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Giovedì, 01 Settembre 2011 09:02

Diamanda Galas - La serpenta

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Diamanda Galas - La serpentaStudiava biochimica all’università, ambiente accademico che abbandonerà anzitempo per dedicarsi integralmente al pianoforte. Quindi la decisione di chiudersi in una scatola ed iniziare a cantare: possiamo pensare che questa sia l’origine, in bilico tra storia e fantasia, de "l'urlo del sangue", come la stessa Diamanda Galas ama definire quel tratto peculiare, agghiacciante e raccapricciante della sua musica.

O forse sarebbe meglio definirlo affascinante e misterioso, tanto da averla consegnata se non all’olimpo, quanto meno a qualche bolgia dell’universo cantautorale.

Deve essere stata particolarmente segnata dalla frase «Solo gli idioti o le donnacce – per usare un eufemismo - diventano cantanti» pronunciata dal di lei padre, trombonista e bassista che crebbe la piccola Diamanda nella rigida osservanza della dottrina greco-ortodossa. Sembra infatti che la promettente musicista si sia anche prostituita, per gioco o per sfida, o forse per scavare ancor più in quella “carne macellata” citata nel brano estremo che grida senza mezzi termini la sua reazione all’imposizione spirituale: «Sono l’Antichristo».

Il pezzo è ben lontano da quella che è stata la sua iniziazione alla performance live, avvenuta a 14 anni, quando la giovane pianista americana di origini greche suonò con l’Orchestra Sinfonica di San Diego (città che le diede i natali nel 1955) il Concerto per Piano n° 1 di Beethoven.

Nietzsche, Baudelaire, Pasolini, Poe e De Sade sono gli spiriti guida di Diamanda negli anni dell’adolescenza segnata dalle note di classica, jazz e blues e dalla frequentazione di jazzisti d’avanguardia come David Murray, Butch Morris e Mark Dresser. Di lì a poco la proposta di esibirsi, nemmeno a dirlo, in ospedali psichiatrici. Ma bisognerà attendere gli anni dell’università per la vera e propria rivelazione delle sue uniche e strabilianti capacità vocali.

Se il debutto ufficiale in veste di interprete risale al 1979, quello discografico è datato 1982 con The Litanies Of Satan, album talmente estremo da essere guardato con diffidenza persino dall’avanguardia. Condensato di canto ed elettronica è il tremendo capolavoro che nemmeno la stessa Serpenta riuscirà a replicare: voci sovraincise spaziano attraverso un numero non ben definito di ottave, suoni lacerati e laceranti, acuti sopranili e gargarismi gutturali, riti pagani ed evocazioni demoniache permeano i due brani che compongono l’album.

The Divine Punishment (1986) è una sorta di spartiacque tra la prima fase, quella della sperimentazione esasperata, ed una seconda via, più teatrale, più drammatica, che culmina nel succitato Sono L’Antichristo brano cantato in italiano che, lungi dal voler comunicare un messaggio di satanismo, critica la religione cristiana in quanto istituzione. Completano la seconda trilogia Saint Of The Pit e You Must Be Certain Of The Devil, opera che segna l’inizio di un periodo poco brillante per la Galas.

Non va meglio negli anni ’90 con End Of The Epidemic (1991) e The Singer (1992), tanto che del 1994 abbiamo un decisivo cambio di rotta con The Sporting Life, album marcatamente deviato verso il rock, nato dalla collaborazione con John Paul Jones. L’esperimento si rivela piuttosto felice, un po’ meno lo sembra, nell’immagine di copertina, l’espressione del fu bassista dei Led Zeppeli, mentre subisce la minaccia di un coltellaccio da cucina brandito dalla Galas.

La sua produzione più recente è caratterizzata da una sorta di ritorno alle origini che per un’artista dello stampo di Diamanda Galas, proiettata verso l’altrove, attraverso uno sguardo che si spinge sempre un po’ più in là del comune sentire, non può che segnare una regressione, l’inizio della fine. Nulla infatti hanno da dirci gli ultimi suoi album, composti da live cover blues, gospel e jazz, noiosi e stantii, tra cui spicca la ripresa di Lonely Woman di Ornette Coleman, da sempre dichiarato per il suo fraseggio la maggiore fonte di ispirazione della cantante. Niente a che vedere, tuttavia, con la potenza perforante e dilaniante della sua voce stridula e profonda, limpida e gracchiante, sensuale e fastidiosa, con i vocalizzi multipli e soprannaturali che hanno caratterizzato la sua produzione passata.

Non resta quindi che godere delle incisioni più datate, quelle in cui depravazione e spudoratezza affioravano con prepotenza dalla tecnica sopraffina di una musicista molto preparata, una vocalist dalla rare doti canore, ricercatrice estrema ed attenta studiosa. Come una sorta di Picasso del pentagramma la Galas ha preso il suo talento e l’ha torturato per ricavarne un’arte del tutto personale ed inimitabile, tracciando un solco nella storia della musica contemporanea che difficilmente potrà essere cancellato.

di Martina Bernareggi

Letto 6456 volte Ultima modifica il Giovedì, 03 Gennaio 2013 13:30
Martina Bernareggi

Durante gli anni dell'università inizia a lavorare presso una testata locale continuando l'attività giornalistica in ambito musicale e  sportivo come freelance.
Iscritta all'ordine dal 2007 crea il progetto AMA music per dar voce alle realtà locali o parlare dei grandi nomi con il gusto e l'approfondimento che difficilmente si trovano nel web.