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Mercoledì, 13 Febbraio 2013 16:31

Collage // Le Orme

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Collage // Le Orme Collage // Le Orme

La grande stagione del rock progressivo italiano ha inizio da qui, con questo ottimo apripista ad opera Pagliuca-Tagliapietra, denominato Collage, ossia il secondo (o terzo, le solite beghe da condominio circa l’ufficialità o meno di vecchi vinili emessi all’inizio di grandi carriere) album delle Orme.



Capostipiti di un movimento artistico che li vedrà in prima linea per l’intero decennio, il trio veneziano sforna quello che potremmo definire il manifesto del genere. Con qualche imperfezione, certo, ma sincero e diretto in maniera tale da poter essere equiparato alle contemporanee produzioni dei maestri britannici, che è vano ora stare qui a enumerare.
L’innovazione introdotta dalla band è palesata particolarmente nelle due suite strumentali, così eterogenee e parimenti fondamentali nell’ esemplificare il nuovo sound. Collage è uno spigliato esercizio per organo e pianoforte costituito da un ricorrente tema tricorde, arricchito da fiati a volontà nella seconda parte. Oltre che da un estratto della sonata per clavicembalo K 380 di Scarlatti. Evasione totale esplora priva di soggezione i territori psichedelici che oltremanica erano dominio di Soft Machine e Pink Floyd, facendone proprie le immagini allucinate e visionarie. Effetti sonori, echi in abbondanza e ritmi sincopati ad accompagnare le note più gravi del piano ed i toni più lugubri dell’organino di Pagliuca, innamoratosi del genere sin dal ritorno dal suo viaggio in Inghilterra.

Per quanto riguarda i temi trattati, salta subito all’occhio come gli stessi risultino sorprendentemente scottanti, quasi sempre lontani dalle immagini pastorali ed idilliache cui si tende ad abbinare le musiche prog. Era inverno narra la spinosa vicenda di una donna di strada di cui un ragazzo si innamora e ne segue intristito le avvilenti vicende. Includendo un vorticoso assolo di tastiera rock, cattivo e dissonante, che si evolve su un unico accordo prima di lasciare la protagonista (“un attrice che non cambia scena”) al proprio destino. Subito dopo, la protesta ecologista di Cemento armato è di un’energia spossante, che si dipana in una complessa, multicolore coltre di suoni, che vede al suo meglio l’agile batteria di Dei Rossi. La sconfortata lamentazione urbana di Tagliapietra, amplificata da un eccellente riverbero, viene alfine soffocata nello smog e nei fumi delle città.

Il momento più emozionante di Collage è introdotto da crash e cassa ed un riff di Hammond appiccicoso come cozza sullo scoglio (in senso positivo). Sguardo verso il cielo è una preghiera accorata, di un’anima che cerca risposte a questioni inevase, paragonandosi a un clown in mezzo a un gran deserto. Come trovare la via? L’Illuminazione giunge proprio al termine del testo: “Uno sguardo verso il cielo, dove il sole è meraviglia - Dove il nulla si fa mondo, dove brilla la tua luce”, il tutto accompagnato da un delicato tappeto di chitarre acustiche, prima della ripresa del riff a chiudere. Meritatamente scelta come singolo, la canzone rappresenta un sincero, coraggioso attestato di fede (il che non guasta) e simultaneamente uno dei capolavori senza tempo delle Orme.

Il brano maggiormente riconducibile a classici schemi prog è Immagini; ove il protagonista si perde in un ambiente magico, sconosciuto, e la sua lei sparisce lasciandolo attonito...curiosa coincidenza con la (contemporanea) “Visions of Angels dei Genesis. Morte di un fiore descrive invece, con espressioni che oggi definiremmo desuete, la tragedia di una ragazza che cade vittima della droga “nei suoi logori blue jeans”, trascorrendo riversa sotto la pioggia battente “l’ultima sua breve ora”. E sono anche le ultime, agili battute del Nuovo Corso, accompagnate da cori celesti e fiati all’unisono.

Davvero un esordio, nel genere, di personalità, cui avrebbe forse ancora più giovato una maggior marcatura di chitarra, che poco o niente incide nel’economia dell’opera, differenziandosi in questo dalle altre proposte progressive dell’epoca. Per dire, manca ancora un Hackett che impreziosisca Selling England by the pound o Foxtrot, e non mi pare che per il resto i paragoni siano sacrileghi.

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Alfonso Gariboldi

Poesie, racconti, recensioni: la caleidoscopica  proposta di Alfonso Gariboldi per AMA music si traduce in una acuta retrospetiva che indaga vizi e virtù degli album che hanno fatto la storia della musica. Ogni sua recensione è arricchita da un collegamento storico, un aneddoto, una riflessione sagace che contribuisce a delineare lo stile irreprensibile e irriverente della rivista.

Per ulteriori informazioni circa l'attività letteraria di Alfonso rimandiamo al suo sito personale www.alfonsogariboldi.it

Sito web: www.alfonsogariboldi.it

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