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Giovedì, 14 Febbraio 2013 15:30

Mantra // Ritmo Tribale

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Mantra // Ritmo Tribale Mantra // Ritmo Tribale

In bilico tra gli albori punk ed un evoluzione “in progress” decisamente più ammiccante all’ondata grunge che travolgeva da oltre oceano, questo Mantra, quinto disco dei Ritmo Tribale, è stato quello che maggiormente ha avvicinato i cinque rocker milanesi al “grande salto”, poi mancato.



Il singolo Sogna ebbe buon air play all’epoca e non solo alle radio indipendenti, ed il suo successo venne quasi bissato dalla sofferta Amara, il cui video mostrava i nostri esibirsi in un suggestivo campo di girasoli in fiore. La scelta degli estratti dall’album è indicativa delle strategie commerciali della casa discografica: brani lenti, melodici e seppur non propriamente commerciali, certamente più digeribili dal vasto pubblico rispetto alle bordate hard’n’heavy delle loro proposte tradizi onali. (Per la cronaca, Sogna è un pezzo piuttosto moscio dotato di inciso non propriamente illuminante: “prendi il tuo sogno e lascia stare il mio..” – molto meglio il successivo singolo Amara, blues abrasivo introdotto da un pianoforte quasi al suo esordio nella discografia tribale). Un segno di cedimento? Tra i solchi di Mantra, fortunatamente, risiede musica energica ed ancora abbastanza lontana da contaminazioni da music business. Limpidi esempi sono Hanno tradito, trascinata dai toni più gravi del basso e un drumming in controtempo, ed esaltata dalla tonante interpretazione di Andrea Scaglia. Oppure il trash de L’assoluto, che sciorina domande universali per poi piombare in una mesta negatività (“destinato ad illudersi”). Il rock veloce di Madonna rimanda alle dance floors dei primi ottanta con i puntellamenti di tastiera di Talia Accardi, ma i riff di chitarra cuciti dal duo Rioda/Scaglia sono selvaggi e coinvolgenti, e stavolta positiva (“I believe in miracles”) la chiosa finale.

L’anima ardente, storica dei Ritmo Tribale si manifesta anche nel lato B e particolarmente nell’indiavolata Ti detesto II uragano punk in 4/4 raddoppiato, cui non toglie grinta il vezzoso ritornello in francese. Che sfocia direttamente nella desolata atmosfera della suddetta Amara, dilaniata dalle grattate e del wah-wah del duo chitarristico e da una delle interpretazioni più sentite mai offerte da Edda in tutta la sua esperienza di lead vocalist.(Con il suggestivo contrasto del potente middle-eight di Scaglia). Pienamente riuscita anche La verità, crudo e mordace duetto Scaglia-Rampoldi, comprendente una proposizione che pare arrivare direttamente dai polverosi palchi di Kriminale: (“cerca di stare il più possibile – lontano dal male e quindi anche da me”). Oppure Buonanotte, frenetica, caratterizzata dallo snello snapping del bravissimo Filippazzi, uno dei migliori bassisti italiani, e dal finale accentuato.

Meno interessanti risultano le canzoni più lente, con l’eccezione della più volte citata Amara. Sire ed Antimateria, che soffrono di eccessiva pesantezza e scarseggiano in genere di spunti memorabili, rappresentano gli episodi più trascurabili del disco. Poco meglio La mia religione, con ariose sventagliate di tastiere a ricoprire i tre accordi di base. Restando nel genere, quasi appassionante nella sua cosmica disillusione è invece la chiusura del disco, ossia Il male.

Posto a sé per la cover inclusa nell’opera, una brillante versione de Ma il cielo è sempre più blu di Gaetano, che sembra aver dato il via ad una sequela incessante di rifacimenti di questo pezzo. I tribali ne offrono una tagliente trasposizione metal davvero azzeccata.
La metamorfosi stilistica dei Ritmo Tribale ha il suo pieno compimento in Mantra, che risulta all’ascolto il più convincente lavoro del gruppo, ovviamente dopo l’irripetibile Kriminale, anche in considerazione dei due album che seguiranno. I testi tendono talvolta all’astratto, tra visioni trascendenti e sogni infranti, ma in molti casi restano di rottura, cronache di rapporti umani deteriorati dalla quotidianità e dal nostro eterno, radicato, malcontento.

A livello melodico, come accennato in principio, il punk rocker duro e puro ha inserito nel proprio sound contaminazioni alternative, rallentando in alcuni casi i tempi ed indugiando su distorsioni talvolta un po’ caotiche, ma anche su costruzioni complesse in ambito tecnico, forse a discapito dell’immediatezza, ma questo non è sempre un male. Una metamorfosi che risulterà ancora più evidente nel seguente Psycorsonica. Qui però il risultato è più persuasivo, la rabbia suona ancora genuina ed il prodotto è per molti versi spontaneo e sincero come alle origini.

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Alfonso Gariboldi

Poesie, racconti, recensioni: la caleidoscopica  proposta di Alfonso Gariboldi per AMA music si traduce in una acuta retrospetiva che indaga vizi e virtù degli album che hanno fatto la storia della musica. Ogni sua recensione è arricchita da un collegamento storico, un aneddoto, una riflessione sagace che contribuisce a delineare lo stile irreprensibile e irriverente della rivista.

Per ulteriori informazioni circa l'attività letteraria di Alfonso rimandiamo al suo sito personale www.alfonsogariboldi.it

Sito web: www.alfonsogariboldi.it

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