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Giovedì, 31 Gennaio 2013 16:05

Plastic Ono Band // John Lennon/Plastic Ono Band

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Sarebbe potuto essere tranquillamente il titolo, o il sottotitolo, della prima vera opera da solista di Lennon, pubblicata l’11 dicembre 1970, ossia otto mesi dopo l’ufficiale dissoluzione del complesso.

Il breve lasso di tempo non è casuale: nel caso non fosse ancora chiaro al mondo che i fab four rappresentassero ormai una fase chiusa per sempre, questo capolavoro provvede a spazzare ogni residua incertezza. Disposto ad aprirsi al mondo con una franchezza in qualche occasione addirittura crudele, in soli quaranta minuti John fa a pezzettini il Mito, strappandosi definitivamente da dosso la maschera che per troppi anni aveva indossata. Ne scaturisce un’opera colma di disillusioni, di verità amare, cronache di fobie e crisi, stati d’animo troppo a lungo repressi quando faceva il baronetto yeh-yeh. Ma è qui lampante anche il desiderio di comunicare, i suoi punti fermi, le aspettative e le speranze per l’avvenire. Le undici canzoni che compongono il disco sono quanto di più lontano ci si possa aspettare come opera prima di un ex-Beatle.

Non si tratta di un album né armonioso, né rilassante, bensì di un autoritratto coraggioso e scarno, non a caso con arrangiamenti ridotti all’essenziale e unici musicisti (oltre a John) i soli Klaus Voorman e Ringo a fornire basso e batteria, quasi a lasciare la ribalta ai contenuti. Ed ecco allora John risvegliare in piena libertà le sue emozioni più sopite; ecco la sofferenza tuttora viva per i traumi familiari patiti da giovane (Mother, My mummy’s dead), il sordo rancore che spesso ne derivava (l’atletica Remember). Lo troviamo in Working Class Hero rappresentare l’esistenza tignosa della lower class, che aveva soltanto fatto in tempo ad assaggiare, con la inevitabile e ipocrita messa al bando per la BBC per quel paio di “fuck” che oggi si fa a gara a mettere nei dischi. La denuncia dei fanatismi che aveva vissuto, nell’elettrica I found out (“ho conosciuto la religione, da Gesù a Paul”..) e nella irripetibile God, in cui elenca tutte le idolatrie ed i fenomeni assurti a divinità, che aveva abbracciato nei suoi anni da Beatle John e poi visto crollare rovinosamente, ultimo e più clamoroso tra questi gli stessi Beatles: troviamo Dylan e Elvis, ma anche simboli religiosi, politici, di guerra e magia. In fondo al brano, la dichiarazione d’intenti: “Il sogno è finito, ma ora sono rinato, ero il tricheco, ora sono John”. Ma in nessun brano come in Isolation Lennon si preoccupa di ribadire la propria riacquisita dimensione umana: (“La gente crede che per noi sia tutto facile, non sanno che abbiamo paura”). Come la suddetta God, anche questo è un brano molto lirico, guidato da un piano semplice ma coinvolgente suonato dallo stesso John, senza fronzoli e sovrapproduzioni; mai come in quest’opera ciò che conta per lui era il messaggio da mandare e non la confezione in cui incartarlo. Ora lo attende il presente ed il futuro, e tra moderate auto iniezioni di ottimismo (Hold on) e fiducia nel suo attuale ménage familiare-artistico con Ono (Look at me e la meravigliosa Love, probabilmente la miglior dichiarazione d’amore mai composta dall’artista), non gli resta che iniziare il proprio cammino.

Non possiamo a questo punto non notare che la giapponese era riuscita a rimpiazzare in un sol colpo sia Cynthia Lennon che Paul, con quali discutibili risultati si vedrà nel nuovo decennio. Dove la presenza della signora Lennon si manifesta indirettamente, ossia nel rock pesante di Well well well, sentita e dura come il granito, filtra anche qualche segno della prossima battaglia dell’ex-beatle, ossia la militanza politico-sociale e l’impegno serrato per i diritti civili. Connotazioni che si faranno palesi nelle sue prossime opere come il singolo Power to the People ed il bistrattato album Sometime in N.Y.City, vero e proprio manifesto della sinistra americana anti-Nixon del 1972, ma che restano fortunatamente in quest’opera irripetibile molto ai margini. Qui siamo alla presenza di una catarsi assoluta, una terapia d’urto, resasi necessaria per affrancarsi definitivamente dalla beatle-gabbia e rinascere. Lo spessore di Plastic Ono Band non verrà mai più eguagliato, né da John né dai suoi (ex) compagni. Era quintessenzialmente Lennon, ed inevitabilmente resta il miglior disco solista di un ex-beatle.

Informazioni aggiuntive

  • Autore: John Lennon/Plastic Ono Band
  • Etichetta: Capitol
  • Anno di pubblicazione: 1970
  • Album: Plastic Ono Band
Letto 1350 volte Ultima modifica il Giovedì, 31 Gennaio 2013 16:09
Alfonso Gariboldi

Poesie, racconti, recensioni: la caleidoscopica  proposta di Alfonso Gariboldi per AMA music si traduce in una acuta retrospetiva che indaga vizi e virtù degli album che hanno fatto la storia della musica. Ogni sua recensione è arricchita da un collegamento storico, un aneddoto, una riflessione sagace che contribuisce a delineare lo stile irreprensibile e irriverente della rivista.

Per ulteriori informazioni circa l'attività letteraria di Alfonso rimandiamo al suo sito personale www.alfonsogariboldi.it

Sito web: www.alfonsogariboldi.it

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