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Lunedì, 11 Febbraio 2013 14:02

Back To The Egg // Wings

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Back To The Egg // Wings Back To The Egg // Wings

Con Back To The Egg, l’ultimo disco accreditato agli Wings, l’idea di fondo era (titolo docet) il ritorno all’uovo (= alla base = al rock), dopo la parentesi soft di London Town dell’anno precedente. Ed in effetti il materiale è costituito per larga parte da brani energici e grintosi, vitali quanto basta per mantenere la promessa. So Glad To See You Here, Getting Closer To You e l’eccellente contributo di Denny Laine, Again And Again And Again ne sono I più brillanti esempi.



Troviamo anche qualcosa di piuttosto inusuale per Macca, vale a dire le divagazioni metal di Old Siam, Sir, nonché il veloce stomp di Spin It On. Poche le concessioni alla melodia; tra di queste s’insinua l’andatura riflessiva di Arrow Through Me, la poesiola a lieto fine di Winter Rose/Love Awake e l’incedere soul & blues di After The Ball/Million Miles. Dove sorge qualche piccola perplessità è a livello di contenuti lirici: vedi ad esempio l’ermetismo di To You, la stramba vicenda di Old Siam, Sir o la leggerezza di Getting Closer, tutti casi in cui, come spesso capita Paul usa le parole per amore di metrica e rima, senza prevedere magari un senso compiuto nell’insieme del testo.



Il fatto che spesso il disco manchi di profondità poetico/letteraria gioca ovviamente a suo sfavore, ma da qui a demolire l’opera, come ha sollecitamente fatto la maggior parte dei critici rock, ce ne corre. Valutazioni tanto negative appaiono non del tutto fondate, ove si consideri che da sempre il rock and roll, e il rock, non hanno certo mai brillato per lungimiranza di messaggi, o si vuole affermare che Be Bop A Lula o Satisfaction, due tra i più noti esponenti delle rispettive categorie, siano dei capolavori grazie al testo?



Giudicando Back To The Egg a livello prettamente “musicale”, l’impressione è, dunque, quella di un prodotto fresco e vivace. La maggioranza delle canzoni presenta una forma scarna ed essenziale, ossia priva di bridges e middle-eight, con immediatezza e coralità davvero coinvolgenti. Le rade estrinsecazioni melodiche, dicevamo, portano a risultati altrettanto soddisfacenti, e tra di esse qualche riga in più merita certamente il pezzo di chiusura, Baby’s Request, deliziosa ninna nanna retrò che trasporta direttamente ai bistrot francesi anni ’50 disseminati sulla rive gauche ed ai loro eleganti avventori. Anche la melodia che accompagna il parlato di The Broadcast è davvero piacevole, barocco accompagnamento al gran finale dell’album con So Glad To See You Here e la succitata Baby’s Request.



Completamente a sé stante il poderoso rock strumentale di Rockestra Theme, che in due minuti e mezzo riunisce un team di musicisti che include personaggi del calibro di David Gilmour, Pete Townshend, Gary Brooker o John Bohnam. Proprio una schifezza forse non era, se l’anno successivo vincerà il Grammy per la Best Rock Instrumental Performance.
Un altro rimprovero ricorrente a Mc Cartney riguarda l’eccessivo ricorso al “medley”, ritenuto un mezzo astuto per creare brani finiti da segmenti di canzoni che non avevano vita autonoma. Ma l’intera seconda parte di Abbey Road è costituita da un medley. E le due miscellanee presenti in Back To The Egg, non osando avvicinarsi a tale monumento, possono comunque a buon diritto essere rivendicate come ottimi esercizi melodici.



Gli strali che si sono riversati senza pietà su Back To The Egg stanno ad indicare in sostanza due cose: o che i critici professionisti siano stati eccessivamente severi, oppure che io capisca poco di musica rock, il che non è comunque escluso. Credo tuttavia che la verità stia in mezzo, pur non essendo un capolavoro, questo è semplicemente l’album che Mc Cartney aveva intenzione di fare da tempo, un disco di rock semplice, spensierato, anche duro ma senza particolari pretese, come da lui stesso dichiarato fin dal titolo. John Lennon aveva detto e fatto una cosa del genere quattro anni prima con “Rock and roll” e gli elogi erano stati unanimi. Lungi dall’essere in disaccordo su questo, ovviamente, è una nuova dimostrazione di come i preconcetti nei confronti del “Beatle bello” siano duri a morire.

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Alfonso Gariboldi

Poesie, racconti, recensioni: la caleidoscopica  proposta di Alfonso Gariboldi per AMA music si traduce in una acuta retrospetiva che indaga vizi e virtù degli album che hanno fatto la storia della musica. Ogni sua recensione è arricchita da un collegamento storico, un aneddoto, una riflessione sagace che contribuisce a delineare lo stile irreprensibile e irriverente della rivista.

Per ulteriori informazioni circa l'attività letteraria di Alfonso rimandiamo al suo sito personale www.alfonsogariboldi.it

Sito web: www.alfonsogariboldi.it

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