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Martedì, 28 Luglio 2009 00:00

Più Revival che mai

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John Fogerty

JOHN FOGERTY

www.johnfogerty.com

Luogo: Anfiteatro Camerini, Villa Contarini, Piazzola sul Brenta (PD)
Data: 28 luglio 2009
Evento: Piazzola Live Festival
Voto: 8

La facciata della Villa Contarini domina alla sinistra del palcoscenico. Tutti sono seduti. John Fogerty è dell’idea che il modo migliore per spezzare gli indugi sia irrompere con un brano del calibro di Hey Tonight: obiettivo centrato. Il suo inconfondibile timbro, la sua chitarra e un sound eccezionalmente seventy ci sbalzano in men che non si dica quanrant’anni indietro nel tempo, mentre l’autentica anima CCR lentamente si rivela. Il tempo di un saluto al pubblico e un apprezzamento per nostro Paese e Fogerty intona Run Through The Jungle seguita da Susy Q: più Creedence di così si muore. In quest’ultimo brano il vocalist e chitarrista si lascia andare ad un lungo assolo sulla sei corde per poi concludere con l’armonica a bocca. E’ chiaro che, almeno per questa serata, ha intenzione di non far mancare nulla al suo pubblico. Abbraccia quindi l’acustica, annuncia che il brano seguente ha alle spalle una lunga, lunga storia, fa vibrare le corde con qualche decisa pennata ed ecco la nostalgica ballata Who’ll Stop The Rain.
Fogerty si libera ora della giacca e sfoggia una camicia da perfetto cowboy californiano mentre corre avanti e indietro per il palco con un’energia e una solarità che farebbero invidia ad un ventenne (ricordiamo che l’ex CCR va ormai per i sessantacinque).

Il livello non cala mai, lo show è un crescendo che incredibilmente regge a pieno regime fino all’ultima nota. Ecco quindi il suono di una chitarra stoppata, “Cheke cheke cheke”, inconfondibile incipit di Lookin’ Out My Back Door che a canzone terminata Fogerty imita scherzosamente con la voce. Un altro lunghissimo assolo riempie la scena per diversi minuti prima che The Midnight Special prenda vita dalle corde vocali di Fogerty. Classico dopo classico è la volta di Cotton Field che questa volta è solo il pubblico ad intonare, seguita dalla tradizionale Big Train (From Memphis), terra di confine tra puro rock e country, in cui trova spazio un efficace assolo di violino. Non bisogna infatti dimenticare che alle spalle di Fogerty c’è una ben assortita schiera di musicisti e polistumentisti: un violinista (che all’occorrenza passa con disinvoltura a percussioni o chitarra), un “hammondista” (anch’egli alle prese con la chitarra, qualora il brano lo richieda), un batterista (il migliore del mondo, a detta di Fogerty...), un bassista e un chitarrista.
Da buon romantico Fogerty non si lascia sfuggire l’occasione di intonare un lento di epoca post CCR, The Joy Of My Life, scritto per la moglie Judy che, come lui stesso sottolinea, da 23 anni ha portato l’arcobaleno nella sua vita. Quindi è il momento dell’intramontabile Have You Ever Seen The Rain, la quintessenza della canzone rock come oggi la conosciamo, seguita della più selvaggia Keep On Chooglin infarcita da un’inaspettato assolo di Fogerty con tecnica tapping.

Il pubblico freme; se l’intento dei musicisti era riscaldare gli animi, ci sono riusciti anche fin troppo. Nella perfezione di un concerto così vivo, di una prestazione senza sbavature, l’unica nota stonata è la disposizione del pubblico e la gestione dello spazio attorno al palcoscenico: troppe sedie, troppe restrizioni per uno spettacolo che è, in questo caso più che mai, musica da ballare e da vivere assieme a chi la sta suonando. La zona transennata è così destinata ad essere presto espugnata e in pochi secondi un’orda di fan (tutto sommato molto composti) si riversa ordinatamente sotto il palcoscenico riempiendo ogni spazio lasciato libero dalle sedie. Il concerto prende ora una piega differente. Fogerty (che già in precedenza non aveva lesinato dimostrazioni di entusiasmo verso il pubblico) sembra a questo punto ancora più galvanizzato. Ripete alcuni classici già suonati e dà fondo a tutto lo storico repertorio CCR. Via una canzone, sotto l’altra, una brevissima pausa e poi ancora sulla scena per i bis. La conclusione è l’attesissima Proud Mary, il degno finale di due stupende ore di puro, verace, autentico rock ‘n’ roll.

Letto 4307 volte Ultima modifica il Giovedì, 03 Gennaio 2013 13:30
Martina Bernareggi

Durante gli anni dell'università inizia a lavorare presso una testata locale continuando l'attività giornalistica in ambito musicale e  sportivo come freelance.
Iscritta all'ordine dal 2007 crea il progetto AMA music per dar voce alle realtà locali o parlare dei grandi nomi con il gusto e l'approfondimento che difficilmente si trovano nel web.

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