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Mercoledì, 30 Gennaio 2013 16:57

Our Favourite Shop // Style Council

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Nella loro terza fatica, Our Favourite Shop, gli Style Council danno un senso compiuto alla vena jazz & soul che si era già  manifestata nell'ottimo, precedente Cafè Bleu. Tematiche già  esemplificate al meglio nella opener Homebreakers, atmosfere cool e fiati in abbondanza per immergersi in quella che è la ormai definita direzione musicale di Paul Weller e Mick Talbot.

Il tema trattato, migrazioni e disoccupazione, avverte che siamo decisamente agli antipodi rispetto alla leggerezza imperante nei tanto vituperati (talvolta in eccesso) anni '80. Risultato eccellente anche laddove la classe e l'eleganza della band si riveste di rock deciso, come nell'inno Internationalists o nella trascinante Walls come tumbling down, certamente il pezzo più accessibile ed adatto alla versione singolo, ma in ogni caso senza concessioni alla commercialità . Stilisticamente opposto si dimostrerà  il successivo 45 Come To Milton Keynes, a dimostrazione della raggiunta versatilità  dei nostri. Totalmente scevro da momenti di stallo, il negozio dei Council risulta, dicevamo, particolarmente mordace nei contenuti. Così una veemente denuncia anti-Thatcher si snoda attraverso il sound afro di All Gone Away. Dolenti suoni di un'orchestra classica accompagnano la cruda descrizione delle repressioni civili in A Stones Throw away, per non parlare del ritmo di rumba dell'amarissima With Nothing Left To Lose, su testo del session drummer Steve White.

Discorso a parte merita A Man Of Great Promise, dove ad occhi asciutti Paul ricorda l'amico scomparso, il poeta Dave Waller, e qui addirittura, alla crudezza espressa dal testo, che non accenna alla minima compassione per la morte di droga di Waller, fa da contraltare una melodia indie, per certi versi precursore della strada Brit-pop che verrà  inaugurata dagli Housemartins l'anno successivo con il brillante London 0 »“ Hull 4. E il pezzo successivo sembra quasi esprimere il congedo, l'ultimo saluto del poeta maledetto, che si perde fluttuando a tempo di valzer sulla riva della Senna, dissolvendosi tra sospiri di vento autunnale ed una fisarmonica struggente, tipicamente francaise (Down In The Seine). Ma sarebbe errato pensare ai nostri come a dei campioni di cinismo e disillusione, un breve spazio è dedicato anche all'amore, anche se lo spaccone spernacchiato di Boy Who Cried Wolf risulta più credibile ed efficace dell'innamorato-nuvoletta di Luck. Da applausi invece, anche grazie al backing efficace della vocalist Dee Lee, il semplicissimo pop di The Lodgers (Or She Was Only A Shopkeeper's Daughter), il brano in cui più che altrove si manifestano le assonanze con gli Swing Out Sister.

Non ci rimane che assaporare il rap sporco di The Stand Up Comic Instructions e la spagnoleggiante title track, opera del solo Mick. Il disco chiude poi in bellezza con la sofisticata Shout To The Top che verrà  pubblicato come singolo prima dell'album e vi sarà  aggiunto solo nella versione CD. Certamente l'opera più compiuta dell'intera stagione counciliana, prima del repentino declino di fine decade che porterà  Weller alla decisione di aprire una fortunata e duratura carriera solista.

Informazioni aggiuntive

  • Autore: Style Council
  • Etichetta: Polydor
  • Anno di pubblicazione: 1985
Letto 884 volte Ultima modifica il Mercoledì, 30 Gennaio 2013 17:01
Alfonso Gariboldi

Poesie, racconti, recensioni: la caleidoscopica  proposta di Alfonso Gariboldi per AMA music si traduce in una acuta retrospetiva che indaga vizi e virtù degli album che hanno fatto la storia della musica. Ogni sua recensione è arricchita da un collegamento storico, un aneddoto, una riflessione sagace che contribuisce a delineare lo stile irreprensibile e irriverente della rivista.

Per ulteriori informazioni circa l'attività letteraria di Alfonso rimandiamo al suo sito personale www.alfonsogariboldi.it

Sito web: www.alfonsogariboldi.it

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