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SENZA MUSICA LA VITA SAREBBE UN ERRORE Friedrich Nietzsche

Sabato Marzo 06, 2021
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In gara per il miglior album anche Baustelle, Niccolò Fabi, Alessandro Fiori e Alessio Lega.

E' stata selezionata la rosa dei finalisti alla 30esima edizione delle Targhe Tenco: in gara per il riconoscimento del Club Tenco all' Album dell'anno, riservato ai cantautori, sono Baustelle con Fantasma, Francesco De Gregori con Sulla strada, Niccolo' Fabi con Ecco, Alessandro Fiori con Questo dolce museo, Francesco Guccini con L'ultima Thule, Alessio Lega con Mala Testa.

La Targa per l'album in dialetto, sempre riservata a cantautori, vede invece come finalisti Cesare Basile con Cesare Basile, Canzoniere Grecanico-Salentino con Pizzica indiavolata, Collettivo Dedalus con Amma'šca', Giulia Daici con Tal cil des acuilis, Gatti Me'zzi con Vestiti leggeri, Tonino Zurlo con L'ulivo che canta.

Per la sezione Opera prima, cantautori, sono in lizza Appino con Il testamento, Emanuele Belloni con E sei arrivata tu, Cosmo con Disordine, Marrone Quando Fugge con 'Il pre-fagiolismo, Lorenzo Monguzzi con Portave'rta.

Fra gli interpreti di canzoni non proprie sono invece arrivati in finale Gerardo Balestrieri con Quiza's, Patrizia Cirulli con Qualcosa che vale, Mauro Ermanno Giovanardi & Sinfonico Honolulu con Maledetto colui che e' solo, Andrea Tarquini con Reds! Canzoni di Stefano Rosso, Zibba e Almalibre con E sottolineo se.

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Ivano fossati decadencingDomenica sera a Che tempo che fa Ivano Fossati dichiara al conterraneo Fazio (e all’Italia) che si ritirerà dal music biz; contestualmente annuncia l’uscita del suo libro Tutto questo fututo (autobiografico, non un’autobiografia, sia chiaro) e del suo ultimo album Decadancing, cui seguirà il tour promozionale.

Il giorno dopo incontra i giornalisti per presentare libro e disco, e l’attenzione è focalizzata sulla notizia del suo prossimo ritiro. Una scelta dettata da onestà intellettuale e lealtà verso il proprio pubblico quella di Fossati, che sostiene di non aver più nulla da dire né da aggiungere a quanto prodotto negli ultimi quarant’anni di onorata carriera. «Non è stato semplice» confessa il cantautore genovese. «Quando una persona dichiara una cosa del genere non può tornare indietro: l’avevo già preannunciato ai miei collaboratori, alle persone vicine, ma è stato solo quando l’ho reso pubblico che l’ho dichiarato veramente anche a me stesso». Impossibile, soprattutto per la stampa, evitare il rimando ad altre storie simili che negli ultimi tempi hanno riempito le colonne di magazine e riviste musicali; primo tra tutti il caso “Vasco”, che poco dopo il ritiro ufficiale dà alla luce il nuovo album. «E’ una scelta che merita rispetto, comunque la si metta - continua Fossati - un atto di coraggio che non ha nulla a che fare con fini promozionali»

«Bene, ora alla EMI si è liberato un posto», ironizza il giornalista Massimo Bernardini che conduce brillantemente l’incontro con i giornalisti; «largo ai giovani dunque» prosegue Fossati, che sembra avere particolarmente a cuore il destino dei nuovi talenti e dei musicisti meritevoli; «ma che posto? - penso io - e, soprattutto, che musicisti?».
Musicisti bravi, sia chiaro, ce ne sono fin troppi, ma le scelte discografiche non sono dalla loro parte e di conseguenza anche i potenziali talenti si trasformano in ... nulla.
Il sistema è cambiato, l’orecchio della gente disabituato all’ascolto, viziato da prodotti sempre più scadenti. D’altro canto quel posto simbolico lasciato libero da Fossati è troppo stretto per chiunque altro: banalmente si potrebbe affermare che il ricambio generazionale non c’è stato. Ma a quale ventenne oggi è data la possibilità di vivere in una sorta di “comune musicale” sotto l’ala protettrice di un discografico che ne incentiva l’espressione artistica? Fantascienza. Quando poi si tratta di mettere finalmente sotto contratto qualche giovane speranza della musica italiana, ecco che dal cilindro escono i Finley. Imbarazzante.

Così i ragazzi di oggi vanno ad ascoltare i concerti delle nuove leve: Guccini, De Gregori, Dalla, Conte riescono ancora ad esalare gli ultimi versi di una lingua morta.

Per Ivano Fossati è invece arrivato il momento di respirare un’aria nuova, approfondire temi e discipline che finora aveva trascurato per via della sua professione (per parafrasare lo stesso cantautore). La fine di una così lunga attività non può lasciare indifferenti, ma lo slancio verso la novità è sempre accompagnato da entusiamo, sufficiente a scalzare il velo di malinconia che potrebbe offuscare la scelta: il titolo del suo ultimo album, Decadancing, sintetizza splendidamente questo concetto, il decadere non sfocia nello sconforto: l’euforia di una danza è pronta a scalzarlo. Un messaggio pieno di speranza e positività, che viene sviluppato nell’album attraverso tante piccole storie a sè stanti, ma legate dallo stesso filo conduttore.

Per finire «Ci sono troppi professori e pochi musicisti. Le domande che mi vengono rivolte - afferma Fossati - sono sempre sui testi, mai sulla musica. Tutti si trasformano in psicologi e si chiedono “cosa avrà voluto dire?”» .
Forse è questo il punto: troppo presi dalla voglia compiaciuta di fare sfoggio della propria bravura si perde di vista lo scopo della musica, musica da ascoltare, divorare e digerire con la pancia. Un grazie riconoscente a Fossati ha voluto (e potuto) farlo.

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