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Lunedì, 11 Febbraio 2013 13:56

Bollicine // Vasco Rossi

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Bollicine // Vasco Rossi Bollicine // Vasco Rossi

Quali possono essere le ragioni di un disco tanto mediocre, specie in considerazione della brillante prova realizzata giusto un anno prima (Vado al massimo)? Scadimento di forma o appagamento da raggiunto status di rock star? Ogni ipotesi è possibile. La cosa che maggiormente salta all’orecchio è la scarsità nell’album di pezzi rock davvero validi, il che per il cantautore di Zocca ha dell’incredibile.

Eppure il solo brano che rientra in questi canoni, e che può dirsi ben riuscito, è Portatemi Dio, al quale peraltro, se qualcosa va addebitato, è un leggero, fastidioso qualunquismo nel testo. La parte del leone nella track list è giocata dalle canzoni lente, tutte d’ottimo livello. La bellissima Una canzone per te prosegue la galleria dei capolavori senza tempo del nostro, impreziosita da un gentile riff di chitarra dell’amico Battaglia, ed anche la poetica espressa dal testo è assolutamente apprezzabile. Subito dopo eccoci invasi dalla “maledetta” Vita spericolata ossia, una delle sue più intense manifestazioni rhythm’n’blues, su musica di Tullio Ferro; questa sì perfettamente aderente alla figura oltre le righe del rocker emiliano. Il fatto è che gli spunti di rilievo di quest’album terminano qui. L’ironia, il sarcasmo, non sono sostenuti da soluzioni musicali adeguate.
In apertura di secondo lato le acque si agitano al ritmo di Deviazioni, che cerca di funzionare sul piano funky, tramite un riff accattivante ed uno slogan (“credi che basti avere un figlio/per essere un uomo e non un coniglio”) efficaci. Ma tutto ciò rappresenta anche, purtroppo, il solo guizzo del pezzo, che si perde nella ripetitività e nella limitatezza dell’arrangiamento. Lo stesso si può dire, in fondo, per l’inno satirico Bollicine, una trovata piacevole, senza dubbio, ma forse eccessivamente dilatata; hai voglia poi di citare l’evidente gioco di parole ”coca..cosa? coca…cola!”, (le vicissitudini con gli stupefacenti del Blasco saranno raccontate in modo ben più efficace due anni dopo in Cosa c’è). L’omonima multinazionale minacciò all’epoca le vie legali, salvo cambiare idea appena si rese conto dell’enorme pubblicità apportatale dalla vicenda.

Il difetto di fondo di Bollicine, inteso come disco, è dunque la mancanza di fantasia. Della genialità che nell’opera precedente conduceva all’incredibile Cosa ti fai, o all’eccezionale La noia, il brano migliore del nostro fino a questo momento. Il paragone tra essi e la “normalità” di discrete canzoni come Giocala, è impietoso. In quest’ultima track, il cantautore gioca allo psicologo, inducendo quella che presumibilmente è un’amica ad uscire allo scoperto sconfiggendo l’orgoglio (“ne ha rovinati più lui del petrolio..."). Non eravamo ancora abituati al Vasco saggio consigliere, tuttavia il pezzo funziona, è ben confezionato, ha un ritornello coinvolgente e si lascia ricordare.

Ma questa raggiunta maturità, questo Vasco controllato e suggeritore, non dà né le emozioni, né l’adrenalina del Vasco davvero spericolato. Manca il nonsense brillante delle prove precedenti. Si registra invece una presenza insipida, come “Ultimo domicilio conosciuto”, che consiste in un innocente riff di sax ed in un corettino di vocette femminili che lascia la stessa duratura impressione di una foglia al vento. Le intenzioni erano certamente lodevoli (il sostegno per le radio private), ma all’uopo necessitava forse un’espressione musicale più valida. Per non parlare diMi piaci perché, che semplicemente è una brutta canzone, molto scarna musicalmente parlando e guarnita di un testo da adolescente ormonizzato. Senza i lampi di genio succitati, un motivo del genere è gratuito, oltre che artisticamente nullo.

Sarà tuttavia proprio quest’album a dimostrarsi, come detto, il veicolo di Vasco Rossi verso la consacrazione all’enorme successo di pubblico. Ma proprio a partire da esso, sembra che la primitiva purezza, il “candore” del Rossi ruspante cominci a perdere d’intensità.

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Alfonso Gariboldi

Poesie, racconti, recensioni: la caleidoscopica  proposta di Alfonso Gariboldi per AMA music si traduce in una acuta retrospetiva che indaga vizi e virtù degli album che hanno fatto la storia della musica. Ogni sua recensione è arricchita da un collegamento storico, un aneddoto, una riflessione sagace che contribuisce a delineare lo stile irreprensibile e irriverente della rivista.

Per ulteriori informazioni circa l'attività letteraria di Alfonso rimandiamo al suo sito personale www.alfonsogariboldi.it

Sito web: www.alfonsogariboldi.it

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