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Giovedì Dicembre 08, 2022
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Categoria principale: concerti

 

JAZZASCONA

www.jazzascona.ch

Luogo: Stresa
Data: 20 giugno 2012

 

Molti ancora non sanno che il popolare festival Jazzascona (un tempo Ascona/New Orleans jazz festival), da almeno tre edizioni ha un prologo in Italia, in quel di Stresa, e – dalla scorsa edizione - un epilogo, sempre italiano, a Cannobio e ciò grazie alla collaborazione tra il direttore artistico Nicolas Gilliet e le rispettive amministrazioni comunali e la Provincia del VCO.

Quest’anno il festival ha per sottotitolo Sophisticated lady, nel segno di un festival al femminile, proponendo non solo donne cantanti, ma anche strumentiste.

Lasciata al suo destino, per motivi tattici, la “vecchia conoscenza” della Regeneration Brass Band di New Orleans, mi sono concentrato su tre (dei quattro) gruppi per me “nuovi”: la Regeneration, vista e sentita dal 2010 ed anche nel 2011 numerose volte in Ascona [come si fa a perdere una marchin’ band (gruppo di strumenti-ottoni e percussioni che suona e marcia per la strada), che tutti i giorni, più volte al giorno, è una colonna sonora ambulante per le strade ed i vicoli di Ascona, se si è “residenti” per la manifestazione?], pur validissima e molto divertente verrà di nuovo a sonorizzare le mie giornate asconesi. Questo sostanzialmente è quanto rilevo dalla mia serata di mercoledì 20 giugno a Stresa, appunto, per l’apertura del festival.

Partenza con un personaggio alla sua prima apparizione in Europa, fresca e carina, la pianista-cantante Champian Fulton, con un suo trio che vede Mathias Allamanne al contrabbasso e ospite speciale Fukushi Tainaka alla batteria. Secondo Gilliet questa giovane potrà essere una nuova Diana Krall....ma, molto più vicino a noi, in tema di pianiste/cantanti, io continuo ad amare quella Laura Fedele, che pure di festivals di Ascona ne ha fatti almeno due, e proprio qui a Stresa si era esibita con grande successo due anni orsono. La Krall lasciamola ai pivelli ed ai neofiti.

La Fulton dimostra una qual certa classe e su classici come Exactly like you, Pennies From Heaven - il primo brano che cantò in pubblico ancora bambina - o Lover Come Back To Me si muove a proprio agio: è una brava cantante, ma nel ruolo di pianista mi piace a tratti, ho apprezzato il suo solo in un brano di Cole Porter dal titolo It’s allright with me. Senza grande personalità, anche se funzionale all’organico ed ai brani, il bassista Allamanne, a differenza del batterista Tainaka, che ha carattere e si sente. Dato comunque il ruolo di apri-pista nella sua prima data italiana, il caldo umido e le zanzare che accorrono da ogni dove nella piazzetta, l’insieme è buono ed in sintesi la Fulton va tenuta d’occhio e d’orecchio…. sa regalare con facilità buone emozioni ed è una frontwoman spigliata e brillante.

Secondo gruppo della serata il quartetto (piano,sax tenore, basso e batteria) del contrabbassista/cantante Mark Brooks da New Orleans, alle prese con un repertorio variegato, ma di sicuro impatto e spessore musicale: a questo gruppo è toccato l’onere e l’onore di accompagnare le New Orleans ladies, cioè due cantanti donne, la stupenda e coinvolgente Anais St John (vedi foto) e la più matura, straordinaria Germaine Bazzle. La prima è davvero intrigante e come show-girl è scesa dal palco invitando la platea a partecipare attivamente allo spettacolo; la seconda ha dimostrato notevole espressività, arrivando a prodursi in un solo di voce ad imitazione di un trombone con sordina nella classica ellingtoniana Don’t get around much anymore.

Il quartetto ha fornito numerose prove di valore, su tutte una incendiaria versione del classico calypso St Thomas – pubblico entusiasta...

Infine quella che secondo me è stata la vera epifania della serata, il valore aggiunto ad un’apertura di festival comunque ricca di emozioni e qualità: The Australians. Costituita da elementi centrali della scena musicale australiana, ecco una swing band che ha davvero tutto per divertire un’ampia gamma di ascoltatori, dai vecchi jazzofili agli assoluti principianti; un settetto compatto e coeso, servito nelle presentazioni dallo humor del batterista Anthony Howe, con un trombonista/arrangiatore/cantante, Dan Barnett, e una figura di culto cioè il trombettista Bob Henderson, ma nessuno ha demeritato.

Prendono il palco e dopo le presentazioni di rito (rappresentante Città di Stresa e Gilliet) partono con una determinazione ed una solidità impressionanti; i brani si susseguono in un alveo stilistico di swing classico, frammisto ad episodi di jazz arcaico (Bill Russell rag, Riverboat shuffle, Shangai shuffle), tutti i membri del gruppo sono sempre sul pezzo e ci regalano gemme come una Mood Indigo vocale, dai fiati morbidissimi ed una rumba, Buena Vista, (sì, proprio da Buena Vista social club) il cui piano solo sostenuto da una lunghissima rullata di batteria crescente alla fine è da incorniciare...deliziosi, giù il cappello. Certe volte non è tanto importante COSA suonano, ma COME suonano ed in questo caso è stato così. Altre perle ci sarebbero da raccontare, come la Melancholy lullabie con chitarra in primo piano, ma voi segnatevi questo nome – The Australians – ed organizzatevi per raggiungere Ascona, - trovate tutte le info sul sito ufficiale www.jazzascona.ch - se il buongiorno si vede dal mattino, il divertimento e la qualità musicale sono assicurati.

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