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Venerdì, 08 Febbraio 2013 10:51

0898 // The Beautiful South

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0898 // The Beautiful South 0898 // The Beautiful South

Anticipato da due singoli e baciato da notevole successo nelle charts (perlomeno in madrepatria), nel marzo del 1992 viene pubblicato l’album 0898, con dodici nuovi brani scaturiti dal duo Heaton-Rotheray, le teste pensanti dei Beautiful South.
Ascoltando l’opera terza del complesso, l’impressione prevalente è che sia stata imposta una specie di sordina su un materiale d’impatto emotivamente notevole. E’ come se i ragazzi volessero prendere definitivamente le distanze dalle atmosfere giovani e movimentate degli Housemartins e maturare il proprio sound con melodie delicate, spesso sofisticate, ma pagando dazio in qualche occasione alla mancanza di mordente.


Il caso più eclatante è quello di Rocking chair, brano di grande caratura drammatica caratterizzato però da una produzione che tende ad ovattare ed uniformare i suoni. Manca lo stacco strumentale, ritmico, qualsiasi cosa materializzi l’emozione. Una scelta rispettabile ed in qualche modo coraggiosa, certo, resta il fatto che in Old Red Eyes Is Back è invece proprio la forza congiunta di piano, archi e batteria a fornire notevole pathos alla povera vicenda del vecchio ubriacone che ingurgita indifferente l'ultimo bicchiere che gli sarà fatale. Magistrale il verso in cui si descrive il cordoglio uniforme di tutti i locandieri della zona.

Maggiore è il rammarico, ove si consideri che non appena le briglie vengono allentate scatta il capolavoro. 36D, coll'efficace refrain a risposta dei due male vocalists Heaton e Hemingway, è un pezzo brioso e coinvolgente, con un middle-eight impeccabile è un contenuto crudele e leggermente misogino a carico di modelle, starlette ed i loro mezzi più o meno leciti per farsi strada nel business. (Oggi la cosa fa sorridere, ma all'epoca le parole sferzanti della canzone provocarono l'addio della cantante Briana Corrigan, la quale peraltro reclamava invano maggior spazio all'interno della band).

Il disco galleggia così intorno ad una stiracchiata sufficienza, tra brani melensi (Bell Bottomed Tear), noiosi (I'm Your No.1 Fan) ed altri largamente più interessanti, vedi l'ipnotica e svagata You Play Glockenspiel, I Play Drums oppure We'll Deal With You Later, che sciorina dettami e strategie d'alta politica, in gustoso contrasto con un tappeto musicale via via più leggero. Non manca qualche episodio singolare come Here It Is Again, col suo incedere carico di suspence ed il testo impenetrabile; indicativo il fatto che sia una delle poche tracks a sprigionare una certa tensione, a conferma che l'intera opera è contraddistinta da un'accurata tenuità.

Ascolto dopo ascolto, si fa strada la convinzione che il segno distintivo del gruppo sia il basso profilo, con melodie gentili ed umori introspettivi. In questo senso il marchio di fabbrica è riconoscibile in canzoni quali Something That You Said ed il suo appassionato jingle d'armonica, e nella saltellante When I'm 84, il migliore dei tanti pezzi soft.
Il fatto è che le eccezioni dovrebbero diventare regole, dato che non appena il suono si movimenta e si accende, il risultato è subito più piacevole. Non è un caso se Domino Man si basa su pochi accordi ripetuti velocemente, spensierati accenti di sax ed un ritornello semplice ed attraente, il tutto in due minuti e mezzo. E' pacifico che l'immediatezza sia sempre stata il vanto della vecchia band di Hull: sempre non a caso, la scelta del secondo singolo ricade su We Are Each Other, pezzo elementare che pare uscito direttamente da una session di The People Who Grinned Themselves To Death.

Le venature di sarcasmo ed ironia restano ben celate nei frame di alcuni brani tanto quanto cinque anni prima venivano ostentate. La musica dei BS è davvero più elegante e ricercata, ma per far funzionare meglio 0898 un po’ d'effervescenza in più non avrebbe forse guastato.

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Alfonso Gariboldi

Poesie, racconti, recensioni: la caleidoscopica  proposta di Alfonso Gariboldi per AMA music si traduce in una acuta retrospetiva che indaga vizi e virtù degli album che hanno fatto la storia della musica. Ogni sua recensione è arricchita da un collegamento storico, un aneddoto, una riflessione sagace che contribuisce a delineare lo stile irreprensibile e irriverente della rivista.

Per ulteriori informazioni circa l'attività letteraria di Alfonso rimandiamo al suo sito personale www.alfonsogariboldi.it

Sito web: www.alfonsogariboldi.it

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