Chissà se Paul Mc Cartney, uno degli invitati eccellenti ai festeggiamenti per il 60esimo di regno della regina Elisabetta, ha pensato almeno per un momento all’anniversario che, meno di due settimane dopo, avrebbe visto lui protagonista. Perché lunedì 18 giugno, oltre a dover pagare (grazie Monti!) l’ennesima tassa iniqua cui il Bel Martoriato Paese è soggetto, il fan medio italiano avrà rivolto un certo un pensiero al Macca nostro che, come direbbero oltremanica, turns seventy.
Settant’anni da mito vissuti neanche troppo pericolosamente, a parte qualche trascurabile vicissitudine giudiziaria, come quella derivante dallo scherzetto che l’amico Lennon (più sua moglie che lui) gli giocò nel gennaio 1980, avvisando le autorità giapponesi che l’ex bassista dei Beatles stava entrando in suolo nipponico con dell’erba in valigia (per la cronaca, scherzo pesantino: una settimana di galera, e non esattamente in una suite).
A proposito di Beatles, sembra fatto apposta, ma tra pochi mesi (5 ottobre) saranno cinquant’anni dalla pubblicazione del primo 45 giri: Love me do/P.S. I love you. La brevità della carriera dei Beatles, come ogni altra cosa riguardante il complesso, è stata fatta oggetto di studi e pubblicazioni d’ogni genere, ed uno dei peggiori e più difficilmente estirpabili luoghi comuni sulla band è che la sua fine sia stata decisa da Paul. Non è così, e ve lo dice un lennoniano de féro.
Sul finire del 1968, John si sente già un ex, abbagliato com’era dalla figura di Yoko Ono, le cui colpe nello scioglimento del complesso sono assolutamente consistenti, la quale in un colpo solo aveva sostituito Cyhntia Powell e i Beatles, diventandone moglie, partner artistico, forse persino personificando la figura della madre che John aveva traumaticamente perso due volte, anche se qui si esce un po’ dal seminato. Era stato Paul ad assumere allora la direzione artistica del gruppo, spingendolo (in armonia con George Martin) ad affrontare il progetto Get Back, quelle famose session dal vivo senza sovra incisioni del gennaio ’69, per recuperare lo spirito dei tempi d’oro, cozzando però ben presto contro il disinteresse e l’anarchia generale. Nel corso dei mesi successivi, McCartney fece di tutto per tenere insieme il gruppo, anche tiranneggiando, certo, non era possibile lasciar naufragare così un'avventura irripetibile senza lottare. Ma i mulini a vento sono quello che sono. Quando, ai primi del 1970, ascoltò il vinile di Long and winding road e si rese conto dello scempio che Spector-il-pazzoide aveva fatto sulla sua musica, semplicemente capì che non era più cosa. Si prese poi lo sfizio di annunciare al mondo la fine della band, un atto forse subdolo ma figlio della frustrazione. Un altro luogo comune lungo come la fame è il fatto che le sue opere soliste siano delle schifezze. Certo, lo shock da scioglimento può portare a Wild Life, ma due anni dopo anche a Band on the Run. Gli album degli Wings, dileggiati all’uscita, hanno opportunatamente subito col tempo una revisione critica che ne ha riconosciuto il vero valore. E gli altri? Andatevi a riascoltare i dischi di McCartney degli ultimi cinque lustri, diciamo da Flowers in the dirt a Flaming Pie, da Driving Rain a Memory almost full, passando per Chaos and Creation in the Backyard, datato 2005, il capolavoro assoluto; commuovetevi per Friends to go o English Tea e liberatevi dal pregiudizio.
Settant’anni costantemente sotto i riflettori, più di Dylan, che li ha compiuti da un anno, o di Jagger, che li compirà l’anno prossimo. Anche per i quasi trent’anni di matrimonio con “The lovely” Linda Eastman, interrotti da un tumore e non da quelle separazioni milionarie tipiche delle unioni tra vip. Pratica solo rimandata al 2006, grazie alle nozze sbagliate con Heather Mills; ma Paul è, evidentemente uno che all’amore ci crede, così ci ha riprovato: il 9 ottobre (questa data mi ricorda qualcosa) 2011 ha sposato Nancy Stivell. E se ci crede lui, figuriamoci se non ci credono le mogli, che sposano una banca vivente.
Settant’anni, infine, in cui a parlare per lui è stata la musica. Se c’è qualcosa su cui non si potrà mai discutere, è l’abilità del musicista McCartney. E i suoi live restano degli happening in piena regola. Andatevi a rileggere la cronaca entusiasta del ns.collega Signorelli sul live di sette mesi fa a Milano. Happy birthday, allora, Sir Paul.
Il fascino delle leggende, delle trame che fioriscono da decenni intorno all'universo patinato della musica rock, risiede nel fatto che siano, appunto, soltanto invenzioni fantasiose, inverosimili, spudoratamente false, messe in giro ad arte, in molti casi, dai protagonisti stessi.
"Paul is dead" rientra perfettamente in questo canone.
Una credenza, secondo la quale il beatle bello sarebbe deceduto all'alba del 9 novembre 1966 in un incidente d'auto dopo essere praticamente fuggito da Abbey Road al termine di un furibondo litigio con gli altri, che riscuote da anni un seguito enorme a livello mondiale, e non poteva essere altrimenti, vista la dimensione dei protagonisti. Un mito che i Beatles stessi si sono divertiti ad alimentare, anche dopo lo scioglimento del gruppo, disseminando prove abilmente costruite sui propri dischi, sulle covers e quant'altro. Basti ricordare la celeberrima copertina dell'album Abbey Road, ove Mc Cartney cammina a piedi nudi sulle strisce pedonali mentre una Wolkswagen targata "28IF" (28 anni, se fosse ancora vivo..) faceva bella mostra di sè, oppure il biascicare di Lennon al termine di I'm so tired, da molti (tutti) interpretato come "Paul is dead, miss him, man"…Ce ne sono centinaia, d'indizi. L'ultimo l'ha creato Paul stesso, nel suo album del 2007, Memory almost full.
Suonando al contrario il pezzo Gratitude, pare che il Macca mormori: "I was Willie Campbell", ossia "Io ero Willie Campbell". E qui sta il punto. Paul sarebbe stato sostituito da un sosia, il poliziotto canadese William Campbell, assomigliante in misura notevole al Beatle, che a partire dal 1967 sarebbe entrato nel gruppo dopo alcuni interventi "migliorativi" di plastica facciale e qualche lezione di basso, senza, ovviamente che nè media nè popolo s'accorgessero d'alcunchè.
Più o meno da questo punto è partita la trasmissione di giovedì sera, su RAI 2, Almost true, condotta da Lucarelli. Il programma s'intitola "quasi vero", il che sottintende che presentatore, autori e staff sono consapevoli che si sta parlando di favole. Hanno delineato un ritratto davvero improbabile dei Beatles orfani di Paul, con i quali, sfortunatamente, William nostro non avrebbe legato per nulla. Mediocre musicista, poco affine agli altri a livello umano, insomma un corpo estraneo, sarebbe stato fin da subito messo in un angolo e riesumato solo per le foto ufficiali, per tenere in vita il gioco. Un bel giorno, Campbell avrebbe scoperto come utilizzare le apparecchiature di Abbey Road, e sarebbe riuscito a creare una serie infinita di suoni sperimentali, rumori, loops, effetti, in sostanza tutte quelle amenità che si possono ascoltare, ad esempio, al termine di Good Morning, Good Morning o nell'intera Revolution 9. Questo sarebbe stato d'ora in poi il suo apporto "tecnico". Gli altri facevano le canzoni, lui in sostanza, provvedeva a fornire l'immagine ufficiale di Paul e ai pastrocchi da studio.
M'è sinceramente parso una forzatura: il "Mito" ufficiale era che Campbell fosse, oltre che un sosia, anche un musicista di talento, capace di sfornare le canzoni di McCartney dal novembre'66 in poi, e non esattamente canzoncine (Hey Jude, Blackbird, Golden Slumbers, Helter Skelter... ). L'essere stato un gioppino da studio, rende la favola in effetti un pò indigesta. Anche perchè significherebbe che le suddette canzoni siano state scritte da altri e gentilmente concesse a William/Paul a livello ufficiale, nei dischi. Dopo tutto lui era la seconda mente dei Beatles, non poteva non fare più nulla.
Considerando gli ego dei ragazzi, John in particolare, la vedo dura. E come si spiega, poi, ad esempio, il concerto sul tetto della Apple (30 gennaio 1969), dove Paul/Willie canta e suona dal vivo? E perchè, continuando in storture, dire che fu la morte di Paul a decretare la fine dei concerti dal vivo dei quattro? L'ultimo spettacolo della band s'è tenuto al Candelstick Park, San Francisco, il 29 agosto 1966, settanta giorni prima dell'incidente di McCartney, e tutti sapevano (Brian Epstein era disperato in proposito), che non ci sarebbero state altre esibizioni.. Infine, come avrebbe fatto il povero Willie, mero giullare, manipolatore d'effetti speciali, a tracciare poi una carriera solistica di quarant'anni filati?!?
Insomma, bella la spettacolarizzazione della leggenda, divertente il colorare di toni ancora più foschi e fantasiosi un mito già intrigante di suo, ma un minimo di buonsenso, un occhio ai riscontri storici andava dato, non che si possa inventare tutto. Comunque il 7 febbraio prossimo uscirà il nuovo disco di Willie Campbell, pardon, Paul Mc Cartney… chissà se è lui.
Paul McCartneyLEGGI LA RECENSIONE DEL CONCERTO DI MILANO
Da Bologna a Liverpool – L’icona rock Paul Mc Cartney chiuderà in modo spettacolare il 2011 con 11 concerti evento in luoghi selezionati. Paul ha scelto l’Italia, con Bologna e Milano per aprire questo speciale tour che si concluderà nella sua Liverpool
L’ “On The Run” tour vedrà Paul esibirsi per la prima volta in carriera a Bologna e tornare a Milano a 18 anni dalla sua ultima apparizione.
La scelta dell’Italia come paese da cui inziare il tour rafforza una volta di più il rapporto speciale che ha sempre legatoPaul Mc Cartney al nostro paese, e ad 8 anni dallo straordinario concerto ai Fori Imperiali di Roma a cui parteciparono 500.000 persone, l’Italia si prepara a riabbracciare Paul per due concerti che hanno già il sapore di evento.
26 novembre Casalecchio di Reno Bologna – UnipolArena
tribuna numerata 120 euro + prev / parterre posto unico in piedi 60 euro + prev
27 novembre Assago Milano - MediolanumForum
1° anello numerato 150,00 euro + prev / 2° anello non numerato 85,00 euro + prev / parterre posto unico in piedi 60,00 euro + prev
Biglietti in vendita dalle ore 12 di oggi, 10 ottobre, online sul sito www.ticketone.it e da domani alle ore 12 nelle prevendite abituali
ATTENZIONE DIFFIDARE DELLE PREVENDITE NON AUTORIZZATE
Prevendite TicketOne - Infoline 0584.46477
ERROR_SERVER_RESPONSE_520