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Giovedì Dicembre 08, 2022
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Nella quarta edizione i Dieci Giorni Suonati approdano a Milano per dieci concerti che fra il 30 maggio e il 22 luglio accenderanno varie location cittadine.

 

Partenza il 30 Maggio con Joe Satriani (al Live di Trezzo) si prosegue con Motorhead e Deep Purple (Ippodromo del Galoppo City Sound), Black Crowes  (Alcatraz), Van Der Graaf Generator (Villa Clerici), Xavier Rudd (Magnolia), George Thorogood e Gov’t Mule (OCA), Jonathan Wilson (Carroponte) e Brian May (Auditorium Verdi Milano)

 

Dieci Giorni Suonati, la rassegna estiva organizzata per il quarto anno consecutivo da Barley Arts, nell’estate 2013 cambia sede ma non sostanza: non più al Castello Sforzesco di Vigevano, la bellissima cornice che ne ha ospitato le prime tre edizioni, ma distribuita su varie location a Milano e dintorni, sempre e comunque fondata sull’idea di offrire una proposta musicale varia, non banale e di grande livello internazionale.

 


I sei concerti già annunciati si terranno, nelle stesse date, rispettivamente all’Ippodromo del Galoppo di Milano i Motorhead (25 Giugno) e Deep Purple (21 Luglio), all’Alcatraz i Black Crowes (3 Luglio) con un concerto che la band ha preannunciato superiore alle 2 ore, all’OCA di Via Tortona George Thorogood (9 Luglio) e Gov’t Mule (10 Luglio) e all’Auditorium Verdi Brian May & Kerry Ellis (17 Luglio). Vanno a completare il programma di Dieci Giorni Suonati altri 4 concerti già previsti in varie venue cittadine: il primo, che aprirà anche ufficialmente la rassegna è quello di Joe Satriani, il 30 Maggio al Live di Trezzo, poi Xavier Rudd al Magnolia (27 Giugno), Van Der Graaf Generator (3 Luglio) a Villa Clerici e infine Jonathan Wilson (22 Luglio) al Carroponte di Sesto San Giovanni.

 

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Respect Tradition

ERIC SARDINAS & BIG MOTOR

www.ericsardinas.com/

Luogo: Live Music Club, Trezzo sull'Adda (BG)
Data: 13 ottobre 2011
Evento: Tour 2011
Voto: 7


Egocentrico, esuberante, per alcuni eccessivo, Eric Sardinas fa parte di quella categoria di musicisti che una volta venivano definiti “animali da palcoscenico”.

Selvaggio, indemoniato, sudato nei pantaloni a zampa neri e attillati, con il cappello da cowboy calato sugli occhi, gli anelli in bella vista, lo slide al mignolo sinistro e l’inseparabile chitarra resofonica elettrificata a tracolla, Sardinas irrompe sul palco, da solo, passando sotto il telo nero ancora mezzo abbassato, parla al pubblico, si dimena battendo il tempo con i suoi stivali a punta sulle assi rimbombanti e non lesina pose plastiche e assoli funambolici di fronte agli obbiettivi della macchine fotografiche.

Questa, però, non è altro che la cornice. Nell’esibizione di Eric Sardinas e dei Big Motor c’è anche tanta, tantissima sostanza: c’è il blues, quello sporco e genuino del Delta del Mississippi, c’è il rock’n’roll scatenato degli anni ‘50 e ‘60, c’è l’influenza del gospel e dei grandi chitarristi degli anni ‘70, su tutti Jimi Hendrix. Con grandissima abilità tecnica e uno stile chitarristico innovativo, Sardinas trae spunto dalla tradizionale musica nera americana per creare una miscela unica, indefinibile ed esplosiva.

La scaletta proposta questa sera ripercorre, in un’ora e mezza abbondante, il percorso musicale intrapreso più di dieci anni fa dal chitarrista-cantante originario della Florida e spazia dal southern rock di Road To Ruin al rock’n’roll di Full Tilt Mama, tratte dal nuovissimo album Sticks and Stones, dal blues di Down to Whiskey alla strumentale Texola, tratte da Devil’s Train, fino all’attesissima I Can’t Be Satisfied.

La formazione di tre soli componenti è perfetta: mentre Sardinas lascia correre le sue mani lungo il manico della chitarra con una rapidità e naturalezza disarmanti, alle sue spalle il Big Motor composto da Chris Frazier alla batteria e da “big man Levell Price al basso supporta la veemenza del frontman con ritmiche scarne, precise e possenti.

Prima dei consueti bis c’è spazio per due pezzi acustici, due ciliegine sulla torta che vedono protagonisti, sotto le luci soffuse e nel silenzio generale, il solo Sardinas e la sua chitarra. I suoni ruvidi e la straordinaria intensità emotiva delle interpretazioni di un classico del repertorio delta-blues di Robert Johnson e della sua 8 Goin’ South ci portano, per qualche breve istante, in un luogo e in un tempo lontani e a noi sconosciuti.

Il concerto si conclude con l’inchino dei tre musicisti a raccogliere i meritati applausi. Il pubblico, benché non numerosissimo, risponde con grande calore e credo che tutti, anche i più scettici e i puristi, siano usciti con la convinzione che Eric Sardinas sia, prima che un animale da palcoscenico, un vero bluesman, uno che ha fatto del motto “Respect tradition!” il proprio credo.

Pubblicato in Rock

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