Generalmente non vado matto per le operazioni sfacciatamente commerciali e questo Guitar Heaven: The Greatest Guitar Classics of All Time ha tutta l’aria di esserlo.
Mettete insieme una leggenda vivente come Carlos Santana al suo diciottesimo album, un produttore come Clive Davis, vecchia volpe della Sony Music, una manciata di pietre miliari del rock contemporaneo coverizzate e giovani artisti emergenti della scena americana accanto a nomi noti a livello internazionale ma finiti un po’ nel dimenticatoio. Aggiungete poi un tour mondiale già in cantiere, che tra l’altro farà tappa anche in Italia il prossimo luglio, e la presenza, tra i credits, di alcuni individui usciti da popolari talent-show televisivi: il successo commerciale è servito!
D’altra parte, la tentazione di ascoltare gente come Chris Cornell alle prese coi Led Zeppelin, Scott Wieland coi Rolling Stones o lo stesso Santana eseguire i leggendari riff di Whole Lotta Love, Back in Black, Sunshine of Your Love o Smoke on the Water è fortissima.
Mi metto dunque all’ascolto e le sorprese certo non mancano. Innanzitutto Whole Lotta Love, l’opening track dell’album interpretata da Chris Cornell e pubblicata come singolo di lancio: una vera bomba. Poi Back in Black, rivisitata dal rapper Nas e sulla quale avevo alcuni pregiudizi sorti dopo aver appreso che questi è stato decretato, nientemeno che da MTV, il quinto miglior mc, ovvero “maestro di cerimonia” di tutti i tempi. Nonostante questa notizia e la presenza della sconosciuta vincitrice dell’edizione 2007 del contest “My Grammy Moment” Robyn Troup a far le veci Brian Johnson, questa Back in Black, grazie anche a un Santana molto rock, suona addirittura più esplosiva dell’originale. Infine, le altre due sorprese: While My Guitar Gently Weeps e Little Wing.
La prima è una tanto intensa quanto coraggiosa rivisitazione del capolavoro dei Beatles interpretata dalla voce suadente della cantante soul India-Arie, anch’essa semi sconosciuta dalle nostre parti, e impreziosita dai sofferti assoli di chitarra del buon Santana e dall’emozionate violoncello del cinese Yo-Yo Ma. La seconda è una cover, decisamente più canonica ma sempre di grande effetto, di un altro mostro sacro come Jimi Hendrix; qui a farla da padrona è la voce, sempre più roca, di un Joe Cocker rispolverato chissà da dove ma sempre – tranne nel finale troppo ostentato – da brividi.
Questi due pezzi, uno verso l’inizio e l’altro dopo la metà dell’album, hanno tra l’altro il pregio di spezzare il ritmo piuttosto sostenuto e un po’ monotono e concederci una boccata di ossigeno dal suono in alcuni casi ossessivo delle percussioni.
Non vanno a podio ma meritano una menzione particolare, a mio avviso, Riders on the Storm, non tanto per l’interpretazione di Chester Bennington dei Linkin Park, ma per la presenza dell’originale Ray Manzarek alle tastiere, Fortunate Son dei Creedence Clearwater Revival per la voce di Scott Stapp (ex Creed) e Ain’t Superstitious, storico blues di Howlin’ Wolf su cui Santana può dare sfogo all’improvvisazione.
Potrei anche continuare, citando tutti gli artisti che compaiono nelle quattordici tracce (12 più 2 bonus track nella Deluxe Edition), ma rischierei di togliere gran parte dell’interesse e del divertimento nell’esplorare questo Guitar Heaven. Un album, in definitiva, sicuramente di buon livello, certo non molto originale ma dagli altissimi contenuti tecnici e, nonostante questo, di facile e piacevole ascolto. Un album consigliato a tutti purché si stia al classico gioco di Santana, un gioco fatto di assoli incessanti e percussioni onnipresenti.