La prova d’esordio dei Bliss colloca immediatamente la band capitanata dalla vocalist Rachel Morrison e dal bassista Paul Ralphes, autori dei brani, in una posizione temporalmente (siamo nel 1989) atipica rispetto alla maggioranza dei gruppi d’oltremanica.
Lontani dall’indie rock che attecchiva in quegli anni, lontanissimi dall’esagitato elettronismo che andava lasciando spazio alla techno, una specie di fosco, malinconico passaggio dal vespasiano alla latrina, i cinque ragazzi di Coventry se ne escono con un disco che val almeno la pena ascoltare, consistente in una mistura di rock, ryhthm’n’blues & gospel, perfettamente governato dalla poliedrica vocalità della signora Morrisson.
La band si gioca tutte le sue carte nel primo lato, che presenta una sequenza di pezzi davvero efficaci: ad aprire Loveprayer è l’hit-single I Hear You Call, ossia soul di ottima fattura, con un bridge e un refrain da brividi, che si bissa nella successiva How Does It Feel (The morning after), forse ancora più sofferta, cover azzeccatissima per proseguire il discorso melodico impostato dai cinque. Good Love chiude adeguatamente il cerchio, con una coda costruita apposta per i contorsionismi vocali di Miss Rachel. Il punto più alto di questa prima facciata è però costituito dal lamentevole incedere della desolata Your Love Meant Everything, guaito d’amore dispiegato su tristi tinte slow-jazz che espande ulteriormente l’universo stilistico dei nostri. A ruota giungono opportunamente le due più movimentate tracce della raccolta, Won’t Let Go e Lovin’Come My Way, piuttosto simili con quegli scambi veloci di accordi di quarta, e, particolarmente nel secondo, indicativi delle influenze black sulla musica della band.
Purtuttavia, una volta smesse le divise sgargianti da professionisti del gospel, non resta, sfortunatamente, molto altro da scoprire sino alla fine dell’opera.
Il lento di atmosfera di Light And Shade si dipana piuttosto monocorde, privo del guizzo illuminante che dia personalità al brano, risolvendosi in un nuovo, elegante esercizio virtuosistico per la Morrisson. La sinuosa May It Be On This Earth, guidata dal minimoog, non è che una versione rallentata di Lovin Come My Way. Appena meglio il grintoso r’n’b di All Across The World, che spiana la strada al mesto procedere di I Walk Alone, dignitosa ballata per piano che riscatta almeno in parte una side B a corto d’ inventiva e soluzioni originali. Per quanto riguarda i testi, tutti a cura della bionda vocalist, non si va oltre una rassicurante esiguità: amori miracolosi (I Hear You Call), traditi (The Morning After), bramati (Lovin’Come My Way), perduti (Your Love Meant Everything). Gamma completa, insomma, ma niente di più. (Il titolo dell’album anticipa già, peraltro, ciò che uno può aspettarsi dai testi).
Prendendo spunto anche da quest’ultima considerazione, ciò che manca in questo lavoro d’esordio del quintetto inglese è un pizzico di coraggio in più, una maggior esplorazione stilistica e tematica che meglio avrebbe esaltato le indubbie qualità dei nostri. Viceversa, dopo che queste ultime vengono per metà disco ben messe in evidenza, sono poi frustrate da una spiacevole reiterarsi di forme e espressioni. Peccato, pensa uno, perché la stoffa c’è, e non avremo mai la controprova di quello che i Bliss avrebbero potuto fare tramite un adeguato processo di maturazione in quanto, dopo un secondo album (A Change In The Weather) del 1991, il gruppo chiude i battenti, malgrado una velleitaria rentrèe datata 2009, a formazione largamente rivoluzionata, il che evidentemente è tutta un’altra storia.
La voce della Morrisson e le intuizioni musicali di Ralphes e soci avrebbero meritato un’altra carriera.