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Mercoledì, 20 Giugno 2012 11:25

Macca turns seventy

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Paul McCartneyChissà se Paul Mc Cartney, uno degli invitati eccellenti ai festeggiamenti per il 60esimo di regno della regina Elisabetta, ha pensato almeno per un momento all’anniversario che, meno di due settimane dopo, avrebbe visto lui protagonista. Perché lunedì 18 giugno, oltre a dover pagare (grazie Monti!) l’ennesima tassa iniqua cui il Bel Martoriato Paese è soggetto, il fan medio italiano avrà rivolto un certo un pensiero al Macca nostro che, come direbbero oltremanica, turns seventy.

Settant’anni da mito vissuti neanche troppo pericolosamente, a parte qualche trascurabile vicissitudine giudiziaria, come quella derivante dallo scherzetto che l’amico Lennon (più sua moglie che lui) gli giocò nel gennaio 1980, avvisando le autorità giapponesi che l’ex bassista dei Beatles stava entrando in suolo nipponico con dell’erba in valigia (per la cronaca, scherzo pesantino: una settimana di galera, e non esattamente in una suite).

A proposito di Beatles, sembra fatto apposta, ma tra pochi mesi (5 ottobre) saranno cinquant’anni dalla pubblicazione del primo 45 giri: Love me do/P.S. I love you. La brevità della carriera dei Beatles, come ogni altra cosa riguardante il complesso, è stata fatta oggetto di studi e pubblicazioni d’ogni genere, ed uno dei peggiori e più difficilmente estirpabili luoghi comuni sulla band è che la sua fine sia stata decisa da Paul. Non è così, e ve lo dice un lennoniano de féro.

Sul finire del 1968, John si sente già un ex, abbagliato com’era dalla figura di Yoko Ono, le cui colpe nello scioglimento del complesso sono assolutamente consistenti, la quale in un colpo solo aveva sostituito Cyhntia Powell e i Beatles, diventandone moglie, partner artistico, forse persino personificando la figura della madre che John aveva traumaticamente perso due volte, anche se qui si esce un po’ dal seminato. Era stato Paul ad assumere allora la direzione artistica del gruppo, spingendolo (in armonia con George Martin) ad affrontare il progetto Get Back, quelle famose session dal vivo senza sovra incisioni del gennaio ’69, per recuperare lo spirito dei tempi d’oro, cozzando però ben presto contro il disinteresse e l’anarchia generale. Nel corso dei mesi successivi, McCartney fece di tutto per tenere insieme il gruppo, anche tiranneggiando, certo, non era possibile lasciar naufragare così un'avventura irripetibile senza lottare. Ma i mulini a vento sono quello che sono. Quando, ai primi del 1970, ascoltò il vinile di Long and winding road e si rese conto dello scempio che Spector-il-pazzoide aveva fatto sulla sua musica, semplicemente capì che non era più cosa. Si prese poi lo sfizio di annunciare al mondo la fine della band, un atto forse subdolo ma figlio della frustrazione. Un altro luogo comune lungo come la fame è il fatto che le sue opere soliste siano delle schifezze. Certo, lo shock da scioglimento può portare a Wild Life, ma due anni dopo anche a Band on the Run. Gli album degli Wings, dileggiati all’uscita, hanno opportunatamente subito col tempo una revisione critica che ne ha riconosciuto il vero valore. E gli altri? Andatevi a riascoltare i dischi di McCartney degli ultimi cinque lustri, diciamo da Flowers in the dirt a Flaming Pie, da Driving Rain a Memory almost full, passando per Chaos and Creation in the Backyard, datato 2005, il capolavoro assoluto; commuovetevi per Friends to go o English Tea e liberatevi dal pregiudizio.

Settant’anni costantemente sotto i riflettori, più di Dylan, che li ha compiuti da un anno, o di Jagger, che li compirà l’anno prossimo. Anche per i quasi trent’anni di matrimonio con “The lovely” Linda Eastman, interrotti da un tumore e non da quelle separazioni milionarie tipiche delle unioni tra vip. Pratica solo rimandata al 2006, grazie alle nozze sbagliate con Heather Mills; ma Paul è, evidentemente uno che all’amore ci crede, così ci ha riprovato: il 9 ottobre (questa data mi ricorda qualcosa) 2011 ha sposato Nancy Stivell. E se ci crede lui, figuriamoci se non ci credono le mogli, che sposano una banca vivente.

Settant’anni, infine, in cui a parlare per lui è stata la musica. Se c’è qualcosa su cui non si potrà mai discutere, è l’abilità del musicista McCartney. E i suoi live restano degli happening in piena regola. Andatevi a rileggere la cronaca entusiasta del ns.collega Signorelli sul live di sette mesi fa a Milano. Happy birthday, allora, Sir Paul.

Letto 1667 volte Ultima modifica il Giovedì, 03 Gennaio 2013 13:30
Alfonso Gariboldi

Poesie, racconti, recensioni: la caleidoscopica  proposta di Alfonso Gariboldi per AMA music si traduce in una acuta retrospetiva che indaga vizi e virtù degli album che hanno fatto la storia della musica. Ogni sua recensione è arricchita da un collegamento storico, un aneddoto, una riflessione sagace che contribuisce a delineare lo stile irreprensibile e irriverente della rivista.

Per ulteriori informazioni circa l'attività letteraria di Alfonso rimandiamo al suo sito personale www.alfonsogariboldi.it

Sito web: www.alfonsogariboldi.it