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Giovedì Marzo 26, 2026
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«Non ho più niente da dire»

Billy Joes - Un ventennio di silenzioSe qualcuno rivolgesse a Billy Joel la seguente domanda: «Mr. Joel, abbiamo notato che lei non incide più un album di inediti da quasi un ventennio, potrebbe significarcene la ragione?», il pianista e cantante newyorchese si liscerebbe il pizzetto osservando di sbieco l’incauto intervistatore e replicherebbe asciutto: «Non ho più niente da dire».

L’ ultimo prodotto da studio del ragazzo di Piano Man, fresco dei suoi 63 anni compiuti proprio oggi, risale infatti al 1993, il serioso River of Dreams, trainato da brani di successo come la title track o All about soul. L’artista aveva dichiarato, dopo la pubblicazione, che sarebbe stata la sua ultima fatica, almeno in ambito pop-rock. Nessuno gli credette. Ed agli scettici non era facile dar torto.

La storia della musica rifulge di lacrimevoli, commosse dichiarazioni di addio, di “final farewell tour”, di basta non ce la faccio più, puntualmente sbugiardate dagli sviluppi successivi. E’ storia di pochi mesi fa la dichiarazione in tal senso di Ivano Fossati, che ora attende d’essere confermata dal tempo.

Occorre specificare che quello di Joel non è stato un ritiro completo, in ambito musicale. Negli ultimi vent'anni ha svolto un’estensiva attività concertistica, corredata da qualche album dal vivo, tra i quali spicca il celebre: 2000 Years – The millennium concert live, ed inevitabilmente disseminata dai pestiferi Best of che ammorbano di deja-vu i repertori delle star, ma in genere qui sono le case discografiche che raschiano senza troppi scrupoli il fondo del barile. Joel s’è permesso persino una sinora isolata digressione in campo classico, con la pubblicazione datata 2001 di Fantasies and delusions, oltretutto molto apprezzata dalla critica.

Questo è, viceversa, discorso di contenuti, di ricerca. Si parla di un professionista, reduce da lunghi anni di successo e riconoscimenti, il quale, alla soglia dei quarantacinque anni, un età ridicolmente giovane per la carriera musicale, comprende d’essere giunto alla fine di un certo percorso, e piuttosto di ripubblicare sempre lo stesso prodotto con titoli differenti, ha l’onestà intellettuale di dire basta agli inediti. I più replicheranno che per una star ricca ed affermata non è poi una tragedia rinunciare agli introiti dei dischi e “limitarsi” a portare in giro il proprio repertorio. Ma per una star ricca ed affermata, a meno che con gli anni non sia diventato un cinico mercenario, non dev’essere semplice ammettere, e soprattutto rendere pubblico, il fatto di non sentire più nulla che valga la pena esprimere a livello artistico, al di là della minestre riscaldate di stili, suoni, messaggi infinitamente uguali a se stessi coi quali riempire dischi nuovi soltanto nominalmente. Ci vuole coraggio e coerenza, la reputazione si salva anche (soprattutto) così.

Buon compleanno allora, Mr. Joel, e perdoni la domanda imprudente. La festeggeremo ascoltando un pò del suo pop rock migliore, dopotutto in vent'anni di catalogo "essenziale" c'è solo l'imbarazzo della scelta. Consiglio dello chef: An innocent man, anno 1983, magari partendo dal gioioso canto a cappella di The longest time. Un compleanno in fondo dev'essere una cosa allegra.

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