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Mercoledì, 13 Febbraio 2013 10:01

Eye in the sky // Alan Parson's Project

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Eye in the sky // Alan Parson's Project Eye in the sky // Alan Parson's Project

Uno dei migliori album dell’ìntera produzione del duo, se non il migliore in assoluto, e certamente una delle opere più significative del decennio, grazie alla varietà di espressioni, toni e poetiche in essa espressi.


Eye In The Sky funziona in quanto collezione di rock songs di altissimo livello, il che non era propriamente scontato, dato che Woolfson & Parsons arrivavano da una stagione progressive o comunque di concept-album, e dopo un azzeccato disco a tema quale Turn Of A Friendly Card, questo non era esattamente il tipo di materiale che ci si potesse attendere. Eppure tutto procede perfettamente, senza la minima sbavatura. I due toccano ogni soglia stilistica, invariabilmente con risultati più che convincenti.

Portentose sono le espressioni più melodiche che troviamo nell’opera. Silence And I, uno dei due brani interpretati dallo stesso Woolfson, è coinvolgente sinfonia che inneggia all’ascolto di particelle di vita che normalmente rimangono sconosciute, d’esistenza che pulsa oltre gli assurdi strepiti quotidiani e conduce attraverso il giardino incantato dell’ampio intermezzo orchestrale, brillante e diversificato, prima della ripresa del tema e del “grand” finale. You’ re Gonna Get Your Fingers Burned è, al contrario, il pezzo rock per autonomasia, ben suonato, divertente, trascinante, che descrive un rapporto tra umani vorticoso e precario che si adatta perfettamente alla melodia, ed introduce una side B più movimentata rispetto al primo lato.

Il suono che ricopre i brani è sempre pulito, accattivante. Non c’è un solo momento di noia. Nitido esempio, la title track, Eye In The Sky, che sfrutta l’intro di atmosfera di Sirius e si dipana poi in un efficace, lento crescendo sfociante in un refrain che non può non fiondarsi dritto verso la cima delle charts. Degno di nota anche l’ argomento trattato, ossia l’incombere della Big Brother Era, l’ invasione mediatica e la conseguente frantumazione della privacy, tematiche che tante polemiche avrebbero suscitato, vent’anni dopo.

Degna di menzione anche la piece strumentale di Mammagamma, sentiero funky-rock elettromagnetico sul quale i nostri si destreggiano con la massima disinvoltura. Le prime tre note uguali non bastano a giustificare l’accusa rivolta al gruppo di plagio verso Another Brick In The Wall, e a quasi trent’anni di distanza l’immagine che torna alla mente è piuttosto l’arrembaggio alle dance-floor che si manifestava ogni volta che la consolle sparava il pezzo.
E come in ogni prodotto di rilievo, non mancano i tributi, ringraziamenti ai maestri cui i Parsons e soci hanno attinto a piene mani. Children Of The Moon è l’omaggio ai Beatles: l’interpretazione di David Paton pare tratta da una delle (più riuscite) prove soliste di Mc Cartney, per non parlare dell’arrangiamento dei fiati, splendente eredità dell’Estate dell’ Amore. Gli stessi Pink Floyd invece, con cui Alan Parson lavorò brillantemente per la realizzazione di Dark side, ispirano l’eterea, affascinante Gemini, arricchita da una crescente, stuzzicante sequenza d’accordi in maggiore.
C’è persino, a metà del lato B, “l’ angolo del pop”, di classe of course, ad aggiungere un tocco di easy listening al vinile, sotto forma di Step By Step e Psychobabble, intriganti numeri disco che forse rimuovono l’attributo “assoluto” alla definizione “capolavoro”, ma non vorrei apparire eccessivamente critico.

Il giudizio su Eye In The Sky non può non risentire dal fatto che l’album si concluda con una track che s’avvicina assai alla concezione di canzone perfetta, praticamente impersonandola. Old And Wise è un sublime carme in musica che conduce l’ascoltatore, attraverso le fugaci, transitorie nebbie dei tempi sino al supremo epilogo del cammino umano, allorchè “le parole che ci ferivano sfileranno via come venti d’autunno” e “l’ultima cortina d’ottusità svanirà dinanzi ai nostri occhi”. L’ultimo minuto della canzone, e del disco, è percorso da un maestoso assolo di sax che sembra accompagnare l’uomo che ha trovato la pace verso la dimensione superiore.

Il picco qualitativo, ed insieme al successivo Ammonia Avenue anche quello commerciale, della produzione degli Alan Parson’s Project. Da non perdere, s’intende.

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Alfonso Gariboldi

Poesie, racconti, recensioni: la caleidoscopica  proposta di Alfonso Gariboldi per AMA music si traduce in una acuta retrospetiva che indaga vizi e virtù degli album che hanno fatto la storia della musica. Ogni sua recensione è arricchita da un collegamento storico, un aneddoto, una riflessione sagace che contribuisce a delineare lo stile irreprensibile e irriverente della rivista.

Per ulteriori informazioni circa l'attività letteraria di Alfonso rimandiamo al suo sito personale www.alfonsogariboldi.it

Sito web: www.alfonsogariboldi.it

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