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Mercoledì, 30 Gennaio 2013 17:02

Strangeways, Here We Come // The Smiths

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Strangeways, Here We Come // The Smiths Strangeways, Here We Come // The Smiths

Nell'agosto 1987 aveva fatto scalpore la dichiarazione pubblica di Johnny Marr, che affermಠche avrebbe presto lasciato gli Smiths. I crescenti contrasti tra il chitarrista e Morrissey erano giunti al punto di rottura, andando a sommarsi oltretutto con le tensioni derivanti dagli irrisolti problemi di droga di Rourke. Quando il 28 settembre esce il quarto album Strangeways Here We Come, il gruppo si era di fatto disintegrato.

A parziale, parzialissima consolazione il fatto che la band inglese chiude degnamente una carriera straordinaria, con un'opera possibilmente ancora più crudele nei contenuti e brillante nelle musiche. Latente è il rancore di Morrissey per l'occasione perduta ed irripetibile di perpetuare l'attività  artistica dei quattro ragazzi di Manchester. Ne è un esempio il secondo pezzo I Starter Something I Couldn't Finish, ove il cantante sbraita il proprio risentimento per una così eccitante avventura terminata male («Ho iniziato qualcosa che non posso proseguire») con accuse nemmeno velate al proprio entourage («Coinvolgendovi in qualcosa che evidentemente non volevate davvero») e rivestendo d'amarezza uno dei brani più duri e distorti dell'intero repertorio-Smiths. Ma non mancano le «picconate» socio-culturali che la band ha sempre amato riservare al bigotto establishment britannico: Death Of A Disco Dancer irride l'ipocrisia e l'omertà  della middle-class in un crescendo di tensione ed atmosfera guidato dal basso ipnotico di Rourke; nella splendida Paint A Vulgar Picture il mirino si sposta invece sulle case discografiche, sempre tese cinicamente a sfruttare la gallina dalle uova d'oro: tournèe sfiancanti, prodotti ripubblicati con nuove, sfavillanti copertine, raccolte a go-go. La star cade sbriciolata dalle tenaglie del sistema; un quadretto forse un po' di parte, ma coinvolgente nella sua spietatezza, che si snoda in un rock attraente caratterizzato da frequenti cambi di tono. Ma l'acredine del gruppo era comprensibile, ove si pensi che in cinque anni di attività  ben tre raccolte avevano inquinato la purezza del prodotto-Smiths. (Senza contare che nel 1988 verrà  pubblicato un live, Rank, ovviamente contro il parere dei ragazzi.).

Girlfriend in a Coma e Unhappy Birthday sono nuove cronache di profonde divisioni ornate da melodie accattivanti e leggermente sinistre, per non parlare della macabra Death At One's Elbow, nella quale riecheggiano perfino suoni rockabilly. Ma il punto più alto del disco si trova all'inizio del lato B. Last Night I Dreamt That Somebody Loved Me. Un'autoconfessione impietosa,la triste consapevolezza che trovare qualcuno che lo amasse davvero era per Morrissey «solo un altro falso allarme». Non c'è disperazione, solo compostezza e dignità  nel mesto incedere del pianoforte che sfocia su un refrain che non lascia adito a nessun tipo di misunderstanding. E c'è per fortuna ancora tempo per un momento di serenità , di consapevolezza, se vogliamo. «Non sarಠcon voi, questo è il mio tempo, devo essere libero», canta l'ormai ex-Smiths Morrissey in I Won't Share You, e stavolta la melodia è struggente, il cantato dolce e privo di rimpianti, Marr fornisce una chitarra discreta ed arricchisce l'outro con un poche struggenti note di un organino quanto mai opportuno.

Da questo momento, Joyce e Rourke vivacchieranno in una altalenante carriera da session men, Marr si camufferà  anonimamente in gruppi di non eccessivo talento (tranne i The the), Morrissey intraprenderà  una carriera solista continuativa ma con alterne fortune sia di critica che di pubblico.

Informazioni aggiuntive

  • Autore: The Smiths
  • Etichetta: Rough Trade Records
  • Anno di pubblicazione: 1987
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Alfonso Gariboldi

Poesie, racconti, recensioni: la caleidoscopica  proposta di Alfonso Gariboldi per AMA music si traduce in una acuta retrospetiva che indaga vizi e virtù degli album che hanno fatto la storia della musica. Ogni sua recensione è arricchita da un collegamento storico, un aneddoto, una riflessione sagace che contribuisce a delineare lo stile irreprensibile e irriverente della rivista.

Per ulteriori informazioni circa l'attività letteraria di Alfonso rimandiamo al suo sito personale www.alfonsogariboldi.it

Sito web: www.alfonsogariboldi.it