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Mercoledì, 20 Marzo 2013 11:03

The People Who Grinned Themselves to Death // The Housemartins

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The People Who Grinned Themselves to Death // The Housemartins The People Who Grinned Themselves to Death // The Housemartins

La seconda prova degli Housemartins ribadisce ed amplia i concetti espressi dalla prima: canzoni (non canzoncine…) allegre, orecchiabili, divertenti, con poche eccezioni. Riffs veloci, ostacolati da brevi stacchi, il tutto dominato dall’eccellente vocalità di Paul Heaton.
Il (piccolo) limite dell’opera è rappresentato proprio dalla spuntata gamma di soluzioni melodiche, dato che le sequenze di accordi sono tra le più semplici praticate da sempre nel rock, (e talvolta riutilizzate nel corso dei diversi brani). Tuttavia l’ immediatezza, la freschezza del prodotto sono tali da ovviare all' inconveniente. E’ vero che il coretto di Five Get Over Excited è appena appena preso da All You Need Is Love, per fare un esempio, ma il pezzo sfrutta al meglio il “prestito”, adattandolo ad una delle più coinvolgenti espressioni della raccolta.



Non sarebbe corretto equiparare tutto il materiale compreso nel disco, We Are Not Going Back è un trascurabile riempitivo, Pirate Aggro un simpatico, grintoso, innocuo break strumentale, ma tutto passa in secondo piano di fronte agli assoluti capolavori che rispondono al nome di Me And The Farmer e Build. Il primo è un possente rock introdotto dalla distorta di Cullimore e consta di tre minuti scarsi che sintetizzano l’ intera proposta artistica dei nostri in un crescendo irresistibile, sul quale Heaton costruisce ghignando una fosca vicenda di latenti aggressività, con enunciati farseschi quali: “Me and the farmer like brother like sister/getting on like hand like blister”, e nel pub l’ allegria diventa contagiosa. Tutt’altro clima per la mesta, dolente Build, su un tema che se vent’anni fa era di moda adesso è d’ emergenza. Si parla di edificazione selvaggia vista con gli occhi dell’ uomo della strada, il quale, pur nella consolazione di avere una "house where we can stay” immagina forse già le incombenti, nefaste conseguenze che l’inurbamento indiscriminato avrebbe portato; viene accompagnata dall’emozionante incedere del pianoforte in una sorta di slow reggae, inusuale per la band ma d’impatto invero toccante.


Non manca, e non potrebbe essere altrimenti il solito “omaggio” alla Royal Family, espresso nella title track del disco. The People Who Grinned Themselves To Death è un atletico sberleffo rivolto a sua maestà ma anche al popolo bue che “even when their kids were starving, they all thought the Queen was charming”, arricchito dai fiati nel refrain e dalla fidata coralità della band.


A questo proposito giova inserire un piccolo inciso sulle analogie tra il complesso di Hull e gli Smiths: al di là delle affinità dei temi trattati, abrasive critiche e sarcasmi assortiti, nei riguardi delle upper class e non solo, risultano evidenti le difformità a livello stilistico, ove si consideri le atmosfere in prevalenza gravi, funeree dei quattro di Manchester, contrapposte alla goliardia e alla spensierata veemenza degli House. Nella succitata Five Get Over Excited, la triste fine dei cinque ragazzi che si sfasciano in un incidente stradale (preannunciata dal poster di James Dean sul muro) s’accompagna a un motivo brioso e trascinante, per non parlare della deliziosa e criminale I Can’t Put My Finger On It.


Si palesano qua e là brevi rigurgiti di malinconia, nell’inno acustico pacifista di Johannesburg, delicato e sommesso; non è che si possa proprio ridere di tutto. (E il verso "Non mostrarmi la tua anima/potrei vedervi la luce filtrare” è da antologia delle medie). O nell’inerte, pigra The Light Is Always Green”, che non per niente è una crociata anti-frenesia. Ma il buonumore trionfa, la terapia del motteggio e della canzonatura con toni leggeri ma altrettanto mordaci di quelli drammatici. Così si chiude tra il piano saltellante di Bow Down e la presa in giro di You Better Be Doubtful, e poi, finalmente, in alto i calici, di birra scura preferibilmente: brindiamo alle breve, brevissima esistenza di questo gruppo. L’anno successivo, dopo il notevole singolo "I Smell winter/Always something there to remind me”, i quattro si salutano in allegria. E sono tuttora amici! (Chiedete a Morrissey come sono i rapporti con Marr e gli altri..). Soprattutto, non sono spariti: Heaton e Hemingway hanno trascorso un ventennio di (appena disciolti…) Beautiful South, e se il nome di Norman Cook, bassista, non vi dice niente, provate a cercarlo su Wiki sotto Fatboy Slim.

Informazioni aggiuntive

  • Autore: The Housemartins
  • Etichetta: Go! Discs
  • Anno di pubblicazione: 1987
  • Album: The People Who Grinned Themselves to Death
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Alfonso Gariboldi

Poesie, racconti, recensioni: la caleidoscopica  proposta di Alfonso Gariboldi per AMA music si traduce in una acuta retrospetiva che indaga vizi e virtù degli album che hanno fatto la storia della musica. Ogni sua recensione è arricchita da un collegamento storico, un aneddoto, una riflessione sagace che contribuisce a delineare lo stile irreprensibile e irriverente della rivista.

Per ulteriori informazioni circa l'attività letteraria di Alfonso rimandiamo al suo sito personale www.alfonsogariboldi.it

Sito web: www.alfonsogariboldi.it

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