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Giovedì, 21 Marzo 2013 13:47

Love Symbol // Prince

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Love Symbol // Prince Love Symbol // Prince

Trainato da una manciata di singoli di discreto successo a cavallo dell’oceano, la prova n.14 dell’ammiraglio (Nelson) consiste in un doppio disco che segue la formula della rock opera e della stessa possiede tutte le prerogative: brani legati senza soluzioni di continuità, superflui stralci di dialogo denominati “segue”, e soprattutto una proposta stilistica ad ampio raggio, come succedeva tra i solchi multicolori di Parade o Sign of the Times, o come sarà per il prossimo futuro Emancipation.

 

Non c’è genere lasciato inesplorato nelle tracce di Love Symbol, ed opportunamente trattasi di esplorazioni succose e pregnanti. Nel primo lato è ancora la black side del rocker di Minneapolis ad essere preponderante. Solchi inondati da impronte di funk massiccio sempre dissimile e sempre coinvolgente, sia esso miscelato al jazz sofisticato di Sexy Mother Fucker, che si trasforma sul finale in una festa rhythym’n’blues dominata dal sax, oppure quello di strada di My Name Is Prince, ossessivo e spruzzato di metal, per chiudersi collo snello The Max, assaggio di trip-hop. Pace fatta grazie alle dolci atmosfere di Love to the 90s, flaccido slow per spazzole da batteria, e due dei più classici lenti made in Prince: tra di essi, Damn U si fa preferire a Sweet Baby, per una maggior articolazione del tema melodico. E l’ allegra marcetta reggae di Blue Light, dalla sequenza d’accordi talmente elementari da non parere nemmeno opera di Roger nostro, tiene il morale alto.

 

Dato che proprio non se ne può fare a meno, anche qui il ragazzo inserisce una pestifera roba dance denominata I Wanna Melt With You, ma è l’unica caduta di stile. Porgete piuttosto orecchio, cari ascoltatori, al blusaccio da taverna di The Morning Papers ove il ragazzo slaccia finalmente la museruola alla chitarra e si lancia in soli atrofizzanti, cosicchè uno si ricorda, “ah, si è proprio lui, quello di Purple Rain”, e considera anche che se egli si ricordasse di azionare un po’ più frequentemente il suo talento migliore (quello di chitarrista, appunto) e meno di sbirciare ragazzotte sculettanti (S.M. F. docet) l’astina del livello delle sue produzioni s’alzerebbe ancora di più.

 

Tuttavia uno non è genio a caso, e forse sarebbe troppo uno snaturarsi per lui, il cercare di darsi un minimo di ordine. Ed ecco allora che ti fa incazzare all’ascolto di The continental, hard rock a tutto spiano che chissà perché verso la fine resetta in stucchevoli coretti da amorini sulla spiaggia. Ritira la tavoletta da surf, ammiraglio Nelson, e mostraci anche sul lato B cosa sai fare. Fortunatamente la risposta è: Yes, Sir. Il primo frutto del rinsavimento è Seven, il pezzo di maggior successo di Love Symbol, una piacevole filastrocca corale intessuta di richiami epico- religiosi, nemmeno rarissimi nelle tematiche del principe, nella quale Roger inserisce anche un frammento di un duetto tra Otis Redding & Carla Thomas. Ma un deciso rialzo della lancetta del gradimento scaturisce dall'ascolto del micidiale medley Arrogance/The Flow. E' un’ incandescente cacofonia di hard-funk e r'n'b con i fiati lanciati a dissonanze selvagge, che evidenzia i virtuosismi della sua (semi) nuova backing band, The New Power Generation, che sposata alle intuizioni melodiche del principe scintilla fuochi d'artificio.


Così uno poi si rilassa volentieri, con l’eleganza della raffinata And God Created Woman, ma è una breve oasi di tranquillità. The sacrifice of Victor ributta tutti in pista, ok Mr. Nelson, anche per questo disco ci hai fatto ballare abbastanza, le trombe non ce la fanno più.

 

Così l’ uomo del Minnesota chiude con il finale che ti aspetti e che ci voleva. Ovvero con una traccia di progressive rock in cui rispolvera finalmente la potenza del suo strumento chiave: la chitarra. Three Chains o'Gold è stata da molti vista come omaggio a Mercury vista la struttura "a stadi" che ricalca quella di Bohemian Rhapsody; per quanto mi riguarda è un brano che riafferma, ce ne fosse ancora bisogno, una versatilità con pochi eguali e il fatto che anche in questo album, come in tutte le sue opere più riuscite, il piccolo Roger mostra un'irridente, inarrivabile maestria nel crear musica di qualsiasi sorta, senza paletti. Sempre che lo possa fare in pace, viste le uggiose traversie con le case discografiche a causa delle quali cambierà nominativi e diffonderà per un certo tempo lavori solo sul web. Ma che rimanga un artista con il raro dono della predisposizione al “tutto”, è in quest’opera ampiamente ribadito.

Informazioni aggiuntive

  • Autore: Prince
  • Etichetta: Paisley Park/Warner Bros.
  • Anno di pubblicazione: 1992
  • Album: Love Symbol
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Alfonso Gariboldi

Poesie, racconti, recensioni: la caleidoscopica  proposta di Alfonso Gariboldi per AMA music si traduce in una acuta retrospetiva che indaga vizi e virtù degli album che hanno fatto la storia della musica. Ogni sua recensione è arricchita da un collegamento storico, un aneddoto, una riflessione sagace che contribuisce a delineare lo stile irreprensibile e irriverente della rivista.

Per ulteriori informazioni circa l'attività letteraria di Alfonso rimandiamo al suo sito personale www.alfonsogariboldi.it

Sito web: www.alfonsogariboldi.it

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