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Mercoledì, 13 Febbraio 2013 16:27

Walls and Bridges // John Lennon

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Walls and Bridges // John Lennon Walls and Bridges // John Lennon

La pubblicazione, il 5 ottobre 1974, del quinto disco solista di Lennon, Walls And Bridges sarebbe stata l’ ultima prima della pausa quinquennale che il leader dei Beatles si sarebbe concesso prima della (tragicamente) breve rentrée. E val la pena subito di dire che si tratta di un eccellente modo di lasciarsi alle spalle il music business, con quello che sarebbe stato in assoluto il suo disco migliore, non fosse stato per l’irripetibile Plastic Ono Band.



La carica emozionale rappresenta di nuovo una ricca musa ispiratrice per John, che esorcizza con brani superbi, sia liricamente che a livello musicale, i fantasmi e le irrequietudini derivanti dalla separazione dalla moglie, e la grandezza dell’opera sta nel fatto che tale processo di liberazione si attua non solo, e non tanto, con melodie tristi e pensierose, ma anche, e soprattutto, con selvagge espressioni di hard rock, tribali e primitive come nel caso della stupenda What You Got, di forza il pezzo migliore dell’album, che pare arrivare direttamente dai solchi strazianti di Plastic Ono Band.

Cruento, graffiante, il dolore della rockstar si cosparge su tre minuti di confessione, con bonghi, percussioni e fiati a rinsegnargli una delle verità più perfide:”Non ti rendi conto di ciò che hai, finchè non lo perdi”.
Ma tra l’album d’esordio e questa quinta prova c’è una differenza basilare: Walls And Bridges attraversa un minuzioso acquarello di stili, suoni ed arrangiamenti, lontano dal rigoroso minimalismo del primo. Lo si denota dall’ascolto dell’hit single Whatever Gets You Through The Night, che parte con uno scatenato assolo di sax e si dipana attraverso un modernissimo (per l’epoca) dance-sound che proietterà dritto al numero 1 delle charts un Lennon che non chiede altro di passare la notte in qualsiasi modo, libero dagli incubi. American production, of course, in questo erano davvero più avanti dei colleghi del continente. Nell’altalenante periodo che attraversava, la fortuna (se così si può dire…) di John fu anche quella di circondarsi di amici/colleghi egualmente famosi e, diciamo pure, eccentrici. Oltre che come compagni di nottate e stravaganze, si distinguevano, opportunamente, anche per la collaborazione artistica. Così ecco la presenza di Reginal Kenneth Dwight, che procura un adeguato backing alla vivace Surprise Surprise, ammiccante alla nuova relazione di John con l’assistente (di Ono) May Pang. Ecco niente meno che quel genio, detto senza ironia, di Harry Nillsson che collabora alla stesura di Old Dirt Road, sommessa, meditativa dissertazione con un testo“à la-Dylan”, che cioè crea una sapiente atmosfera poetica senza in effetti rivelare chissà quali verità, ma dalla musicalità seducente.

Restando sui toni moderati dell’ opera, come non menzionare, con onore, l’elegante Nobody Loves You, amaro contraltare di She Loves You di dieci anni prima, interpretata con enfasi da musical da un Lennon che l’avrebbe vista volentieri nel repertorio di Sinatra. E’ un ottima chiusura per il disco, se tralasciamo l’accenno alla old rocking "Ya-ya”, con il bambino Julian alla batteria. Certamente sfoggia una volta di più le capacità di Lennon di architettare complessi e coinvolgenti numeri melodici, che per intenderci nulla da invidiare hanno al più celebrato (in questo campo) autore di Long And Winding Road.

Ma la palma del pezzo soft più intrigante del disco spetta alla celeste n.9 Dream, così intensamente estatica nel suo incedere meravigliato, incerto. Ornata da una fluttuante parte di chitarra che è palese omaggio al “fratellino” Harrison, consta di ben quattro sezioni differenti che colmano in un refrain abbellito da una arpeggiato di violoncello. Lì si desta il protagonista, nel bel mezzo di un giardino giapponese, accompagnato dagli eterei richiami della sua nuova musa (che fornisce in effetti nel brano cori e voci sfuggenti). Emesso come secondo singolo nel gennaio ’ 75, si concedette il lusso di piazzare What You Got sul lato B, tanto vasta era la disponibilità di materiale di prim’ordine.
Apprezzabile anche il delicato affresco di Bless You, cortese richiesta all’ attuale, eventuale compagno della moglie ad essere “gentile e di buon cuore”, mostra comunque la sua fiducia che un giorno riconquisterà il perduto amor, tramite una nuova, eterea armonia pervasa di balsamica positività.
Per contro, un altro paio di lividi, intensi esercizi di rock disperato come Scared o Going Down On Love, che rispecchiano la paura della solitudine, dell’invecchiare, sempre diluiti in melodie affascinanti e tutt’altro che scarne, con ritmica, pianoforte e chitarre in grande evidenza. Singolare la distorsione di Steel And Glass, nuova versione di How Do You Sleep, che ne sfrutta il riff e come questa colpisce con evidente piacere un soggetto ben definito. Allora era Paul, ora tra le maglie del testo si potrebbe leggere un attacco di Lennon a sé stesso e alla sua “abbronzatura newyorchese”.

Ogni track di Walls And Bridges è un tassello che ricostruisce una parte della vicenda umana del tribolato John di quegli anni, e la musica ne risulta veicolo straordinariamente funzionale, sincera e diretta.
Non sono molte le rockstar che hanno saputo raccontarsi senza pudori ed ipocrisie come ha fatto Lennon nelle sue troppo poche opere solistiche. Ecco, al di là del discorso meramente tecnico, il maggior rimpianto che sorge allo scoccare de i primi trent’anni senza di lui.

Informazioni aggiuntive

  • Autore: John Lennon
  • Etichetta: Apple/EMI
  • Anno di pubblicazione: 1974
  • Album: Walls and Bridges
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Alfonso Gariboldi

Poesie, racconti, recensioni: la caleidoscopica  proposta di Alfonso Gariboldi per AMA music si traduce in una acuta retrospetiva che indaga vizi e virtù degli album che hanno fatto la storia della musica. Ogni sua recensione è arricchita da un collegamento storico, un aneddoto, una riflessione sagace che contribuisce a delineare lo stile irreprensibile e irriverente della rivista.

Per ulteriori informazioni circa l'attività letteraria di Alfonso rimandiamo al suo sito personale www.alfonsogariboldi.it

Sito web: www.alfonsogariboldi.it

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