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SENZA MUSICA LA VITA SAREBBE UN ERRORE Friedrich Nietzsche

Venerdì Settembre 30, 2022
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Antonino Di Vita

Antonino Di Vita

Profilo: basso.
Onnivoro (rock, jazz, blues, classica, folk, elettronica, funk, soul), nato a Pavia, dove risiede tuttora, ha una formazione musicale trascorsa fra dischi in vinile, audio cassette, riviste specializzate, libri, tablature, pentagrammi e locali fumosi. Chitarrista a livello amatoriale, ha seguito i corsi del CDM (Centro Diffusione Musica) di Pavia per tre anni, proseguendo successivamente da autodidatta nello studio dello strumento. Ha frequentato il Corso di Giornalismo e Critica Musicale organizzato dalla Vanni Editore nel 2010 e sempre nello stesso anno il seminario di Musicologia e Giornalismo Jazz tenuto da Stefano Zenni e Luca Bragalini nell'ambito della rassegna Chietinjazz. Attualmente scrive, oltre che per AMAmusic, anche su Jazzit, Il Turismo Culturale, Intervistando Web TV e collabora con la Jazz Friends Association di Pavia.

Al via la quindicesima edizione della rassegna “Dialoghi: jazz per due” che come ogni anno si fregia della splendida cornice storica della ex chiesa di Santa Maria Gualtieri.

Un traguardo (e un riconoscimento) quanto mai rilevante, specialmente se rapportato al periodo di profonda crisi che stiamo vivendo in questi ultimi anni e che ha penalizzato in maniera pesante il settore dello spettacolo. Per tre lustri la manifestazione pavese ha proposto una pratica originale e avventurosa come quella del confronto a due, solo all'apparenza limitante, votata ad una totale libertà espressiva, senza pregiudizi. Una vetrina che dal 1999 ad oggi ha visto sfilare alcuni dei nomi più influenti del panorama jazzistico contemporaneo in inedite combinazioni strumentali.

 

Quest'anno il compito di aprire il ciclo di concerti spetta alla rodata coppia Falzone/Bearzatti che,  come consuetudine della kermesse, non ha mancato di elargire una sana dose di imprevedibilità ludica. Già collaboratori su altri fronti (il Tinissima Quartet in primis), il trombettista siciliano e il sassofonista friulano hanno consolidato la loro fama con progetti originali, contraddistinti da un fervente polimorfismo attraverso cui i molteplici gusti musicali (classica, jazz, rock) si fondono in un melting pot dal taglio contemporaneo.

 

I due musicisti hanno presentato una serie di brani provenienti dal loro nuovo progetto congiunto “Invenzioni a due voci”, ispirato al celebre ciclo di composizioni a firma Bach (a dimostrazione di quanto le sue idee siano ancora attuali). Un corpus di partiture originali uscite dalla penna di Falzone (eccettuate le reinvenzioni estemporanee di due standard nel finale), che ha prodotto un excursus dinamico fra dediche colte (Scarlatti), con il brano “K 87” a linee tematiche sovrapposte, omaggi dal titolo impronunciabile alla culla del jazz New Orleans, con Bearzatti impegnato al clarinetto, swing contrappuntistici immersi in echi mainstream (Astor Place) o caratterizzati da rallentamenti blues (Open Gate).

 

Incursioni free delineano la programmatica “Free Song”, anche qui con le sortite al clarinetto di Bearzatti, mentre l'intensità lirica di “White Light” rimanda al Nino Rota di Felliniana memoria. Gli spunti tematici di origine melodica vengono abbandonati per addentrarsi in territori astratti, per poi essere ripresi, ritrovati, in un viaggio senza confini da Bach a Scarlatti, dal jazz tradizionale di New Orleans a quello contemporaneo filtrato da innumerevoli influenze. Un ciclo perpetuo fra scrittura e improvvisazione.

Il concerto di Gegè Telesforo inaugura e anticipa di un mese circa la consolidata kermesse piacentina, giunta quest'anno al giro di boa della decima edizione. Una celebrazione che si preannuncia ferace e variegata, con un programma che comprende, come di consuetudine, concerti, mostre ed eventi collaterali dislocati sul territorio.

 

Absolutely free

Bowie-Ottolini Trombone, voce, maracas – Trombone, sousaphone)

Luogo:  Santa Maria Gualtieri
Data: 13 aprile 2012

Invenzioni “grafiche” e fuochi d'artificio. Cala il sipario sulla quattordicesima edizione nel vivace clima da happening ricreato sul palco da Joe Bowie e Mauro Ottolini.

La sensibilità blues che alimenta il cuore funk del trombonista di St. Louis si materializza in un ottica jazz aperta, rivelando una personalità composita, memore di una carriera sfaccettata e feconda di collaborazioni. Non meno articolato è l'iter artistico di Ottolini, dal conservatorio di Verona intraprende un viaggio “circense” che dalle radici del jazz lo porta ad incanalare il proprio entusiasmo in territori altri (blues, funk, reggae, rock, canzoni del varietà, contemporanea), ricomponendo queste esperienze in un humus personalissimo e moderno.

Un repertorio basato, nella prima parte, essenzialmente su standard ellingtoniani come l'iniziale Black And Tan Fantasy (dal film omonimo del 1929), introdotta da rumorismi, botti e note stridenti che sfumano nel tema e relativa improvvisazione, in un medley anomalo, che sfocia nel brano di musica contemporanea Ultramarine composto con dei grafici. L'esibizione pirotecnica, figlia di un'attitudine ludica nell'approccio alla pratica musicale, ha visto i due fantasisti confrontarsi sul terreno comune della tradizione afroamericana, l'empatia è tangibile, a fronte di una scaletta approntata in poco tempo.

L'elaborazione delle composizioni di Ellington prosegue con una versione accarezzata di Come Sunday, seguita da una Caravan aperta da Bowie a ritmo di maracas col sostegno del sousaphone di Ottolini, raggiunto dal partner al trombone. Chiude la carrellata East St. Louis Toodle-Oo, adattamento a due dell'originale per orchestra.

Spiritual composto da Josh Haden, figlio di Charlie, e il traditional gospel Just A Closer Walk With Thee, propongono Bowie al canto con una timbrica calda/ruvida e faticose arrampicate in vetta; Funky AECO scritto da Lester Bowie per l'Art Ensemble Of Chicago (The Third Decade), è pura essenza funk, un omaggio celebrativo ad un musicista innovativo dallo spirito free. Ottolini alterna il suono in “pompa magna” del sousaphone, che pulsa vibrazioni basse nelle orecchie dei presenti marcando il tempo, al trombone.

Il vasto campionario di sordine (standard e personalizzate), megafono incluso, amplia la gamma espressiva degli strumenti, in un carnevale di note “distorte”.

Il bis è un'improvvisazione estemporanea dallo stile cabarettistico, in un duello ironico a suon di note, barriti e schermaglie infantili, fino alla scomposizione dei propri strumenti e intonazione corale, col solo bocchino, di When The Saints Go Marchin' In, chiudendo definitivamente lo spettacolo.

Una moderna marching band minimale irriverentemente goliardica.

Affinità elettive

Bosso e Biondini - Dialoghi: Jazz per due, Pavia

Luogo:  Santa Maria Gualtieri
Data: 03 aprile 2012

 

Prossimi alla realizzazione di un album per l'etichetta Abeat, in cui confluiranno alcuni dei brani presentati in concerto stasera, il tandem  Bosso/Biondini ha coinvolto l'uditorio di Santa Maria Gualtieri in una performance dalla comunicativa cangiante.
In programma, per il terzo appuntamento, due artisti accomunati da un percorso formativo ricco di affinità: gli studi classici, la scoperta del jazz e relative collaborazioni illustri, ma anche la partecipazione a progetti  alternativi in altri territori, portandoli inevitabilmente ad incontrarsi e decidere di proseguire insieme questa parte del viaggio.
Affinità che si riscontrano anche nell'approccio allo scibile musicale, liberi da condizionamenti, plasmato in funzione di una cantabilità che propende a derive melodiche, senza distinzioni di genere.  
L'espressionismo jazz, filtrato da un evidente temperamento mediterraneo, affronta un repertorio poliedrico intriso di un ponderato virtuosismo.
Così tra riletture poetiche di standard (Body & Soul, The Shadow Of Your Smile), si affacciano episodi dallo spirito latin come Matias (Girotto) o Volver (Gardel), entrambi contenuti nell'album “Sol” (Fabrizio Bosso e Javier Girotto Latin Mood, 2008), da cui arriva anche African Friends (Bosso), intervallata da una breve parentesi free; i voli pindarici del fisarmonicista contrastano le irruenze della tromba in un continuo rimando timbrico.
Dal carnet di Biondini prendono forma Bringi, (Mavì Quartet, 2004), Prendere o lasciare e Prima del cuore. Il tocco fluido e controllato di Biondini fa da contraltare all'esuberanza di Bosso, che alterna fasi introspettive a picchi quasi stridenti.
L'introduzione del bis avviene sulle note di una Ninna Nanna dallo sviluppo libero con la quale, i due musicisti, prendono congedo dalla platea, non prima di aver offerto un ulteriore bis a firma Biondini (Amoroso).
Tratto jazzistico e umori mediterranei, un innesto ad alto tasso emozionale.

 


 

Leggi anche:

PROSSIMI APPUNTAMENTI:

  • Venerdì 13 aprile 2012– ore 21 Joe Bowie (trombone, voce, percussioni)Mauro Ottolini (trombone, sousaphone)

 

Luogo: Milestone, Piacenza

Data: 25 marzo 2012

Relatori:
Stefano Zenni, Riccardo Scivales (10:00/13:00)
Tom Perchard, Claudio Sessa (15:00/18:00)

Riccardo Zegna in concerto: “Monk-a-ning. Riccardo Zegna plays Monk” (18:30)

Inside Monk

Il Piacenza Jazz Fest, come ogni anno, organizza un meeting divulgativo all'interno della kermesse musicale, incentrato sulla figura di un artista fondamentale della storia del jazz.

Thelonious Monk - Piacenza jazz festivalQuesta edizione, ha acceso i riflettori del piccolo palco del Milestone sul mito di Thelonious Monk, il cui contributo stilistico e compositivo all'evoluzione del jazz ha influenzato molti autori e musicisti, in differenti contesti musicali e generazionali. Il convegno ha celebrato, nel trentennale della morte avvenuta il 17.02.1982, il lascito artistico del pianista americano tra intuizioni geniali e legami con la tradizione, con l'intervento di alcuni autorevoli esperti dell'universo monkiano, che ne hanno tratteggiato, da differenti angolazioni, il carattere innovativo.

Le relazioni, integrate da supporti audio/video, hanno permesso ai concetti espressi di prendere forma con esempi esplicativi, attraverso l'ascolto di brani, filmati di repertorio e analisi tecnico-stilistiche.

A Stefano Zenni, musicologo e presidente SidMA, il compito di aprire la giornata, con un intervento mirato a determinare l'influsso di Monk, come compositore oltreché improvvisatore, su musicisti di diversa estrazione e area strumentale, aiutato da alcuni schemi semplificativi; Zenni decodifica il linguaggio jazz per renderlo fruibile anche ai non addetti ai lavori, riuscendo, complice un eloquio fluido e sornione, a catturare l'attenzione del pubblico.

L'oratoria di Riccardo Scivales, musicista e insegnante, risulta a volte frastagliata, anche se la sua analisi riesce a cogliere nel segno, fotografando il legame tra Monk e la tradizione stilistica pre-Bebop (stride in primis), tramite l'ascolto di brani storici del repertorio e il confronto fra originale e rilettura monkiana.

Nel pomeriggio si alternano sul palco Tom Perchard, dell'University of London, residente a Parigi e autore della biografia di Lee Morgan per Odoya Editore, ed il noto giornalista e critico musicale Claudio Sessa, titolare tra l'altro del volume “Le età del Jazz, I Contemporanei” (Il Saggiatore); Perchard affronta la tematica monkiana da una prospettiva trasversale: le controverse osservazioni/riflessioni dei critici francesi dell'epoca sull'approccio anticonvenzionale del pianista del North Carolina, affiancate dall'esposizione di alcuni licks e figure musicali ricorrenti nel suo repertorio.

Sessa attualizza la figura di Monk con gli ascolti di jazz contemporaneo, anche di matrice europea, dove la ricerca e il rinnovamento elaborano una musica dai mille volti, che rigenera quella complessa invenzione creativa tipica dello spirito monkiano, mantenendo vivo il vincolo col passato.

L'immagine di Monk che traspare dal convegno è quella di un musicista eclettico, sovversivo, un modernista radicato nella tradizione e per certi versi metodico, con una feconda eredità in continua riscoperta.

A conclusione della maratona un concerto di Riccardo Zegna in piano solo, nel quale il musicista piemontese presenta l'ultimo album “Monk-a-ning. Riccardo Zegna plays Monk” (Incipit Records, distribuzione Egea) pubblicato nel 2011. Il pianista rilegge alcune composizioni note e meno note dell'artista americano tra cui, Bright Mississippi, 52nd Street Theme, Straight No Chaser, Skippy, Let's Cool One, Children's Song, con l'innesto di un'equilibrata discrezione, che lo contraddistingue, nelle angolari costruzioni monkiane.

 


 

Piacenza Jazz Fest
Nona   Edizione
26 febbraio – 31marzo 2012

Romantiche sperimentazioni

Tavolazzi e Saggese a Dialoghi: jazz per due di Pavia

Luogo:  Santa Maria Gualtieri
Data: 19 marzo 2012

Secondo appuntamento della manifestazione pavese e ritorno al palcoscenico della sua sede storica.

La dimensione raccolta dei suggestivi interni di Santa Maria Gualtieri, risultano essere la cornice ideale per accogliere il tono colloquiale dell'esibizione di Ares Tavolazzi e Christian Saggese. Il duo regala una performance raffinata e quasi “cameristica”, che non manca di elargire emozioni sul filo di una proficua interazione.

La figura di Tavolazzi non necessita di presentazioni, rappresenta un trait d'union tra vari universi musicali, passando dal rock (e non solo) sperimentale degli esordi con gli Area, alle collaborazioni successive con jazzisti internazionali, dalla sfera cantautoriale a musiche per rappresentazioni teatrali (Fondazione Teatro di Pontedera).

Di estrazione classica, Saggese è chitarrista dal tocco equilibrato e aperto a influenze extracolte, vincitore di premi internazionali (Andres Segovia di Almunecar), vanta collaborazioni illustri anche in ambito rock (Tony Levin, Adrian Belew, Mick Karn, Trey Gunn).

L'approccio “anarchico” dell'artista ferrarese al contrabbasso, produce una gamma espressiva policroma, ricca di dettagli ritmico-percussivi e melodico-armonici, che interagiscono con gli arpeggi e gli sviluppi del chitarrista in elaborazioni ricercate ma mai auto-celebrative, esibendo un repertorio che spazia in molteplici direzioni. La scaletta del concerto incorpora rielaborazioni di brani degli Area, tra cui Luglio, Agosto, Settembre (nero), che apriva il fondamentale Arbeit Macht Frei, composizioni di Tavolazzi scritte per l'opera teatrale Amleto (Silence in the heaven, Danza I), contenute nell'album Godot e altre storie di teatro (Dodicilune, 2008), dove lo stesso Saggese appare come ospite in alcune tracce.

Quasi un divertissement la versione per contrabbasso solo di Norwegian Wood dei Beatles, a cui fa eco l'esecuzione in solitaria del chitarrista con Memoria e Fado di Egberto Gismonti e la Sonata op.47 di Alberto Ginastera.

Una musica contraddistinta da una lieve sfumatura jazz, increspata da influssi classici e sapori mediterranei nel segno di una sperimentazione romantica.

 


 

Leggi anche:

PROSSIMI APPUNTAMENTI:

  • Martedì 3 aprile 2012– ore 21  Fabrizio Bosso (tromba)Luciano Biondini (fisarmonica) 
  • Venerdì 13 aprile 2012– ore 21 Joe Bowie (trombone, voce, percussioni)Mauro Ottolini (trombone, sousaphone)

 

Romantiche sperimentazioni

Giochi senza frontiere

Fresu - Sosa

Luogo: Teatro Fraschini, Pavia

Data: 12 marzo 2012
Voto: 8,5

 

Atmosfere evocative, trance elettronica e pulsazioni afrocubane in un rito sciamanico dall'espressività moderna, aperta alle contaminazioni e alla rilettura della tradizione. La coppia Fresu-Sosaoltrepassa i confini imposti da un mercato sempre più omologato, in una emozionale esplorazione creativa, sfruttando la tecnologia presente in entrambi i set-up dei musicisti.

Il repertorio proviene dal nuovo disco Alma, inciso dal duo per la neonata etichetta di Paolo Fresu (Tùk Music) dove, al trombettista sardo e al pianista cubano, si aggiunge in alcune tracce il violoncello del brasiliano Jaques Morelenbaum.

La musica riflette il carattere cosmopolita dei due artisti: l'anima jazz, propulsione primaria delle composizioni, si colora di influenze mediterranee, caraibiche e africane condite da un sapiente dosaggio dell'elettronica. I campionamenti ritmici e vocali si integrano ai suoni del piano elettrico, agli effetti ricercati applicati alla tromba e al flicorno affiancati dalle linee di pianoforte, regalando brani come l'ipnotica No Trance o S'Inguldu in apertura, che dal vivo perde la connotazione fusion. La title track del disco, dall'armonia impalpabile, muta lentamente in leggeri afflati afrocubani, mentre “Angustia” è un veicolo ritmico per le evoluzioni virtuosistiche del duo.

In scaletta anche l'unico brano non originale dell'incisione, la cover “Under African Skies” di Paul Simon, tratto dal pluripremiato Graceland.

Un combo coeso dalle dinamiche variabili, aperto all'improvvisazione estemporanea, in cui l'estro giocoso di Sosa è complementare alla vena istrionica di Fresu.

Il concerto, gratificato dai lunghi applausi del pubblico, è l'ultimo di una serie di date europee per presentare l'album; nel doppio bis un sentito omaggio a Lucio Dalla con la rilettura di Caruso, arricchito da una coda improvvisata, che Fresu presenta come uno dei brani che meglio ci rappresenta all'estero.


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