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Giovedì Marzo 26, 2026
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Tommaso Starace Quartet all'Art Blackey Jazz Club - Busto Arsizio

TOMMASO STARACE QUARTET

 

www.tommasostarace.com

Luogo: Art Blakey Jazz Club, Busto Arszio (VA)
Data: 12 dicembre 2011
Voto: 8,5


Tommaso Starace - sassofono | MIchele di Toro - pianoforte | Attilio Zanchi - contrabbasso | Tommasco Bradascio - batteria


L’Art Blackey Jazz Club di Busto Arsizio affida l’ultimo saluto al 2011 alle mani sapienti di quattro formidabili musicisti riunitisi sotto la guida di Tommaso Starace per omaggiare uno dei più apprezzati pianisti jazz di tutti i tempi: Michel Petrucciani.

Il sassofonista italo-australiano, introduce con eleganza e competenza i brani, il personaggio cui è dedicata la serata e i suoi compagni di palcoscenico: MIchele di Toro, Attilio Zanchi e Tommasco Bradascio.

Nella gremita sala del jazz club, le note di She Did it Again si fanno largo tra fette di panettone e calici di spumante: la band ha già in pugno la platea. Even Mice Dance scalda il pubblico, subito dopo assorto, in religioso silenzio, nell’ascolto del Preludio n. 20 di Chopin: quando le dita di Michele Di Toro (formazione classica, mestiere e sensibilità) si posano sui tasti del pianoforte sembra che un incantesimo sia sceso sulla sala.
Incantesimo che viene dissipato dalle variazioni latin su cui gioca il pianista nella seguente Looking Up, dimostrando una versatilità e un virtuosismo davvero invidiabili.

Il percorso attraverso la storia musicale di Michel Petrucciani prosegue con una serie di brani celebri del pianista francese, tra cui spicca la stupenda Hidden Joy.

Il risultato è una serata riuscita, di altissimo livello, come tante ce ne sono in questo piccolo e riservato tempio del jazz.

 

 

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Felice Clemente quartet live @ Art Blakey jazz club

FELICE CLEMENTE QUARTET

 

http://www.feliceclemente.com

Luogo: Art Blakey Jazz Club, Busto Arszio (VA)
Data: 24 Gennaio 2012
Voto: 7


Felice Clemente - sassofono | Massimo Colombo - pianoforte | Giulio Gorini - contrabbasso | Massimo Manzi - batteria


 

Il ritorno all’Art Blackey del Felice Clemente Jazz Quartet è l’occasione per portare  al cospetto del pubblico i brani tratti da Nuvole di carta, ultimo lavoro fresco di pubblicazione.

Il quartetto inaugura la serata con The Second Time, il cinque quarti che apre anche l’album da cui è tratto, Blue Of Mine.

Lenta e malinonica, Nuvole di carta è introdotta dal pianoforte di Massimo Colombo: il brano sembra non voler accettare la fine indugiando su una serie su false chiusure prima che il rientro corale lo conduca al termine definitivo.

Segue Paradossi, tratta dallo stesso album ma in completa antitesi con la title track. A guidarla è una sorta di frenesia accompagnata ad una ricerca di suoni che vanno al di là della normale percezione: corde del pianoforte stoppate e pizzicate a mani nude, aste percosse dalle bacchette, ritmo singhiozzante e note di sax sporcate dal growl.

Il sax soprano introduce il brillante tema della successiva The Courage to Try prima dell’incipiti classico, quanto incisivo, di Lost In Blues, traccia a firma Giulio Gorini: il sassofono prende il volo sulle scale di contrabbasso fino allo stop dei battenti di Massimo Manzi, quindi il quartetto riattacca (quasi) in contemporanea per il finale ricalcato sull’inizio.

Aneddoti, brano di Massimo Colombo, sancisce la chiusura della prima parte della performance.

Al rientro, sul palcoscenico ci sono solo Colombo e Clemente per due brani introspettivi, due notturni (n. 2 e n. 5)  tratti dal terzo ed ultimo album citato durante la serata: Doppia Traccia, che di notturni a firma Colombo ne contiene nove.

Si ritorna a Nuvole di carta con The young prince and princess, tratto dalla suite di Rimskij Korsakov ispirata a Le Mille e una notte per poi passare a To Clifford, omaggio swingante e incalzante di Massimo Colombo a Clifford Brown.

To Mjg ci accompagna con l’andamento spedito del terzinato verso la fine del concerto. A tracciare il passo del pezzo è Massimo Manzi, subito seguito da sax soprano, contrabbasso e pianoforte; un assolo di batteria e si riparte col tema iniziale che porta alla chiusura.

Il bis in levare stacca dal resto del concerto e accompagna all’usicta il pubblico dell’Art Blackey Jazz Club, come sempre coccolato dalle scelte artistiche dell’organizzazione.

 

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Chichiro Yamanaka Trio @ Art Blackey Jazz Club

CHIHIRO YAMANAKA TRIO

www.myspace.com/chihiroyamanaka

Luogo: Art Blakey Jazz Club, Busto Arsizio (VA)
Data: 31 OTTOBRE 2011
Evento: Rassegna Jazz
Voto: 8


Chihiro Yamanaka - pianoforte
Mauro Gargano - contrabbasso
Mickey Salgarello - batteria

Quando si aggirava tra i tavoli dell’Art Blakey Jazz Club alla fine del concerto, vestito nero, teiera stretta timidamente tra le mani e cappello a punta regalatole per la notte delle streghe, Chihiro Yamanaka sembrava, più che una malvagia fattucchiera, una splendida e minuta fatina con un sorriso dolce e riservato. Ma se qualcuno l’avesse vista qualche istante prima, mentre piegava al suo volere gli 88 tasti del pianoforte, avrebbe avuto, quanto meno della sua grandezza, una percezione totalmente differente.

Lo slancio e l’intensità che avrebbero permeato il sound della serata si sono mostrati a tutti i presenti sulle prime note di Take Five: il celeberrimo cinquequarti di Dave Brubeck è per l’occasione rivisitato e modulato, ma mai distorto o forzatamente distaccato dall’originale. La stupefacente padronanza, la determinazione e la tecnica di Chihiro Yamanaka divampano sul palco nel rispetto della tradizione, e conferiscono al brano una nuova forza propulsiva.

Nell’introdurre Antonio’s Joke, composizione della pianista ispiratale dalle vicende di un suo estroverso amico e coinquilino siciliano, la Yamanaka accenna una sorta di captatio benevolentiae rivolta al club che le sta sta ospitando: «Art Blakey è il mio batterista preferito, ho tutti i suoi dischi. Quindi per me è doppiamente un piacere essere qui». Quello che colpisce immediatamente nell’ascolto di Antonio’s Joke è la spiccata propensione melodica della compositrice: il brano è familiare e piacevole fin dal primo ascolto senza sacrificare costruzioni sofisticate e virtuosismi impegnativi.

L’approdo successivo è alla musica classica con Liebesleid (Love’s sorrow) di Fritz Kreisler, ma la marca inconfondibile dell’arrangiamento è quella di Chihiro Yamanaka: il tema viene subito affermato dal pianoforte con un carattere caliente, poi il brano si snoda tra solo di pianoforte e batteria che creano una dinamica accattivante, mentre la pianista vive e partecipa la musica con una fisicità che aumenta ancor più il coinvolgimento della platea.

Il rientro dalla pausa è segnato da un omaggio ad Aldo Romano con Somebody’s Proof, seguito da una rivisitazione di Giant steps di John Coltrane. La successiva Rainbi and Rain, ancora a firma Yamanaka, inizia con lo sgocciolare delle note fluide del contrabbasso di Mauro Gargano, seguite da un pizzicato che ricorda il picchiettio della pioggia sul suolo; come un rombo di tuono il pianoforte poco dopo entra “a piene mani” e si conquista la scena.

Lo swing di Flight Of The Foo Birds (Count Basie) è l’ennesima scelta azzeccata per il divertimento della platea che a questo punto non ha nessuna intenzione di farsi sfuggire l’occasione di ascoltare un altro brano del trio e a gran voce chiede il bis. Ce ne saranno due prima che la pianista giapponese e i suoi due scudieri lascino il palco trra gli applausi di un pubblico affascinato: l'ennesima prova della grande musica che risuona da anni tra le pareti dello sperduto vicolo Carpi di Busto Arsizio.

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