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Mercoledì, 20 Marzo 2013 10:48

The Stone Roses // Stone Roses

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The Stone Roses // Stone Roses The Stone Roses // Stone Roses

Il disco di esordio degli Stone Roses, omonimo del 1989, è la sintesi di quanto non dovrebbe fare una band che s'affaccia alla ribalta mondiale: mortificare il proprio, innegabile, talento per scimmiottare modelli musicali risaputi senza spingersi più in là, alla ricerca dello spunto originale, del suono personale.
Il rinunciare almeno al tentativo di crearsi, insomma, una propria personalità artistica è il peccato originale del gruppo. L'inizio spetta alla poco interessante I Wanna Be Adored, monocorde ed insipida, che cede fortunatamente il passo a She Bangs The Drums, esercizio certamente "easy", ma quantomeno movimentato e piacevole, con un refrain ben congegnato. Le coralità sixties di Waterfall portano altra linfa alla raccolta, con una seconda parte diversificata e di buon effetto.

La gracchiante elettrica di John Squire domina facilmente i solchi di quest’opera prima ed introduce anche l'eterea Don't Stop, che afferma elementi di delicata psichedelia, col torto però di mantenere ritmiche ed armonie simili al brano precedente, frustrando le potenzialità di un ritornello ben architettato ed accattivante. (Anche perché, del brano precedente, non ne è altro che la versione originale, suonata al contrario… a che serve?!?)

La proposta più efficace di quest'album è l'ingegnosa Bye Bye Badman, che è un concentrato di pop-rock old- fashioned, con begli stacchetti in minore a dare visibilità al refrain.

Ma un conto è il ripescare tra le proprie emozioni e mettere insieme qualcosa che porti una propria impronta, altro è lo scopiazzare.
Perchè riprendere pari pari Scarborough Fair, qui insensatamente ribattezzata Elizabeth My Dear? Mistero.
La track successiva, Song For My Sugar Spun Sister, sciorina addirittura un giro base (per interderci do,la-,re-7,sol7),inserito a fagiolo in una ballatina pop senza la minima pretesa.

Made Of Stone ribadisce lo standard della band: brani con più di un tributo alle atmosfere fine'60, tra flower- power, psiche ed easy listening; qui almeno Squire pennella un assolo graffiante, ma il cantato e la sequenza degli accordi sono fin troppo prevedibili.
Lo stesso vale per Shoot You Down, della quale la più interessante peculiarità è il biascicare solista di Brown prima della ripresa del tema. This Is The One non sposta di un centimentro la lancetta del gradimento, che gravita stabilmente in acque basse: non basta un inciso orecchiabile e ribadito ad libitum ad arricchire un'opera povera di spunti originali.
E quando arriva il momento della closing I Am The Resurrection, al minuto quattro i ragazzi si sfogano finalmente in una jam session ispirata e di valore tecnico apprezzabile, ma è troppo poco e troppo tardi. Dove abbiamo già sentito questi suoni, questi toni, questi stili? Beatles? Who? Primi Pink Floyd? Fate voi.

Osando un pizzico d’originalità in più, il disco d’esordio degli Stone Roses sarebbe certo valso la pena d’un acquisto, pur non dovendosi gridare al miracolo. Le potenzialità della band s’intravvedevano, ma restavano sepolte sotto fior di stereotipi, prototipi, schemi, sequenze, già note da tempo immemore. Anche i messaggi che i nostri ci lasciano non rappresentano esattamente il trionfo dell’inventiva letteraria, e a dirla tutta l’aria di sacralità, di altezzosità che spira tra le righe di brani come I Wanna Be Adored o I Am The Resurrection diffonde un certo senso d’irritazione.

Dopo un seguito più blues-rock, Second Coming nel 1994, il gruppo è finito. Vista l’opera prima, non è stato comunque difficile farsene una ragione.

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Alfonso Gariboldi

Poesie, racconti, recensioni: la caleidoscopica  proposta di Alfonso Gariboldi per AMA music si traduce in una acuta retrospetiva che indaga vizi e virtù degli album che hanno fatto la storia della musica. Ogni sua recensione è arricchita da un collegamento storico, un aneddoto, una riflessione sagace che contribuisce a delineare lo stile irreprensibile e irriverente della rivista.

Per ulteriori informazioni circa l'attività letteraria di Alfonso rimandiamo al suo sito personale www.alfonsogariboldi.it

Sito web: www.alfonsogariboldi.it

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