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Venerdì, 08 Febbraio 2013 10:36

13 // Blur

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13 // Blur 13 // Blur

Mettetevi nei loro panni. Uno ci mette dieci e passa anni a far gavetta, suda come un cane (tranne qualche caso) per ottenere un contratto discografico, emette cinque dischi di pop-rock di un certo livello e il mondo gli appiccica su l’etichetta di “esponenti brit-pop”; ti impone la falsa rivalità tipo Beatles-Stones con i cinque pazzi di Manchester; ti obbliga a cacciar singoli da tre minuti per lo scettro dell’estate.
I ragazzi a un certo punto non ce l’han fatta più.



Così all’inizio dell’ultimo anno del vecchio secolo, quasi fosse una scadenza biblica, sono entrati in studio proclamando: “Sai che c’è? Vogliamo fare la musica che ci piace in questo momento, non scimmiottare Wonderwall”. E nasce “13”. In questo disco troverete di tutto fuorché un carattere stilistico preminente che lo possa definire.

Tanto per partire da qualche punto, quanto di più lontano dalle allegre e un po’ ingenue atmosfere indie si può trovare nell’amarissima “1992”, che in trenta parole descrive ad occhi asciutti la distruzione di un amore nello sfondo di una melodia cruda e funerea. Frasi come “You’d love my bed, you took the other instead” non rappresentano esattamente la figura della star patinata. Il finale è particolarmente indicativo, con la chitarra che spiffera mestizia come se si vagasse ad occhi chiusi in una tempesta di neve. D’altronde le sofferenze di cuore, non anatomicamente parlando, del signor Albarn sono uno dei leit-motiv del disco. Il dilungato gospel di Tender, con un intermezzo vocale deliziosamente poco intonato ad opera di Graham, è una languida poesia rosa con cui cerca di puntellare la sua traballante relazione, per non parlare di No Distance Left To Run che sprigiona la letizia e il brio di un obitorio e pone invece la pietra tombale sulla stessa. Ma un Damon che non porta rancore augura all’ex-amata di trovare qualcuno che la faccia sentire sicura nel sonno.
Tuttavia l’acquerello di 13 comprende numerose altre tonalità di colore, nei quali i nostri paiono sguazzare a proprio agio come se la sperimentazione fosse da sempre il loro pane. L’hard rock di Bugman è sicuramente almeno un minuto troppo lungo, ma posto tra l’opener e Coffee and TV, di cui parleremo poi, ha il merito di chiarire subito che chi si aspetta un nuovo Great Escape è fuori strada. Planetaria la distanza tra quest’episodio e la spazialità di Battle, complesso viaggio nell’etere ove i ragazzi procedono disinvolti su tracciati di barrettiana memoria (e con la stessa tipologia di testi, affascinanti e sconnessi allo stesso tempo).

In alcuni casi, le canzoni partono in modo usuale per poi abbandonarsi a sviluppi imprevedibili, come in Mellow Song, lenta ballata senza pretese che dopo un paio di minuti apre le chiuse dell’imprevedibilità inserendo un chitarra alterata, un ritmo da electro-pop primi anni ottanta ed una serie di accordi dissonanti a ribaltare lo scenario. Altrove le intenzioni sono chiare fin dall’inizio, come nella visionaria Swamp Song, che sembra il delirio d’onnipotenza d’un tossico che s’accinge al buco mentre non è altro che un accozzaglia di richiami sessuali di un leader invasato, accompagnato da scudisciate glam-rock che non avrebbero sfigurato in Heroes. Finchè nel bel mezzo del cammin, dal vento caldo e la sabbia immacolata di un’oasi desertica sorge il vocalizzo incorporeo di Caramel. Dopo qualche minuto la distorsione coxoniana dilata le pareti del canto coaudiuvato da un incalzante ritmo tribale. La sete sale sino alla quiescenza ed alla breve ripresa finale a coronare la prova d’ascetismo recitata da un Albarn in clamorosa crisi mistica. Non sembra proprio la stessa formazione che si lancia nella selvaggia B.L.U.R.E.M.I., minaccioso anatema che prosegue la scia trash-metal inaugurata con (enorme) successo da Song 2.

Ma l’ambito personale torna puntualmente sotto i riflettori, a spot, quando uno meno se lo aspetta. Nell’ovattata cornice da dance floor (di classe, naturalmente) di Trailerpark, il verso ripetuto ad libitum I Lost My Girl To The Rolling Stones esprime il sincero rimpianto di un affetto sacrificato all’altare della carriera. Si tratta dei testi più intimi che siano mai comparsi su dischi dei Blur. Per la serie “si deve pur campare” vengono scelti due brani come singoli: la già citata Tender e l’insinuante Coffee and TV, che all’apparenza parrebbe una filastrocca demente per bimbi da dare in pasto alle classifiche e si rivela invece un brano d’ottima fattura dominato da Graham, (anche protagonista del bellissimo e pluripremiato video relativo) nel quale il chitarrista esprime la frustrazione per i falliti tentativi di liberarsi dall’alcoolismo, e lascia anche intravedere tra le righe la maturazione dell’abbandono della band, che si sarebbe verificato tre anni dopo; Coffee and TV è talmente accattivante che nonostante duri quasi sei minuti, vi dispiacerà che il pezzo debba finire.
All’ultimo momento si decise di pubblicare anche (novembre ’99) No Distance Left To Run. Ma se volete chiudere senza sfighe, uscite attraversando il corridoio allucinogeno di Trimm Trabb, che dal vivo si trasforma in un esibizione di garage punk da lasciare senza fiato e salutate sulla soglia psichedelica di Optigan 1.

Una volta fuori, vi renderete conto quanto idiota sia la definizione “brit pop” per questi quattro maturi musicisti ultratrentenni. Solo una raccomandazione: se decidete di ascoltare il disco, non limitatevi a sentirlo di sfuggita, magari tra un giretto e l’altro su e-bay, o sarà stata tutta fatica sprecata.

Informazioni aggiuntive

  • Autore: Blur
  • Etichetta: Virgin Records Us
  • Anno di pubblicazione: 1999
  • Album: 13
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Alfonso Gariboldi

Poesie, racconti, recensioni: la caleidoscopica  proposta di Alfonso Gariboldi per AMA music si traduce in una acuta retrospetiva che indaga vizi e virtù degli album che hanno fatto la storia della musica. Ogni sua recensione è arricchita da un collegamento storico, un aneddoto, una riflessione sagace che contribuisce a delineare lo stile irreprensibile e irriverente della rivista.

Per ulteriori informazioni circa l'attività letteraria di Alfonso rimandiamo al suo sito personale www.alfonsogariboldi.it

Sito web: www.alfonsogariboldi.it

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