Consiliare ore 21.00 Serata dedicata al Centenario della nascita di Django Reinhardt Presentazione del volume: Django Reinhardt Ed. Carish con l´autore Fabio Lossani Segue concerto de Stazione Manouche Domenica 21 Novembre: Piazza Liberazione Pomeriggio 16.00 2° Concerto pre-Festival a cura dei musicisti della Maxentia Big Band

Magenta Jazz Festival

Venerdì 26 Novembre ­ Teatro Lirico ore 21.00

Maxentia Big Band
" L´era dello Swing " ­ Concerto

Sabato 27 Novembre - Piazza Liberazione ore 16.00
Belle Epoque Street Band ­ Street Parade

Sabato 27 Novembre - Teatro Lirico ore 21.00
Francesco D´Auria e Maurizio Aliffi Sestetto
Special Guest da Parigi: Michel Godard ­ Concerto

Domenica 28 Novembre - Piazza Liberazione ore 16.00
Maxentia Brass Band ­ Street Parade

Domenica 28 Novembre - Teatro Lirico ore 21.00
Manomanouche Quintetto - Concerto
Django Memorial Concert

PREZZI: Abbonamento ai 3 concerti del 26,27 e 28 novembre 15 euro
Ingresso concerto singolo 8 euro

Per informazioni: Teatro Lirico, Via Cavallari 2 ­ 20013 Magenta (Mi) Tel. 02 97003255 Orari biglietteria- martedì e giovedì 10-12 e 17-19, sabato 10-12 www.teatrolirico.it


Martedì, 16 Novembre 2010 15:33

Christian Meyer’s Hot Swing Trio

Rotary Club Abbiategrasso

Con il Patrocinio
del Comune di Abbiategrasso

Presenta

Christian Meyer’s Hot Swing Trio
20 novembre 2010 – Ore 21

 

Presso l'ex convento dell’Annunciata di Abbiategrasso

Scarica il volantino

Il ricavato verrà devoluto alla ristrutturazione della chiesa di S. Gaetano



Venerdì, 12 Novembre 2010 00:00

Lo swing felino di Eventi in Jazz

Roberto Gatto - I Jazz Ensamble

I JAZZ ENSEMBLE 2010

Luogo: Teatro Sociale, Busto Arsizio (VA)
Data: 22 ottobre 2010
Evento: Eventi in Jazz 2010
Voto: 8


Hanno esordito in ottetto il 18 aprile di quest'anno: freschi di formazione ma non certo di primo pelo, quasi tutti leader di altre band, i musicisti dell'I Jazz Ensemble 2010 si esibiscono sotto la guida di Roberto Gatto. E' proprio la sua batteria a dominare la scena, in posizione insolita e fin troppo enfatica al centro del palcoscenico.
Il repertorio da cui attinge l'ensamble è decisamente vasto: oltre ai molti brani originali ed agli immancabili standards, si aggiungono composizioni rubate ad altri contesti sonori, dalla canzone popolare alla musica da film, come da migliore tradizione jazz.
Il brano scelto per l'apertura è il più che esaustivo biglietto da visita The Swingng Cats, ma è sulla successiva Mushi Mushi (Keith Jarrett) che la sezione dei fiati, condotta da un incontenibile Falzone, mette in mostra tutto il proprio vigore.
Take The Dark Train, composizione originale di Battista Lena, precede il tema fiabesco di Pure Immagination, musica estrapolta dalla colonna sonora di Willy Wonka e riarrangiata in chiave jazz da Roberto Gatto.

Il batterista romano tiene a sottolineare l'eterogenea provenienza regionale dei musicisti riuniti per l'occasione sul palcoscenico del Teatro Sociale di Busto Arsizio; ma è la cultura romanesca che si vuole celebrare col successivo brano: omaggio a Trovajoli, contaminato dal "sentire" del lungo Tevere, il risultato è un'esplosione burlesca di note e citazioni popolari, in cui l'immaginario sonoro è arricchito dalla fantasia dei singoli musicisti. E' così che le bacchettate di Gatto non risparmiano nemmeno il leggio mentre la tromba di falzone sembra ridere divertita.
Ancora una composizione di Gatto, poi King Porter Stomp di Jelly Roll Morton, quindi il gran finale e l'attacco dei "bis" (senza finta, questa volta). La chiusura del concerto è uno sconcertante siparietto da villaggio turistico che vede i musicisti incitare la platea ad intonare il tema dell'ultimo pezzo, indegna conclusione di due grandiose ore di jazz.

Roberto Gatto batteria e direzione musicale
Gaetano Partipilo
sax alto Max Ionata sax tenore
Giovanni Falzone
tromba
Roberto Rossi
trombone
Alessandro Lanzoni
pianoforte
Battista Lena
chitarra
Dario Deidda
contrabbasso e basso elettrico

 

Martedì, 09 Novembre 2010 00:00

Luca Olivieri ripubblica Trigenta

Dal 9 Novembre sarà disponibile sui principali digital stores il primo disco del musicista e compositore Luca Olivieri dal titolo Trigenta. Il lavoro, rieditato per l'occasione in formato digitale, era stati originariamente pubblicato su cd nel 1996 e era fuori catalogo da anni.

Il lavoro comprende otto brani strumentali realizzati per la compagnia Teatro del Rimbombo e vede la partecipazione di numerosi ospiti tra cui Bruno Gaudenzi (Teatro Alla Scala di Milano), Andrea Cavalieri (Yo Yo Mundi) e Laura Gualtieri (Teatro del Rimbombo).

Luca Olivieri, musicista attivo nel mondo delle colonne sonore (il suo ultimo album La Quarta Dimensione contiene una parte dei suoi lavori recenti per il teatro e il cinema), ha negli anni diversificato la propria attività collaborando con numerose formazioni tra cui Yo Yo Mundi e Nichelodeon.


 

Mercoledì, 10 Novembre 2010 08:06

Immagini intorno a un pentagramma

3 DICEMBRE 2010  |  ORE 21.00

Viaggio attraverso le immagini di FIORENZO PELLEGATTA dal bianco e nero al colore: una splendida raccolta di fotografie jazz da ascoltare con gli occhi.

Carlo Uboldi Trio

 

Dalle ore 22.00 si esibirà il CARLO UBOLDI TRIO

carlo Uboldi (piano)
Yuri Goloubev (contrabbasso)
Marco Caputo (batteria)

a seguire jam session

 

ingresso libero

VILLA MONTEVECCHIO - Via Cinque Giornate, 6 - Samarate (VA)


 

Martedì, 19 Ottobre 2010 00:00

Stresa Art Fest

Stresa Art Fest

05 - 6 Novembre 2010

dalle ore 15.00 - c/o Palazzo dei Congressi

 

 

 

 

Festival "STRESA ART FEST" "Tango y Milonga"

Mostre, conferenze, esibizioni e concerti Evento Del Bicentenario Argentino 1810-2010

SCARICA IL PROGRAMMA



Venerdì, 15 Ottobre 2010 14:35

La lezione di D'Andrea

FRANCO D'ANDREA

www.francodandrea.com

Luogo: Auditorium Cianfarani, Chieti
Data: 25 settembre 2010
Evento: Chieti in Jazz 2010
Voto: 7


Chieti in Jazz 2010 riceve la sua consacrazione sull’altare spoglio dell’Auditorium Cianfarani: non servono fronzoli a Franco D’Andrea, tantomeno ne ha bisogno il suo selezionato pubblico. Austero e solitario come il pianoforte a coda che lo attende sulla ribalta, il canuto pianista si presenta alla platea semplicemente entrando nel vivo della musica: nel gioco di rincorse tra polpastrelli e palmi di mano non risparmia nemmeno un’ottava della tastiera, alternando ai cambi di ritmo il ritorno dei temi.

Round Midnight è solo una tappa del viaggio attraverso il repertorio di Monk, Evans, Ellington, alternato a composizioni originali del performer che sembra voler rendere al pubblico, in poco più di un’ora di sola musica, la sua articolata definizione del termine “jazz”. Il tempo di ringraziare con un frettoloso inchino e D’Andrea è di nuovo alla sua postazione. L’accostamento insistente di alti e bassi cercati agli estremi della tastiera crea una particolare drammaticità, una conversazione tra i personaggi di una racconto da cui affiorano, di tanto in tanto, citazioni di standards.

Prima della rituale uscita di scena finale e successivo rientro tra gli applausi c’è tempo ancora per un paio di brani: un accompagnamento ostinato regge solidamente cinque buoni minuti di pura e virtuosa improvvisazione, mentre la chiusura è affidata ad un’altra composizione a firma D’Andrea.
L’atteggiamento pacato non cambia durante i bis: l’apparente timidezza di uno cortese signore d’antan che fatica a raccogliere gli applausi cela un’ostentata consapevolezza di chi sa di non dovere spiegazioni. Un’ultima planata tra i classici non manca di sfiorare il Gershwin di I Got Rhythm prima che D’Andrea si congedi da un pubblico appagato da un ascolto tanto impegnativo quanto memorabile.

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