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Giovedì, 31 Gennaio 2013 16:13

Synchronicity // The Police

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Come chiudere in bellezza

Quinta ed ultima fatica in studio della band prima dello scioglimento, Synchronicity segna un’indubbia maturazione stilistica, affrancandosi definitivamente dalla matrice reggae-bianco che aveva caratterizzato le opere precedenti, talvolta marchiandole eccessivamente. Sin dalla prima track la nuova direzione appare evidente.

Il rock velocissimo di Synchronicity 1, che si avvale di una notevole parte di piano a cura di Summers, è l’omaggio di Sting alla teoria di Carl Jung sulla sincronicità, ed è un’affidabile finestra sui contenuti lirico-musicali che il disco contiene. Walking In Your Footsteps è pressoché una prima assoluta nella produzione della band. La totale assenza di melodia a favore di bonghi e percussioni assortite per un brano “afro” di grande impatto. Dibattito scottante stavolta, ove si pensi che il nostro si diletta in comparazioni filosofiche tra l’era della pietra e quella del computer per trovarsi poi ad esprimere tutto il suo timore circa il nucleare. Ed il bridge “Dicono che i miti erediteranno la terra” si sposa perfettamente con la tematica espressa nel brano successivo, Oh My God, nel quale la questione si fa quasi epica. Ecco Gordon Matthew Sumner nei panni dell’Uomo Qualunque che esprime le proprie difficoltà nel porgere l’altra guancia, piange la propria solitudine e la distanza dagli altri, insomma: “Signore, perché non fai qualcosa?!?”. Non potendo entrare nei meriti dell’opportunità di tale diatriba, sottolineo l’efficacia di una musica prima ipnotica poi trascinante, arricchita dal finale jazzato con tanto di sax-solo in chiusura, per uno dei brani migliori del disco. Il contributo di Copeland è brioso come lo sono sempre state le prove compositive del batterista. Miss Gradenko descrive efficacemente in poco più di due minuti la figura di un’attivista scomoda all’interno di un rigido sistema comunista, riprendendo in qualche modo i temi dei due brani precedenti. A ruota ecco la prima delle due composizioni del chitarrista Summers, che presenta in questo disco quelli che sono certamente i suoi pezzi più validi. Mother descrive con una notevole drammaticità un difficile rapporto tra madre e figlio, evidenziando come l’eccessiva presenza della figura materna porti a gravi difficoltà nel di lui rapporto con altre donne. Autobiografico o meno, rende benissimo a livello melodico un’argomentazione tanto personale. Notevole anche la prova vocale del chitarrista, una sorpresa visto che si tratta sostanzialmente del suo esordio davanti al microfono. A chiudere la side A ecco il brano più pesante dell’opera, ossia Syncronicity II. Superbo affresco sulle nevrosi di oggi, (anzi dell’altroieri, trattasi di 26 anni fa ma quanto mai attuale), le piccole manie, le paranoie. Alla fine di ogni strofa, l’inquietante riferimento a un “qualcosa che striscia fuori dal fondo d’un oscuro lago scozzese e s’avvicina ai cottage” sigilla come un sarcofago una serie di canzoni pressoché impeccabile. Ciò che uno non si aspetterebbe a questo punto è il mezzo passo falso del brano seguente. Banale nel testo, nell’abusato giro di accordi, Every Breath You Take si riscatta in parte grazie al grande lavoro di tessitura di Andy ed alla ricca interpretazione di Sting, il che permette al gruppo di confezionare il singolo più venduto in assoluto della loro intera esistenza, certamente piacevole ma con poco in comune con la ricerca musicale ed anche di contenuti così efficacemente espressa nel resto dell’album. La tensione torna alta nella canzone successiva. King Of Pain è un nuovo, profondo esercizio d’introspezione psicologica. Le questioni vertono stavolta sul misterioso vuoto che pervade tutta la nostra vita ostacolandoci nella ricerca quotidiana della felicità. Dolenti note di piano accompagnano questo brano in minore d’evidente caratura melodica, riportando l’album a livelli d’eccellenza. Che si ribadiscono nella track successiva, ossia il secondo singolo Wrapped Around Your Finger, unica concessione alle tanto amate sonorità reggae, da rimarcare anche per la coinvolgente coralità del refrain. Ma generalmente nel lato due prevalgono melodie moderate, più dimesse e riflessive rispetto ai toni frizzanti della prima facciata. Esempio lampante ne è Tea In The Sahara, che il bassista e vocalist riprenderà volentieri nei suoi gigs da solista, deliziosa favoletta orientaleggiante che accompagna come una morbida carezza verso la fine del disco. La chiusura spetta al soft-jazz di Murder By Numbers, sopraffino compendio del talento della band, con lo stridula vocalità di Sting abbinato al fremente drumming di Stewart a dare fascino ad una delle più riuscite composizioni di Summers, troppo spesso forse sottimpiegato a livello di songwriting (Molti suoi brani erano infatti stati relegati nel corso degli anni a lato B dei singoli). Ventisei anni e sporadiche riunioni dopo, Synchronicity resta tuttora l’ultimo album in studio dei Police e consideratone il livello è auspicabile che rimanga tale.

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Alfonso Gariboldi

Poesie, racconti, recensioni: la caleidoscopica  proposta di Alfonso Gariboldi per AMA music si traduce in una acuta retrospetiva che indaga vizi e virtù degli album che hanno fatto la storia della musica. Ogni sua recensione è arricchita da un collegamento storico, un aneddoto, una riflessione sagace che contribuisce a delineare lo stile irreprensibile e irriverente della rivista.

Per ulteriori informazioni circa l'attività letteraria di Alfonso rimandiamo al suo sito personale www.alfonsogariboldi.it

Sito web: www.alfonsogariboldi.it

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