La melodia allegra e spensierata del primo brano sembra venire dalla cameretta di un ragazzino alle prese con le prime strimpellate su una chitarra acustica. Stessa leggerezza e freschezza sono nel pezzo successivo, ma qui il concetto è quasi esasperato: fin dal titolo (ripetuto ossessivamente per l'intera durata della canzone) Berto vuole ribadire quanto lui stesso sia Superficiale. Almeno, questo è quanto vorrebbe farci credere, ma dietro all'allegria e semplicità che vuole trasmettere si nasconde qualcosa di molto più complesso. Il cantautore sta giocando con la musica per accompagnare l'ipotetico fruitore nella sua Piccola vita immaginaria, un sogno adolescenziale, un viaggio in Astronave o alle Hawaii e ancora l'esplorazione di quello che lo stesso Berto definisce il Giardino dentro me; insomma, l'inseguimento di un pensiero.
Ma il pensiero di Berto, al di là della freschezza delle immagini che riesce ad evocare, al di là dei colori con cui è dipinto, prova ad esplorare anche le zone più oscure dell'animo umano. Ecco che la superficialità diviene il mezzo per difendersi dal nulla che ci circonda, dalla banalità, dall'assenza di stimoli. Accade dunque che ci si perda in un buco nero (Astronave), che il cervello faccia crock (Quando eri una donna) e che la falsa allegria di una festa serva in realtà a nascondere la noia.
E così anche la semplice strimpellata di chitarra lascia spazio a costruzioni e sovraincisioni ben più strutturate, suoni ricercati e arpeggi che fanno intuire tutta la preparazione di Berto, già chitarrista al fianco di Bugo, Amari e Dente, nonché fonico esperto.
Pensato e composto per primo, Semi è il brano strumentale che chiude l'album auspicando una continuità, una fioritura dell'artista che segua quest'opera d'esordio.