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Mercoledì, 03 Aprile 2013 13:07

All That You Can't Leave Behind // U2

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Affacciatisi al terzo decennio della loro fulminante carriera, Paul, Edge, Adam & Larry devono essersi guardati intorno e aver realizzato che c’era, evidentemente, qualcosa da aggiustare. La parentesi cosiddetta "sperimentale" di Zooropa, pur apprezzata dalla critica, era stata mal digerita dal pubblico; i nostri avevano reagito con il successivo, oscuro Pop, che invece ha messo tutti d’accordo, in negativo. Come ripartire? Magari liberandosi dalle influenze techno/trip hop che avevano in parte attecchito nel sound della band finendo per annacquare anche materiale in sé valido. E così il nuovo millennio si apre, finalmente, con un rock semplice e ordinato (ordinario) che prende il nome di Beautiful Day e che dà il via ad un disco formato da suoni che vanno oltre stravaganze ed eccentricità. Devono aver pensato, opportunamente, che il non aver più niente da dimostrare non è un motivo valido per rinunciare a produrre buona musica.



All That You Can’t Leave Behind ricomincia sulle ceneri di Achtung Baby; scusate il ritardo. La dichiarazione d’intenti viene ribadita subito, durante la dedica appassionata allo sfortunato amico Michael Hutchence: "I’m just trying to find/ a decent melody. Per inciso, proprio durante uno dei picchi melodici dell’opera, Stuck In A Moment You Can‘t Get Out Of. Un ottimo inizio, e con Elevation arriviamo subito al brano più elettrizzante della raccolta. Finalmente un elettrorock convincente, una modernità convogliata su binari sonori intriganti, sensati. (E nella colonna sonora di Tomb Raider l’effetto è assicurato).


Un break di energia, prima di un altro sentito omaggio. Il riff struggente di Walk On scandisce un incoraggiamento delicato, affettuoso: "You're packing a suitcase for a place none of us has been - a place that has to be believed to be seen", destinatario: Aun San Suu Kyi. Superfluo sottolineare la messa al bando della canzone in Birmania. E le atmosfere proseguono poi placide e pensose, il tenue sventolio dei violini introduce il canto d’addio di Kyte: "Non ho paura di morire, non ho paura di vivere", definitivo magari ma non disperato. Paul confermerà il pezzo come dedicato al padre. E’ un momento meditativo del disco, e prosegue con la dolcezza di In A Little While, una delle melodie più seducenti dell’intero lavoro. Sono questa, insieme a Wild Honey le track più leggere dell'album, ma mantengono uno spessore di cura e di classe che fa piacere (ri)trovare in materiale U2 dopo un certo tempo.


Perché poi c'è un'ultima parte di All That You Can Leave Behind dove uno la leggerezza se la scorda. Perché dietro la mesta, gentile armonia di Peace On Earth si cela la tragedia del terrorismo, (Real IRA, Omagh, Northern Ireland, 1998). E a rivestire questa melodia troviamo un testo amaro, senza speranza, forse inopportuno nel citare i nomi di alcune delle vittime del massacro, retorico in certi passaggi ("le persone che non incontreremo mai"), magari atipico, quasi smarrito nella sua desolata negatività (Pace sulla terra…lo cantiamo a Natale, ma speranza e realtà storica non si sposano mai"). Ma certamente ad alta densità emozionale, in particolar modo quando dal vivo veniva presentato in coppia con Walk On.


A questo punto s'insinuano le ipnotiche sequenze ritmiche di When I Look At The World, nenia in apparenza priva di pretese, e che invece solleva nuovi interrogativi scottanti, non necessariamente religiosi nonostante il riferimento alla Bibbia, che sono destinati a rimanere, come sempre per uomini troppo piccoli quali siamo noi, senza risposta. I toni dell’opera ondeggiano dunque tra fiducia e sconforto, sublimazione e afflizione, intimo e pubblico, in una parola è la vita viva che torna ad essere protagonista, al di là di utopie ed astrazioni. E il disco attraversa la cruda urbanità di New York, numero richiestissimo on stage, per poi chiudersi quietamente, con la buonanotte di Grace, protagonista eterea e positiva che, tramite un timido bluesino accarezzato dalla slide di Edge, "si prende tutte le colpe e le vergogne", "ha tempo per parlare" e "trova la divinità in qualsiasi cosa". Il Messia che si ripresenta per guarire questi tempi martoriati? Non saprei, ma sicuramente la chiosa ideale per un’opera che gli U2 non potevano più esimersi dal pubblicare.

Informazioni aggiuntive

  • Autore: U2
  • Etichetta: Island Records
  • Anno di pubblicazione: 2000-10-30
  • Album: All That You Can't Leave Behind
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Alfonso Gariboldi

Poesie, racconti, recensioni: la caleidoscopica  proposta di Alfonso Gariboldi per AMA music si traduce in una acuta retrospetiva che indaga vizi e virtù degli album che hanno fatto la storia della musica. Ogni sua recensione è arricchita da un collegamento storico, un aneddoto, una riflessione sagace che contribuisce a delineare lo stile irreprensibile e irriverente della rivista.

Per ulteriori informazioni circa l'attività letteraria di Alfonso rimandiamo al suo sito personale www.alfonsogariboldi.it

Sito web: www.alfonsogariboldi.it

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