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Lunedì, 11 Febbraio 2013 13:52

Disintegration // Cure

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Disintegration // Cure Disintegration // Cure

Deluso dai critici, che non lo capivano. Preoccupato per l’incombere dei 30 anni, la “middle-age” della rock star di successo. Infestato dalla depressione, che combatteva a colpi di LSD, il signor Smith riesce a chiudere i pericolosi ’80 con un colpo di genio, ossia l’ottavo disco dei Cure, Disintegration.


Scaturito da momenti di profonda solitudine e riflessione, è questo un album la cui qualità dominante è una sorta di estasi rassegnata, di drammatica, tetra stagnazione che porta a risultati davvero brillanti. La maggioranza dei brani di Disintegration segue lo schema del tappeto di tastiere, che permea l’intero pezzo, sul quale s’insinua il riff di chitarra, quasi mai distorta, creando un ambiente incorporeo, etereo; malgrado la matrice comune, non sono poche le gemme che adornano i sentieri oscuri di quest’ opera. Pictures Of You è una canzone veramente tormentosa, che se possibile acquista maggior spessore emozionale proprio dalla freddezza dell’ambiente dark nel quale nasce e prende forma; il testo esprime autentica poesia di rimpianto per un’anima gentile e fragile che forse per sempre scivola via da noi, ed è un’immagine struggente quella di Smith fradicio di pioggia nel suo impermeabile nero pece che rimira sconsolato le fotografie di lei. (Tanto a lungo che gli sembravano reali). Homesick ribadisce e ribalta il concetto, stavolta è il protagonista ad andarsene, accompagnato dalle tinte barocche del piano ed accenni di violino.

Il pezzo più significativo della raccolta è la splendida Last dance, molto intensa, dove l’usuale pattern di tastiere è oppresso da graffianti sferzate di chitarra, mentre una strana melanconia pervade il nostro, alle prese con dolciastre riflessioni su crescita e maturazione, ed un’azzeccata chiosa in maggiore conclude i bridge ed il brano intero, instaurando un alone di mistero. Poi ti imbatti in Lovesong e ti chiedi dove sia il tranello. Come può esserci in tanta riflessiva mestizia una canzone d’amore? Invece è proprio così, anche se alla Smith, ovviamente: un riff avvolgente di organo sepolcrale che balla tra i due accordi in minore che dominano il pezzo, d’un lugubre da paura, poi hai voglia di dire che il testo ricopre fedelmente i canoni del sentimentalismo; se preferite, appassionatevi alla pennata di chitarra che attraversa e demarca Lullaby come un metronomo e seguite trepidanti le peripezie del giovane adagiato bocconi su un letto che viene attaccato da strani insetti giganti; non temete, si sveglierà dall’incubo la mattina dopo, salvo ripiombarci la notte successiva…unica occasione in cui il panico pare avere il sopravvento sulla pensierosa andatura del disco.

Un paio di potenti digressioni nel rock si materializza sotto forma del pompante basso di Fascination Street, metafora di confusione e consumismo, e nella terribile Disintegration, ove il protagonista si trova ad affrontare il pettine con tutti i nodi della sua disordinata esistenza, che lo porta davvero sul ciglio dello stato espresso nel titolo. Per poi ricadere nuovamente nel Sogno, cullato da spaziose tastiere, di Prayers For Rain e The Same Deep Water As You, ove prosegue il torpore incantato, il disperato anelare verso qualcuno che ponga fine alle ansie, che possa colmare i solchi neri della realtà.

Disintegration è davvero un album affascinante. Perché nell’opera troviamo momenti di totale, rapita apertura verso il mondo esterno, particolarmente nella solare opener Plainsong ed in Closedown: ariosi passaggi di quarta, piastrellati da armonie sognanti. Il primo brano esalta l’unione ideale tra due persone, un solo sorriso cambia umori ed impressioni di un’intera esistenza; il secondo registra l’urgenza di ritrovare questa perfezione perduta, esaltata dall’incedere arcaico dei tom. Ma tutto ciò convive perfettamente con le atmosfere gothic, che risultano prevalentemente rarefatte e meditative, piuttosto che angoscianti e minacciose.

Si chiude con la addolorata fisarmonica di Untitled, che accompagna l’eroe oltre il rimpianto di cose non dette e ricordi che sbiadiscono, in una disperazione addirittura mansueta. A sigillare un lavoro che ripropone la quintessenza di Smith e soci senza cadere nel ritrito e si mantiene fortunatamente lontano da certe inquietanti (quelle si…) cantilene pop che infestavano qua e là le prove Cure di qualche anno precedente.

Informazioni aggiuntive

  • Autore: Cure
  • Etichetta: Fiction Records
  • Anno di pubblicazione: 1989
  • Album: Disintegration
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Alfonso Gariboldi

Poesie, racconti, recensioni: la caleidoscopica  proposta di Alfonso Gariboldi per AMA music si traduce in una acuta retrospetiva che indaga vizi e virtù degli album che hanno fatto la storia della musica. Ogni sua recensione è arricchita da un collegamento storico, un aneddoto, una riflessione sagace che contribuisce a delineare lo stile irreprensibile e irriverente della rivista.

Per ulteriori informazioni circa l'attività letteraria di Alfonso rimandiamo al suo sito personale www.alfonsogariboldi.it

Sito web: www.alfonsogariboldi.it