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Mercoledì, 21 Dicembre 2011 11:27

Storia di musica n. 4 - Nino D'Angelo

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Nino D'Angelo - Storia di musica n. 3Che suo figlio Gaetano potesse diventare, un giorno, Nino D'Angelo non era negli estri profetici di Totonno 'o Baffotto, calzolaio per servirla. In San Pietro a Patierno l'orizzonte era quello stretto dei bassi, consentiva sogni avari: una stradina, 'O Pizzo Casale, dove il cielo di Napoli s'affacciava parco e le botteghe degli scarpari s'inseguivano a contatto di gomito. Poi l'aeroporto e, di là, il prato dove gli studenti, fuggiti da scuola, consumavano amori da tirocinanti. Qui abitavano i D'Angelo: Gennaro 'o Pazzo, il nonno, e Maria sua sposa, spazzina al Maschio Angioino. Eppoi Totonno con la moglie, Emilia 'a Casoria, e i sei figli badati da zia Marialuce, detta 'a mugliera d''o preveto per un antico amore con un seminarista. Nino è uno scugnizzo industrioso, discolo al giusto grado e col buonsenso degli umili, alias della sua gente. La statura non proprio imponente gli attira il soprannome di Semmenziella, poi di Miezumetro, quando, a quattro anni, comincia a cantare a 'o conciertino dell'Addolorata, poi nei ristoranti e ai matrimoni, e diventa «chillo cantante sicco sicco cu'o vestito verde", unico abito buono di cui i fratelli dispongano, scambiandoselo secondo urgenze. È il nonno a insegnargli l'arte aspra del sopravvivere: Gennaro ha la sagacia dei naviganti, uscito da un ictus chiede la pensione d'invalidità, gliela negano, lui si finge pazzo e va in manicomio. Ama il Napoli, Gimondi e i comunisti, che sono «quelli che si sentono uguali a noi», spiega. Tra i nipoti predilige Giuseppe 'o Muorto, che di tutti è il più smunto. Ogni tanto gli allunga un centolire, che non si sappia: ma agli altri lo sanno, e 'o Muorto finisce, ogni volta, derubato. I fratelli, del resto, si rubano a vicenda i cerchioni dell'auto, poi li rendono previo compenso perché l'arte del sopravvivere, nei bassi, è anche questo.

È Gennaro 'o Pazzo a imparare a Nino le canzoni in voga a Piedigrotta, o tra i posteggiatori del lungomare. Quanto a Totonno, regala al figlio una fisarmonica, ma avverte: «Fatti un mestiere, di musica non si campa». E Nino, obbediente, accarezza un domani da calciatore. Gioca nella Sandrina, una squadra rionale, è scattante e veloce ma la stazza non è da campione. Non ha nemmeno un pallone con cui allenarsi: lo chiede alla Befana, ma la vecchietta, con gli anni, ha perso i riflessi, gli porta, ogni anno, una pistola giocattolo, e hai voglia a scriverle chiedendo un pallone, o una batteria, poi un'auto. Gli regalano, per consolarlo, una bici di nome Graziella, e pedalando scopre che di là da San Pietro a Patierno, fuor dal Quartiere d''e Scarpare, abita, inatteso, il mondo. Ben oltre «quel cielo periferico - scriverà nella sua autobiografia - dove gli aerei svegliavano i sogni delle persone che avevano visto la guerra». E ben oltre quel selciato lunatico, dove «l'emarginazione e la disoccupazione camminavano strette nei cappotti consumati di facce abituate al niente, in quella strada senza marciapiede dove l'odore del ragù domenicale arrivava fino agli altari delle messe».

A scuola Nino non brilla, l'insofferenza per i libri è una virtù di famiglia. Di francese impara soltanto pardon e je t'aime, in musica gli danno due, ma la maestra lo sente cantare e ne è incantata: «Così piccire', sei già meglio di Rondinella, guaglio'», sospira. E all'esame di francese - lui fa scena muta -, gli offre un appiglio insperato: «Cantami la Marsigliese», propone. Nino salta all'inpiedi sulla sedia, esegue ed è promosso. Di studiare, del resto, ha poche occasioni: uno zio apre un negozio di scarpe, di quelli dove i clienti pagano solo a Natale, quando arriva la tredicesima. Il negozio tiene aperto di notte, Semmenziella intrattiene gli acquirenti cantando, s'addormenta mentre quelli si provano le scarpe, nelle pause corre in una chiesa vicina, abbandonata, a fumare. Tra i commessi c'è Antonio, sposato, gran barzellettiere: un giorno lo trovano stecchito nell'auto, incolpano la camorra, poi scoprono, come in una sceneggiata, che a pagare i sicari è stata la moglie. E Nino impara che non c'è sceneggiata più talentosa, e più verace della vita.

E la vita, per come lavedelui, è a tempo di musica. Nel teatrino della parrocchia don Raffaello, 'o preveto, organizza serate canore, Nino partecipa con Voce 'e notte e da allora non c'è festa, o sponsale, o cresima dove non lo reclamino. Càpita un impresario e sentenzia: «Con quel fisico puoi cantare soltanto storie di guai». E lui, ligio, obbedisce: ai pranzi nuziali racconta di spose in lutto, mariti ammazzati, malemmi sciupafamiglie, vedi un via vai di mani che s'abbassano sotto i tavoli e gli scongiuri subissano gli applausi. Intanto 'o Semmenziella frequenta, con i risultati consueti, l'istituto tecnico. Ma dura poco: a Totonno, che adesso fa il barista al buffet della stazione, gli prende un infarto e il figlio lo sostituisce. Poi vende gelati sulle pensiline, all'in piedi sul carrettino intona uapparia, e i gelati vanno via più veloci dei treni. Passa Alberto Lupo, lo sente, gli regala ventimila lire, un cappotto e l'indirizzo d'un impresario. «Ti farà fare un disco - dice, con la sua voce impostata -, credo che farai strada». L'impresario vuole mezzo milione, Nino lo racimola da parenti ed amici, l'altro intasca, lo convoca per l'indomani ma muore nella notte. «Neanche 'a Maronna addulurata, ormai, può guarirmi dalla jella», si rassegna Nino. E dice addio al mezzo milione e alla musica. Fino a che, in un circolo di Casavatore, conosce tal Toni Coppola, detto Cuppulella, cantante. Che gli presenta don Vincenzo Gallo, fabbricante d'ombrelli e paroliere per sfizio. Si riparla di fare un disco: i soldi li presta una strozzina, don Vincenzo ci mette il testo, Nino la musica ed esce A storia mia. Nel testo un ragazzo scippa i passanti per curare la madre morente: «Storia vera - s'inventa Nino, facendo il giro dei negozi -, è capitata a un mio fratello, e con i soldi del disco spero di tirarlo fuor di galera». È il suo primo successo.

Ora 'o Semmenziella è quasi una star. Nelle radio spopola, il suo cachet sale, da diecimila che era, a trentamila lire, Annamaria, la figlia di Gallo, gli offre trepidando il suo cuore. Lei ha quindici anni e lavora in una fabbrica di jeans, un incendio incenerisce il laboratorio, muoiono in tre ma lei si salva. E diventa la signora d'Angelo. La luna di miele, a Roma, costa duecentomila lire e pone le premesse per la nascita del piccolo Toni. L'evento ispira a Nino 'A parturente, che scala le classifiche e lo scugnizzo di Pizzo Casale è subito un divo. Lo accolgono, al primo tour, alberghi a quattro stelle «e perfino il bagno in camera», rileva, stranito. E non solo: le ragazze gli strappano i vestiti di dosso, Mario Abate va in camerino e lo chiama collega, all'ingresso dei teatri la folla sventola le bandiere del Napoli.
Nascono, sul modello di Merola, le prime sceneggiate firmate da D'Angelo. Con personaggi fissi - isso, issa e 'o malamente - e titoli che cambiano. Ecco Monaca e mamma, poi 'A discoteca: un fratello vuole avvelenare il protagonista per soffiargli l'eredità, la platea s'immedesima: «Nino nun t''e piglià - urlano -, frateto te vo' accirere". E a Pino Prestieri, che interpreta il ruolo del cattivo, i baristi rifiutano il caffè. Convinto che porta bbuono, lo scugnizzo adotta i capelli a caschetto che hanno reso famose la Carrà e la Caselli, il regista Ninì Grassia lo ingaggia per un film con Regina Bianchi, Celebrità, Mario Merola lo vuole al suo fianco in Tradimento e in Giuramenti, e un nuovo film, 'Nu jeans e 'na maglietta, sancisce nel mondo la fresca popolarità. Ora anche i grandi s'inchinano all'astro nascente: Maradona lo vuole incontrare e nasce un'assidua amicizia, Miles Davis ascolta un suo brano, alla radio d'un taxi, e vorrebbe suonarlo. Ma Nino cade dalle nuvole:«È un po' che non leggo il Corriere dello Sport», si scusa, convinto che Davis sia un calciatore.

Nei suoi testi palpita una Napoli allegra e desolata, sconfitta e beffarda: quella di sempre. Lo applaudono in Germania e in Belgio, poi a New York, Chicago, Toronto. Solo il mondo della cultura, e le satrapie dello star system, lo snobbano: lo chiamano «l'intellettuale del trash», un cronista ciancia, nientemeno, di «fenomeno che bisogna reprimere». Nino debutta a Sanremo e l'accoglie il gelo, i ras della canzonetta non perdonano il piccolo parvenu che riempie le piazze. Quando qualcuno gli sbriciola a pistolettate i vetri di casa, lui si trasferisce a Roma. Muoiono i suoi genitori e la depressione lo inchioda per tre interminabili anni. Ma dentro quel corpo da scricciolo cova una volontà da titan: 'o Semmenziella si taglia il caschetto, legge Raffaele Viviani e ne trae uno straordinario spettacolo, ascolta Peter Gabriel e la sua musica si fa vibrazione del mondo: tepori mediterranei, ritmi e colori del Magreb, andamenti di danza rubati alla fuga dei secoli.

Lo scugnizzo che credeva Miles Davis un calciatore è ora un musicista completo. La metamorfosi lascia attoniti detrattori e fan. Una regista, Roberta Torre, chiede a Nino le musiche per Tano da morire, film sulla camorra in forma di musical. Lui va a lambire i ritmi scoscesi del Bronx, trasloca sotto il sole di Napoli l'urgenza nera del rap, e anche gli intellettuali devono far di cappello: Goffredo Fofi sdogana il nome di D'Angelo nei sinedrii della cultura ufficiale, il David, eppoi un Nastro d'argento premiano il Morricone dei bassi, l'ateneo di Salerno gli spalanca l'aula magna e Bassolino la ribalta gloriosa del Mercadante. Anche a San Pietro a Patierno il tempo ha arato e raccolto: i ciabattini d'allora sono diventati ricchi, i poveri sono sciamati nelle roulottes del post-terremoto. Lui ci torna, ogni tanto: si guarda attorno, cerca «la povertà di chi ha sempre aspettato domani per vivere meglio», e non la trova più.

Letto 11985 volte Ultima modifica il Giovedì, 03 Gennaio 2013 13:30
Cesare G. Romana

Cesare G. Romana Genovese doc, amico intimo di Fabrizio De André e suo compagno di strada, è il decano dei giornalisti musicali italiani. Critico de “Il Giornale”, è autore di un fortunato libro su Gino Paoli, e, per Arcana, di Quanta strada nei miei sandali. In viaggio con Paolo Conte e Smisurate preghiere. Sulla cattiva strada con De André.

Ciao Cesare, vogliamo ricordarti così