Recensioni
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ReviewLa notizia del ritorno dei Van Halen prima maniera, e cioè con David Lee Roth dietro al microfono, era un po' come un'illusione di un’oasi in mezzo al deserto: a lungo sognata ma che non si realizzava mai. E invece eccomi qui a commentare il nuovo lavoro di una delle più influenti e importanti hard-rock band americane di tutti i tempi. E che ritorno, signori! Certo, le canzoni sono demo tape degli anni d’oro ma proprio per questo non si vedeva l’ora di risentire il tapping ultratecnico e gli assoli al fulmicotone di Eddie e risentire e rivedere l’istrionico Diamond Dave urlarci la sua passione per le belle ragazze. Chi ha sentito solo il nuovo singolo e brano di apertura, avrà una bella sorpresa : Tattoo è la canzone più debole del lotto, scelta sicuramente per il buon impatto commerciale ma rimane una canzoncina radiofonica senza verve anche se suonata e prodotta alla perfezione. Ma è con She’s The Woman che inizia lo show di uno dei più grandi artisti della sei corde, con la sua invenzione più nota: il tapping. Un brano hard rock come non se ne sentivano da anni (infatti è un demo del '77) e fughiamo subito i dubbi: è tornato alla grande anche Diamond Dave. La sua voce giocherellona da party anni ’80 è sempre la stessa. A questo punto, avviato il treno, non ci si ferma più e le canzoni ci travolgono come una sberla in faccia catapultandoci nell’assolata California degli anni ’80 assieme al gruppo che ne segnò più di ogni altro la storia. Degne di nota la stupenda e ultra veloce Chinatown, As Is, con Eddie Van Halen a dimostrare che anche nel 2012 ha pochi rivali e sicuramente non fra le nuove generazioni, e Outta Space (ma quanto ci mancava il vero hard rock americanissimo?!). Ma giungiamo spediti al capolavoro del disco, una canzone che più "Van Halen" non si può: Stay Frosty. Non si può smettere di ascoltarla. Inizia con un arpeggio degno di Ice Cream Man (capolavoro ormai sepolto dalla polvere) e la voce istrionica di Dave, ma poi esplode l’hard rock: trascinante, divertente, una nuova Jump (immagino solo il casino che creeerà dal vivo). Bbentornati! Menzione anche per l’ultima canzone, Beats Workin’, gemma di rock americano e cabaret targato Eddie-Dave: da ascoltare sopratutto per le nuove generazioni di pseudo-musicisti di cui è infarcito il mercato discografico: la classe non si costruisce a tavolino. Tutto perfetto direi anche la mossa di sostituire Anthony al basso col figlio di Eddie, Wolfgang. Un rischio altissimo preso dal buon Van Halen ma che stupisce per il suo valore: il ragazzo ha talento (eccome se ne ha), anzi forse si sposa meglio col sound del padre del suo predecessore. Recensire questo disco per chi come me è cresciuto ascoltando i vecchi lavori dei Van Halen era d’obbligo e la nostalgia per i tempi in cui la musica era fatta col cuore e col talento, è tanta. Un disco bello veloce melodico come non se fanno più oggi, una bella sberla in faccia a chi ritiene che certi musicisti debbano andarsene e lasciare spazio...ma a chi? (a chi avesse ancora dubbi sulla diatriba David Lee Roth o Sammy Hagar consiglio l’ascolto dell’ottimo Balance, ultimo lavoro con Sammy: la differenza è nella magia non nella qualità) |
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