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SENZA MUSICA LA VITA SAREBBE UN ERRORE Friedrich Nietzsche

Giovedì Febbraio 22, 2024
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Martina Bernareggi

Martina Bernareggi

Durante gli anni dell'università inizia a lavorare presso una testata locale continuando l'attività giornalistica in ambito musicale e  sportivo come freelance.
Iscritta all'ordine dal 2007 crea il progetto AMA music per dar voce alle realtà locali o parlare dei grandi nomi con il gusto e l'approfondimento che difficilmente si trovano nel web.

Lunedì, 28 Novembre 2011 16:00

Grande musica con Ares Onlus di Legnano

Ares Onlus - eventi per il mondoL’associazione Ares onlus di Legnano, allo scopo di finanziare le proprie iniziative umanitarie, ha organizzato quattro eventi musicali che si svolgeranno presso il teatro Galleria di Legnano. Il primo, intitolato UN INCONTRO IN JAZZ, vede insieme artisti di fama mondiale, Gino Paoli, Flavio Bolto, Danilo Rea, Rosario Bonaccorsio e Roberto Gatto. Da febbraio 2012 altri straordinari eventi musicali con Tullio De Piscopo, Giorgio Conte e Fabrizio Bosso.

PER ULTERIORI INFORMAZIONI:

Associazione Ares
www.eventiperilmondo.it

 

TELEFONO
+39 0331.540333


INDIRIZZO
Via Palestro, 9 - 20025 Legnano (MI)

E-MAIL
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Paul McCartney band on the run tour Milano

Paul McCartney

Luogo: Mediolanum Forum, Assago (MI)
Data: 27 novembre 2011
Evento: Band On The Run Tour 2011
Voto: 10


Paul McCartney - voce/chitarra/basso/mandolino/ukulele/pianoforte  |  Rusty Anderson - chitarra |  Brian Ray - basso / chitarra |  Paul "Wix" Wickens - tastiere | Abe Laboriel Jr  - batteria


Erano passate quasi tre ore e tutti sul palco iniziavano a dare segni di cedimento: gli occhi di Rusty Anderson erano sempre più infossati, Abe Laboriel Jr aveva donato alla spettacolo anche l’ultima goccia di sudore, ma lui, Paul McCartney, continuava a mantenere l’aplomb di un baronetto invitato a Buckingham Palace nell’ora del te. Tra le sue mani è passata almeno una mezza dozzina di strumenti musicali e su ciascuno il suo tocco è stato pressoché impeccabile. Toglieva il fiato sentirlo intonare, solo sul palco con la sua acustica, Blackbird o Yesterday, con quel timbro limpido dall’intonazione innata e totalmente incurante del tempo che passa.

Sono le nove spaccate e McCartney saluta il pubblico del Mediolanum Forum con Hello, Goodby dichiarando, basso Höfner alla mano, l’impronta beatlesiana che avrà la serata; servono per questo musicisti parecchio ferrati con cori e doppie voci, come risulta chiaro fin dalle prime note di All My Loving, introdotta da qualche parola in italiano dell’ex Beatle.

Dopo Jat, McCarney abbandona la giacca nera profilata in rosso per restare avvolto nel bianco della sua camicia, spezzato solo dalle linee sottilissime delle bretelle. All’esplosiva Drive My Car segue un estratto dell’ultimo album firmato Fireman e The Night Before, suonata per la prima volta in Italia.

Per il riff graffiante di Let Me Roll It (Wings) McCartney affida a Brian Ray l’accompagnamento al basso e impugna la chitarra elettrica che sostituirà nel brano successivo con quella utilizzata per la registrazione originale di Paperback Writer: canti, controcanti su un ritmo serrato mettono a dura prova i musicisti che tuttavia non sbagliano un colpo. Il “THANKS” scritto con lo scotch sul retro della chitarra che a fine canzone Rusty Anderson esibisce al pubblico sembra voler dire: «Ce l’abbiamo fatta».

Quasi per dare tregua alla sua band, Paul siede al pianoforte e attacca senza esitazione la struggente The Long And Winding Road, seguita da Nineteen Hundred and Eighty-Five («per i fan dei Wings» - dice) e Baby I’m Amazed, facendo sfoggio di un’estensione vocale incredibile. Tra un brano e l’altro c’è spazio per alcuni micro-siparietti intrisi di brit humor allo stato puro e qualche accenno alla canzone italiana: Piove (Ciao Ciao Bambina) di Modugno mentre saluta gli spalti più lontani e O sole mio quando sotto le sue dita passano le otto corde di un mandolino.

Torna quindi all'acustica e, con un tocco invidiabile e la quasi perfezione esecutiva, Paul McCartney intona I Will, poi ricorda le lotte per i diritti civili vissute in prima persona negli anni ‘60 con Blackbird (peccato che migliaia di battiti di mani non abbiano compreso la solennità del momento) ed infine dedica (in italiano) Here Today al suo amico John.

La scanzonata Everybody’s Gonna Dance Tonigth mette fine al momento più toccante dello spettacolo, complice un balletto irridente del gigante Abe Laboriel Jr che, mentre tiene il tempo con la grancassa, agita le braccia in stile “Saturdaynight Fever” conquistandosi l’applauso divertito dei 12 mila del Forum prima di sostenere l’impegnativa backingvoice di Eleanor Rigby.

Da polistrumentista irriducibile, Macca fa l’omaggio più bello all’amico George Harrison, accompagnando con l’ukulele le prime strofe di Something «perchè - spiega - è così che molti anni fa l’avevamo suonata assieme e così ora la voglio suonare per voi». Quando la chitarra elettrica fa breccia nel brano e il riff si accompagna alle immagini in bianco e nero di Harrison, le vibrazioni in fondo allo stomaco non sono dovute al volume dell’impianto...

Ecco quindi Band On The run, Ob-la-di, Ob-la-da e una propulsiva Back in USSR, sostenuta da una combinazione di immagini e luci che fino a questo momento non era stata all’altezza dello show; McCartney può permettersi variazioni sul tema originale sfiorando note dell’ottava superiore.

C’è ancora spazio per I’ve Got A Feeling e il medley A Day In The Life /Give Peace a Chance prima del gran finale al pianoforte: tra Let it Be e Hey Jude esplode Live And Let Die con giochi pirotecnici e musicisti scatenati per il palcoscenico.

Rientrando per il bis, McCartney e la sua strepitosa band sfoderano il tris All You Need Is Love - Day Tripper - Get Back e, al secondo richiamo del pubblico, dopo una Yesterday da pelle d’oca, l’attacco inconfondibile è quello di Helter Skelter. Paul McCartney chiude il concerto al pianoforte, parlando con il suo pubblico: è lucido, composto, la voce identica all’inizio del concerto (e a trent’anni fa).

Chiunque abbia pensato «meglio andare questa volta a vederlo perchè non so quante occasioni avrò ancora per farlo», di fronte ad un talento del genere e a quel perfetto stato di conservazione, dovrà necessariamente ricredersi.

Leggi "Sotto il palco" di Marco Signorelli


 

SCALETTA

 

Hello, Goodbye (Beatles)
Junior’s Farm (Wings)
All My Loving (Beatles)
Jet (Wings)
Drive My Car (Beatles)
Sing the Changes (Fireman)
The Night Before (Beatles)
Let Me Roll It (Wings)
Paperback Writer (Beatles)
The Long and Winding Road (Beatles)
Come and Get It
Nineteen Hundred and Eighty-Five (Wings)
Maybe I’m Amazed
I’ve Just Seen a Face (Beatles)
I Will (Beatles)
Blackbird (Beatles)
Here Today
Dance Tonight
Mrs Vandebilt (Wings)
Eleanor Rigby (Beatles)
Something (Beatles)
Band on the Run (Wings)
Ob-La-Di, Ob-La-Da (Beatles)
Back in the U.S.S.R. (Beatles)
I’ve Got A Feeling (Beatles)
A Day in the Life / Give Peace A Chance (Beatles)
Let It Be (Beatles)
Live and Let Die (Wings)
Hey Jude (Beatles)

All You Need Is Love/She Loves You (Beatles)
Day Tripper (Beatles)
Get Back (Beatles)

Yesterday (Beatles)
Helter Skelter (Beatles)
Golden Slumbers / Carry That Weight / The End (Beatles)

 

Un incontro in Jazz

Luogo: Teatro Verdi, Padova
Data: 18 novembre 2011
Evento: Padova Jazz Festival 2011
Voto: 8


Gino Paoli - voce  |  Flavio Boltro - tromba  |  Danilo Rea - piano  |  Rosario Bonaccorso - contrabbasso 
Roberto Gatto - batteria


Chissà se all’epoca in cui scriveva La Gatta, Gino Paoli avrebbe mai pensato di ritrovarsi, a distanza di 50 anni, a swingare in giro per il mondo assieme a quattro tra i migliori jazzisti sulla scena internazionale. Che l’abbia fatto o meno, lo spettacolo Un incontro in Jazz, con quell’alto mix di mestiere, passione e divertimento, è un perfetto connubio tra due generi, il jazz e la canzone cantautorale, che tendono solitamente a non parlarsi. E quando, sul palco, musicisti del calibro di Danilo Rea, Roberto Gatto, Rosario Bonaccorso e Flavio Boltro si divertono, è matematico che anche il pubblico venga travolto dalla stessa euforia.

La serata, che si sarebbe snodata tra standard e celebri composizioni dell’autore de Il Cielo in una stanza, ha due introduzioni: la prima, in diretta, della presentatrice del Padova Jazz Festival; la seconda, in lingua spagnola, registrata durante un precedente concerto a Cartagena, è parte integrante dello show «perché – afferma Paoli – quella voce ci fa arrapare, e l’arrapamento è condizione necessaria per un buon concerto».

Su uno swing fluido e sensuale, la melodia di Time After Time è intagliata dalla voce ruggine di Paoli; quando si interrompe è per lasciare che i musicisti si presentino, uno per uno, attraverso i loro solos. Il brano scelto per inaugurare la serie a firma Paoli, è Sapore di sale, seguito da La Gatta: simile ad una filastrocca scherzosa, la canzone si trasforma in un gioco di intese tra i musicisti con cambi di tempo e di ritmo, a seconda dello strumento solista, un’irriverente tromba growl e un contrabbasso percosso dalle sapienti dita di Bonaccorso, che non risparmia slide, armonici e slap; il cantante, dal suo sgabello, guada ammirato l’esecuzione rivoluzionata della sua composizione.

La lingua spagnola ritorna sulle note di Contigo en la distancia (Luis Miguel) seguita dalla bella prova vocale di Vivere Ancora: è però la tromba di Boltro ad aprire e chiudere il brano concedendosi sul finale una divagazione effettata, con sovrapposizioni e intrecci giocati sul delay.

Senza fine, (cui aveva reso omaggio anche Markelian Kapedani con il suo pianoforte solo in apertura di serata) è il pretesto per un funambolesco assolo di batteria: a metà del brano la scena è lasciata interamente a Roberto Gatto che, per stupire, sceglie di semplificare: posa le bacchette e a mani nude, pelle contro pelle, libera il suono più puro e primordiale delle percussioni. La platea è quasi ipnotizzata.

Smile (Nat King Cole) e Que reste-t-il de nos amours? (Charles Trenet) precedono l’ultima tranche di brani di Paoli: E m’innamorerai, Che cosa c’è, Ti lascio una canzone (accompagnata solo da Danilo Rea) e, gran finale, Il cielo in una stanza.

I bis sono acclamati a gran voce da tutto il teatro, che faceva registrare il tutto esaurito già da giorni.

Duetto tra Michael jackson e Freddie MercuryDev’essere una questione tricotica: l’irriducibile chitarrista riccioluto dei Queen (o meglio, dei “furon Queen”) sembra essere legato alla sua carriera artistica almeno quanto lo è al suo leggendario parruccone: entrambi danno evidenti segni dei cedimento, ma lui non vuole farsene una ragione. Stessa cosa accade al meno eloquente Roger Taylor, storico batterista della formazione, che non ha mai rinunciato ad una chioma ravvivata a furia di colpi di sole.
Chi, invece, ha saputo dare un netto taglio alla zazzera è stato il grande assente, l’introverso John Deacon, che ha donato indelebili riff di basso alla sua band (finchè l’ha considerata tale) per poi cancellarsi dalla scena pubblica: mai più avrebbe calcato un palcoscenico dopo il doveroso tributo a Freddie Mercury (Wembley, 1992).

Dalla morte del leader dei Queen, l’accoppiata Taylor-May ha iniziato a vagare senza sosta (e a volte senza pudore) per il mondo del music-biz, senza perdere occasione per ri-scoprire, ri-suonare, ri-editare, ri-spolverare … insomma, ri tutto il possibile. Bisogno di soldi o accanito attaccamento nostalgico ai fasti del passato? Io credo la seconda.

Ma vediamo in cosa consiste esattamente l’ultima ri-scoperta resa pubblica da Brian May qualche ora fa: tra le registrazioni inedite della voce di Mercury sono stati ri-trovati dei duetti con Michael Jackson. Mi sembra sentire ciò che si è mateializzato tra i neuroni eccitati del Dr chitarrista-astrofisico che ha dato i natali a We Will Rock You quando è venuto a sapere che la proprietà dei diritti di Jackson avrebbe dato il consenso per l’inizio della lavorazione del materiale: “Due bei cadaveri tutti per me! Non vedo l’ora di occuparmi di quelle tracce...un sacco di tracce da sovrapporre ed arrangiare: ho il dovere morale di far ri-vivere le loro voci”.

La versione rilasciata ufficialmente, tuttavia, è un po’ diversa.
A chi lo accusa di voler condurre tutta l’operazione a soli scopi promozionali e di lucro, Brian May risponde che l’obiettivo con cui lavora a questo progetto nulla ha a che fare con il vil denaro: «Lavoro sulle idee nell’ottica di vedere come possono andare a finire. Quando sentiamo che per qualcosa ne vale la pena, trovo sia bello riuscire a farcela».
«Va bene dottor May» annuisce il complice batterista ossigenato - di nuovo nella mia immaginazione - già seduto dietro le pelli con le bacchette tra le mani.

La domanda che sorge spontanea e proprio questa: ne vale la pena? Vale la pena di pubblicare due tracce registrate durante un incontro tra amici, in un clima probabilmente confidenziale, un giorno in casa Jackson? Che apporto qualitativo possono dare alla produzione di due geni indiscussi del pop? E che valore possono aggiungere al loro lascito artistico?

E soprattutto, chi può sapere quali fossero gli scopi con cui Mercury e Jackson hanno registrato quelle due tracce?
Con tutto il rispetto, Dr May, di certo non tu.

Larry Schneider, Ferdinando Faraò, Marco Vaggi e Luigi Bonafede Quartet

Luogo: Circolone, Legnano (MI)
Data: 21 aprile 2011
Evento: Si sbagliava da professionisti
Voto: 7


La più celebre tradizione jazz, dal Capolinea di Milano ai club newyorkesi, intrisa dell’eclettismo di Ferdinando Faraò, passa e lascia il segno al Circolone di Legnano, trasformatisi in occasione della rassegna Si sbagliava da professionisti in luogo di culto per amanti del genere.

Il trio di Faraò per la serata si fregia della collaborazione di Larry Schneider: la storia del sassofonista originaio di Long Island parla attraverso il suo curriculum, che riporta collaborazioni con musicisti del calibro di Billy Cobham, Horace Silver e Bill Evans.

A dieci anni dalla pubblicazione su Il Giornale, AMAmusic riscopre la famosa raccolta di storie scritte da Cesare G. Romana sui personaggi chiave della storia della musica. Un racconto ogni 15 giorni.

Su AMAmusic da VENERDI' 11/11/2011

Storia n°1 - Alice Cooper

Storia n°2 - Serge Gainsbourg


Martedì, 08 Novembre 2011 00:00

Padova Jazz Festival 2011

Padova Jazz Festival 2011 - XIV EdizionePadova Jazz Festival
XIV edizione

 

 

PROGRAMMA

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Domenica 13 novembre

Gran Teatro Geox ore 21.00
Ryuichi Sakamoto
Ryuichi Sakamoto - piano
Jacques Morelenbaum - violoncello - Vincitore della selezione internazionale violino

 

Martedì 15 novembre
Gran Teatro Geox ore 20.45
Doppio Concerto THE MANHATTAN TRANSFER Alan Paul Cheryl Bentyne Tim Hauser Janis Siegel

NEW YORK VOICES Damon Meader Lauren Kinhan Peter Eldridge Kim Nazarian

 

Mercoledì 16 novembre

Hotel Plaza ore 19.00 “APERITIVO IN JAZZ

ore 21.00 “NOTTE di NOTE” NICOLA GAETA “Una preghiera tra due bicchieri di gin” edizioni Caratteri Mobili

FRANCESCO SOVILLA “Dare del “lei” al jazz” parole, musica, video

 

Giovedì 17 novembre

Hotel Plaza ore 18.30 “APERITIVO IN JAZZ

ore 23.00 “NOTTE di NOTE” “El porcino organic” Enrico Terragnoli chitarra elettrica Helga Plankesteiner sax baritono e voce Mickie Loesch Hammond e Rodhes Paolo Mappa batteria

Teatro Verdi ore 20.45 - Doppio concerto “MUSICA NUDa” Petra Magoni voce Ferruccio Spinetti contrabbasso

CLAUDIO FASOLI FOUR
Claudio Fasoli saxes Michele Calgaro chitarra Lorenzo Calgaro contrabbasso Gianni Bertoncini batteria Featuring: Glenn Ferris trombone Kyle Gregory tromba

 

Venerdì 18 novembre

Hotel Plaza ore 18.30 “APERITIVO IN JAZZ

ore 23.00 “NOTTE di NOTE” Giovanni Perin 4et Giovanni Perin vibrafono Ludwig Hornmung piano Igor Spallati contrabbasso Tilo Weber batteria

Teatro Verdi ore 20.45 - Doppio concerto MARKELIAN KAPEDANI piano solo Markelian Kapedani piano

GINO PAOLI “Un incontro in Jazz”: Gino Paoli - voce, Danilo Rea - pianoforte, Roberto Gatto - batteria, Rosario Bonaccorso - contrabbasso, Flavio Boltro - tromba. Leggi la recensione

 

Sabato 19 novembre

Hotel Plaza ore 18.30 “APERITIVO IN JAZZ

ore 23.00 “NOTTE di NOTE” MARKELIAN KAPEDANI TRIO Yuri Goloubev contrabbasso Markelian Kapedani pianoforte Asaf Sirkis batteria

Teatro Verdi ore 20.45 - Doppio concerto Dida Dida Pelled voce, chitarra Fabio Morgera tromba Emiliano Pintori organo Hammond Walter Paoli batteria

BENNY GOLSON 4et Benny Golson sax tenore Fritz Pauer pianoforte Gilles Naturel contrabbasso Douglas Sides batteria

 

Domenica 20 novembre

Gran Teatro Geox ore 21.00 Christopher Cross

 

EVENTI SPECIALI

18/19/20 novembre Hotel Plaza LORENZO SCALDAFERRO & PHOCUS AGENCY presentano “JAZZ & FOTO WORKSHOP” Seminario teorico-pratico su jazz e fotografia aperto a tutti. www.phocusagency.com

Venerdi 18 dalle 15 alle 18, sabato 19 dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 17, domenica 20 dalle 10 alle 12 Per info e prenotazioni: www.looo.it/padovajazz.html

Dal 12 al 30 novembre Hotel Plaza MICHELE GIOTTO presenta “IL RESPIRO DEL JAZZ” Mostra Fotografica Inaugurazione: sabato 12 novembre, ore 18.30.

Dal 14 al 19 novembre JAZZ AT BAR Ogni sera musica dal vivo nei bar e ristoranti della città: Cafè Tinto, Ristorante Pane Vino e San Daniele, BAR Caffè Diemme, Ristorante Il Calandrino, Box Restaurant Caffè, Risorta Osteria del ReFosco, Trattoria Isoletta

Lunedì, 07 Novembre 2011 12:50

Magenta Jazz Festival 2011

Magenta Jazz festival - XIV edizioneMagenta Jazz Festival
XIV edizione

Giunto alla 14ma edizione, il festival è organizzato dal Comune di Magenta, in collaborazione con la Maxentia Big Band che ne cura la direzione artistica. Da quest'anno è inserito nel circuito 'Il ritmo delle città'.

 

PROGRAMMA

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  • domenica 13 novembre ­ ore 16.00
piazza Liberazione - Magenta (gratuito)
Maxentia "Young Blood" Big Band - concerto
la Big Band giovanile propone un repertorio classico di swing e funky
  • venerdì 18 novembre - ore 21.00
Nuova Sala Consiliare - via Fornaroli - Magenta
ingresso libero fino a esaurimento posti
serata dedicata alla tradizione gospel, conferenza storico-musicale sulla tradizione vocale del gospel a cura di Marco Brambilla; segue concerto del Free Gospel Band
  • domenica 20 novembre ­ ore 16.00
piazza Liberazione - Magenta (gratuito)
Maxentia Combo Jam - concerto
  • venerdì 25 novembre - ore 21.00
Teatro Lirico - via Cavallari, 2 - Magenta
ingresso: euro 8,00
Sacred Concert di Duke Ellington nella versione di Høybye/Pedersen
con la Maxentia Big Band - Fiorenzo Gualandris, direttore e con il coro Free Gospel Band - Marco Brambilla, direttore
Monica Della Vedova,soprano
  • sabato 26 novembre - ore 16.00
piazza Liberazione - Magenta
Chicago Dixieland Brass Band - Street Parade
Formazione:
Giancarlo Mariani (tromba), Francesco Licita (clarinetto), Alberto Schinelli (sax tenore), Eucherio Gatti (trombone), Alberto Guareschi (banjo), Francesco Borgonovo (tuba), Alessio Pacifico (rullante)
  • sabato 26 novembre - ore 21.00
Teatro Lirico - via Cavallari, 2 - Magenta
ingresso: euro 8,00
Martha J. e Francesco Chebat Quartetto ­ concerto
Dance your Way to Heaven
con Martha J. (voce), Francesco Chebat (pianoforte), Roberto Piccolo (contrabbasso) e Tony Arco (batteria)
  • domenica 27 novembre - ore 16.00
piazza Liberazione - Magenta
Maxentia Brass Band - Street Parade
  • domenica 27 novembre - ore 21.00
Teatro Lirico - via Cavallari, 2 - Magenta
ingresso: euro 8,00
Trovesi-Coscia-Bertoli Trio - concerto
In cerca di cibo
con Gianluigi Trovesi (clarinetto e sax), Gianni Coscia (fisarmonica) e Stefano Bertoli (batteria e percussioni)

Abbonamento per i tre concerti (dal 25 al 27 novembre): 15,00 euro, singolo concerto 8 euro
Prevendita abbonamenti:
biglietteria Teatro Lirico martedì e giovedì ore 10-12 / 17-18 e sabato ore 10-12
Per informazioni: 02.97003255

Prenotazione on-line dal 15 novembre su:

Chichiro Yamanaka Trio @ Art Blackey Jazz Club

CHIHIRO YAMANAKA TRIO

www.myspace.com/chihiroyamanaka

Luogo: Art Blakey Jazz Club, Busto Arsizio (VA)
Data: 31 OTTOBRE 2011
Evento: Rassegna Jazz
Voto: 8


Chihiro Yamanaka - pianoforte
Mauro Gargano - contrabbasso
Mickey Salgarello - batteria

Quando si aggirava tra i tavoli dell’Art Blakey Jazz Club alla fine del concerto, vestito nero, teiera stretta timidamente tra le mani e cappello a punta regalatole per la notte delle streghe, Chihiro Yamanaka sembrava, più che una malvagia fattucchiera, una splendida e minuta fatina con un sorriso dolce e riservato. Ma se qualcuno l’avesse vista qualche istante prima, mentre piegava al suo volere gli 88 tasti del pianoforte, avrebbe avuto, quanto meno della sua grandezza, una percezione totalmente differente.

Lo slancio e l’intensità che avrebbero permeato il sound della serata si sono mostrati a tutti i presenti sulle prime note di Take Five: il celeberrimo cinquequarti di Dave Brubeck è per l’occasione rivisitato e modulato, ma mai distorto o forzatamente distaccato dall’originale. La stupefacente padronanza, la determinazione e la tecnica di Chihiro Yamanaka divampano sul palco nel rispetto della tradizione, e conferiscono al brano una nuova forza propulsiva.

Nell’introdurre Antonio’s Joke, composizione della pianista ispiratale dalle vicende di un suo estroverso amico e coinquilino siciliano, la Yamanaka accenna una sorta di captatio benevolentiae rivolta al club che le sta sta ospitando: «Art Blakey è il mio batterista preferito, ho tutti i suoi dischi. Quindi per me è doppiamente un piacere essere qui». Quello che colpisce immediatamente nell’ascolto di Antonio’s Joke è la spiccata propensione melodica della compositrice: il brano è familiare e piacevole fin dal primo ascolto senza sacrificare costruzioni sofisticate e virtuosismi impegnativi.

L’approdo successivo è alla musica classica con Liebesleid (Love’s sorrow) di Fritz Kreisler, ma la marca inconfondibile dell’arrangiamento è quella di Chihiro Yamanaka: il tema viene subito affermato dal pianoforte con un carattere caliente, poi il brano si snoda tra solo di pianoforte e batteria che creano una dinamica accattivante, mentre la pianista vive e partecipa la musica con una fisicità che aumenta ancor più il coinvolgimento della platea.

Il rientro dalla pausa è segnato da un omaggio ad Aldo Romano con Somebody’s Proof, seguito da una rivisitazione di Giant steps di John Coltrane. La successiva Rainbi and Rain, ancora a firma Yamanaka, inizia con lo sgocciolare delle note fluide del contrabbasso di Mauro Gargano, seguite da un pizzicato che ricorda il picchiettio della pioggia sul suolo; come un rombo di tuono il pianoforte poco dopo entra “a piene mani” e si conquista la scena.

Lo swing di Flight Of The Foo Birds (Count Basie) è l’ennesima scelta azzeccata per il divertimento della platea che a questo punto non ha nessuna intenzione di farsi sfuggire l’occasione di ascoltare un altro brano del trio e a gran voce chiede il bis. Ce ne saranno due prima che la pianista giapponese e i suoi due scudieri lascino il palco trra gli applausi di un pubblico affascinato: l'ennesima prova della grande musica che risuona da anni tra le pareti dello sperduto vicolo Carpi di Busto Arsizio.

Qualunque cantautore farebbe carte false per avere nel proprio repertorio un brano come Generale, chiusura perfetta di un concerto, finale d’effetto con pubblico in tripudio. Invece, chi ha effettivamente firmato quel pezzo può permettersi di utilizzarlo, con ritmo più agile e scanzonato, per rompere il ghiaccio: una cordiale stretta di mano ad una nuova platea.

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