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Cherry Bombwww.myspace.com/cherrybombsoundLuogo: Locanda, Pogliano Milanese (MI)
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Se li cercate sulla loro pagina facebook, l’ accoglienza è di quelle che non lasciano adito a dubbi. “Stanchi delle solite coverband? Sono arrivati i Cherry Bomb!”. Un motto coniato apposta, mi sono detto leggendo, per dei musicisti che sanno il fatto proprio. Così sono andato a vedermeli, venerdì 11/11/11 (basta commenti sulla data palindroma, pietà!!) al “Locanda” di Pogliano Milanese per rendermene conto da vicino. Ed ho assistito a un concerto raffinato e potente nello stesso tempo, grazie all‘equilibrio ottenuto dall’ incontro dell‘elegante vocalità della lead singer, Barbara, con l’energico apporto musicale del gruppo, che vede Claudia al basso, Diego alla chitarra, Simone alla batteria e Sergio alle tastiere. Nella loro nota di presentazione, i ragazzi avvisano: rivisitiamo il pop-rock al femminile in chiave attuale, e il loro concerto ne è un’eccellente dimostrazione. Si parte con tributi a Lady Gaga (Born this way, Edge of Glory e Poker Face) e la versione dei Cherry Bomb dà linfa vitale a brani (tranne forse Edge of Glory) in sé piuttosto poveri, impreziosendoli con arrangiamenti rock che fanno a pezzi le banalità da dancefloor degli originali. E la posta in gioco si alza presto. Dopo il primo dei due omaggi a Madonna, Material Girl, che tra i brani proposti è forse il più fedele all’originale, ecco la prima sorpresa. Ossia una versione gothic-metal di Enjoy the silence, davvero coinvolgente, forse sarebbe stato così che i Depeche Mode l’avrebbero incisa se avessero cominciato prima ad abbandonare un po’ i synth per le chitarre. Ma è un inciso estemporaneo.
Il viaggio nel gentil sesso in musica riprende subito con Kate Perry, le cui celeberrime Hot‘n‘cold e I kissed a girl vengono riproposte con la stessa veemente energia degli originali. E la melodia? Ci arriviamo, o meglio ci arrivano, subito dopo con First day of my life, la bellissima canzone di Melanie C, l’unica ragazza spice che abbia un briciolo (più d’un briciolo, in realtà) di talento e giustamente stia portando avanti una carriera artistica d‘un certo livello. A questo punto, a pubblico definitivamente conquistato, inizia la parte più gustosa dello show. L’ asticella della difficoltà per la vocalist s’alza d’un paio di spanne quando i Cherry affrontano materiale come My happy ending della Lavigne oppure Heavy cross degli “scandalosi” Gossip, durante la quale Barbara e Simone (drummer d’evidente estrazione hard’n’heavy malgrado maltratti una batteria elettronica) duellano ognuno con le proprie armi: acute contorsioni vocali e lancinanti stacchi di rullante & timpani. C’è spazio per un nuovo ossequio alla signora Ciccone, con una versione di Like a prayer e, nel momento più caldo della serata, ecco quel che non ti aspetti: il Queen-tribute. E non si tratta di materiale tra il più accessibile: con I want to break free, Don’t stop me now e Under pressure, ogni musicista ha il suo momento di gloria: prima Diego e la sua chitarra che sembrano Brian al Wembley, poi il pianoforte ispirato di Sergio e infine il basso di Claudia, che nell’esecuzione del mitico duetto Queen-Bowie fornisce anche una consistente prova da backing vocalist. Meritati, a questo punto gli applausi a scena aperta del pubblico, e la band torna a brevi incursioni dance con l’ ovattata Narcotic (Chi ricorda i Liquido? I tedesconi si sono appena sciolti, dopo dodici anni di carriera e cinque album) e nientemeno che The look, che oltre vent’anni fa diede il via alla stagione dei Roxette.
Poi una sorpresa: i cinque eseguono un brano delle Runaways, che dà il nome al gruppo.“Cherry Bomb è una bella prova corale, io ci ho visto echi del Bowie di Low, a qualcuno presso di me ha richiamato alla memoria le spregiudicatezze dei Sex Pistols. E’ utilizzato per la presentazione dei ragazzi, ognuno dei quali si prende la propria razione di consensi. Non ci resta che gustare l’accuratezza dell’esecuzione di Gold, omaggio agli spesso sottovalutati Spandau Ballet, ed assistere alla chiusura, con il vecchio cavallo di battaglia dei Blondie. Call me, affrontato con l’usuale vigore nonostante siano trascorse già due ore di concerto.
Chiusura poi, per modo di dire. Quarto d’ora di pausa, quattro chiacchiere e poi Claudia annuncia “qualche” bis. Saranno otto, alla fine, Queen compresi, altro che stanchezza. Una performance impegnativa e notevole, certamente ben riuscita per una band che tornerò a vedere più che volentieri…magari senza aspettare la prossima data palindroma!
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